Una mela al giorno leva di torno l’allergia al polline di betulla

Il progetto AppleCare ha sviluppato un’alternativa sana e veloce all’immunoterapia sintetica a lungo termine per curare l’allergia al polline di betulla. Medici e ricercatori dell’area transfrontaliera di Italia e Austria hanno collaborato per sviluppare una dieta mirata che consente ai soggetti allergici di curarsi a casa, semplicemente mangiando mele.

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The peel of different apple varieties was shock-frozen to test for the expression of allergen-related genes. ©Laimburg Research Centre/ Thomas Letschka (2019) The peel of different apple varieties was shock-frozen to test for the expression of allergen-related genes. ©Laimburg Research Centre/ Thomas Letschka (2019)

" I pazienti che si sono sottoposti a questo trattamento in uno studio preliminare non solo hanno potuto mangiare mele senza manifestare alcun sintomo, ma anche altra frutta, frutta secca e verdure che erano soliti evitare a causa degli effetti delle allergie crociate. "

Dr. Thomas Letschka, responsabile del settore Genomica applicata e Biologia molecolare e a capo del gruppo Genomica per il miglioramento genetico, Centro di Sperimentazione Laimburg

Diretto dal Centro di Sperimentazione Laimburg in Italia, il progetto ha individuato alcune varietà di mela che contengono specifici dosaggi di allergeni come base di una dieta che, nel tempo, potrebbe trattare e curare con successo l’allergia ai pollini.

Il progetto ha creato un database interregionale di pazienti allergici che non solo ha contribuito a reclutare volontari per i test clinici, ma servirà anche come base per nuovi progetti e attività collaborative. In questo modo, un progetto come AppleCare promuove direttamente la collaborazione transfrontaliera e l’innovazione.

La principale regione europea produttrice di mele

AppleCare ha iniziato la sua missione in Alto Adige, di gran lunga la più grande regione produttrice di mele d’Europa. Gli istituti di ricerca di Innsbruck, il Servizio sanitario e il Centro di Sperimentazione Laimburg di Bolzano hanno riunito le loro competenze in medicina, immunologia, biologia molecolare e chimica strutturale per individuare le varietà di mele più adatte ad una dieta ipoallergenica.

Il Centro di Sperimentazione Laimburg ha testato e analizzato la polpa, la buccia e il picciolo di oltre 30 varietà regionali di mele a livello molecolare e biochimico per determinare i loro livelli di allergeni. Diverse mele sono state testate su volontari allergici in studi clinici presso gli ospedali di Bolzano e Innsbruck.

Mela e polline di betulla

Analisi 3D ad alta risoluzione effettuate presso l’Università di Innsbruck hanno confermato che l’allergene della mela Mal d1 ha una composizione e una struttura simili a quella dell’allergene del polline di betulla Bet v1. Oltre il 70 % dei soggetti allergici al polline di betulla mostra reazioni simili quando mangia certi tipi di frutta, specialmente le mele.

In questi casi, il sistema immunitario umano confonde l’allergene della mela e quello del polline di betulla e causa le stesse violente reazioni al naso, alla bocca e alla gola - note come sindrome allergica orale.

I partner del progetto sono convinti che l’ipersensibilizzazione o l’immunoterapia potrebbero essere indotte dal consumo di alcuni tipi di mele.

Terapia della mela

Il trattamento che è stato successivamente sviluppato - noto come «terapia della mela» - prevede il consumo di alcune varietà di mele in una determinata quantità e sequenza, per uno specifico periodo di tempo. Inizialmente, i soggetti allergici mangiano per tre mesi una varietà ipoallergenica, come la Red Moon® o un’altra varietà a polpa rossa. Seguirà per tre mesi il consumo di una varietà con un potenziale allergenico medio, come la Pink Lady®. L’ultima fase prevede il consumo di un tipo altamente allergenico, come la Golden Delicious o la Gala, per almeno altri nove mesi.

I pazienti che si sono sottoposti a questo trattamento in uno studio preliminare non solo hanno potuto mangiare mele senza manifestare alcun sintomo, ma anche altra frutta, frutta secca e verdure che erano soliti evitare a causa degli effetti delle allergie crociate.

Ma soprattutto, in primavera i pazienti soffrivano di un numero significativamente inferiore di sintomi di raffreddore da fieno. Questi risultati dovranno ora essere confermati in uno studio clinico su larga scala.

Un’alternativa sana e più veloce

Fino a poco tempo fa, una delle terapie più efficaci per trattare l’allergia al polline di betulla richiedeva l’assunzione di composti sintetici per adattare il sistema immunitario umano. Sebbene sia abbastanza efficace, la terapia dura diversi anni e richiede frequenti visite in ospedale per le iniezioni; l’adesione alla terapia risulta così più difficile.

In Europa centrale, il 20 % della popolazione è affetto da allergia al polline di betulla. Durante la stagione della fioritura, il polline si disperde nell’aria provocando irritazioni agli occhi, al naso, alla bocca e alla gola. In Tirolo l’allergia è un problema in crescita, non solo a causa del polline di betulla, ma anche per la presenza di varietà di mele in ogni periodo dell’anno. Per questo motivo risulta la regione ideale per sviluppare e testare la nuova terapia.

Investimento totale e finanziamento dell’UE

L’investimento totale per il progetto «AppleCare - Curare l’allergia al polline di betulla mangiando mele» è pari a 799 905 EUR, con un contributo da parte del Fondo europeo di sviluppo regionale dell'UE di 617 972 EUR attraverso il programma operativo «Interreg Italia-Austria» per il periodo di programmazione 2014-2020. L’investimento rientra nella priorità «Ricerca e innovazione».

Data proposta

17/06/2020