Posizione attuale nel portale

Website content

L'accordo spiegato in dettaglio

L'UE sta negoziando un accordo con il Giappone.

Scopri tutto sull'argomento: il suo contenuto, il suo possibile impatto e le tappe verso un accordo definitivo.

Contesto

Indice

Impatto

Vantaggi
Timori

Processo

Perché l'UE sta negoziando un accordo commerciale con il Giappone?

Il Giappone è un mercato importante per le esportazioni dell'UE: attualmente, le imprese dell'UE esportano ogni anno verso il Giappone:

  • prodotti per 58 miliardi di euro
  • servizi per 28 miliardi di euro.

Dato che il Giappone è un paese ricco con 127 milioni di abitanti, le possibilità per le imprese dell'UE di esportare ancora di più in tale paese sono potenzialmente enormi.

Tuttavia, le imprese europee incontrano numerosi ostacoli agli scambi quando esportano verso il Giappone, ad esempio dazi elevati o procedure e norme commerciali diverse da quelle internazionali, il che rende difficile per loro competere.

Ogni miliardo di euro di esportazioni dell'UE equivale a 14 000 posti di lavoro in Europa. Quanto più l'Europa esporta, tanti più posti di lavoro è possibile creare o conservare.

Di conseguenza, l'UE sta negoziando un accordo commerciale con il Giappone per:

  • eliminare gli ostacoli agli scambi e rendere più facile per le imprese dell'UE vendere beni e servizi in Giappone
  • aiutare l'UE e il Giappone a delineare norme commerciali globali in linea con i nostri standard elevati e i nostri valori comuni di democrazia e Stato di diritto
  • inviare un segnale forte per sottolineare che due delle principali economie mondiali rifiutano il protezionismo.

Quanto è grande il mercato giapponese? Quanto commercia l'UE con il Giappone?

Il Giappone è la quarta economia mondiale. Con una popolazione di 127 milioni di abitanti, la sua economia supera di circa un terzo quella della Germania.

Il Giappone è il secondo maggior partner commerciale dell'UE in Asia dopo la Cina. Ogni anno, le imprese dell'UE esportano in Giappone beni per oltre 58 miliardi di euro e servizi per 28 miliardi di euro.

Tuttavia, nonostante sia il terzo maggior mercato al consumo del mondo, per l'Europa il Giappone è solo il settimo mercato di esportazione. Le imprese dell'UE potrebbero esportare di più verso il Giappone se fosse più facile farlo.

Circa il 10% degli scambi del Giappone avviene con l'UE, il che colloca l'Unione europea al terzo posto tra i suoi partner commerciali.

Che tipo di problemi affrontano le imprese dell'UE quando esportano in Giappone?

Le imprese europee hanno spesso difficoltà ad esportare verso il Giappone per le seguenti ragioni:

  • dazi elevati del Giappone su alcuni prodotti
  • costi di conformità con le norme e le regolamentazioni giapponesi quando esse differiscono dalle norme internazionali
  • ostacoli tecnici agli scambi, ad esempio:
    • dover richiedere autorizzazioni distinte per ciascuna varietà di agrumi esportata in Giappone
    • impossibilità per le imprese straniere di partecipare a gare d'appalto pubbliche in alcuni settori

Con questo accordo commerciale l'UE intende eliminare gli ostacoli superflui alle esportazioni, in modo che le imprese europee possano vendere più beni e servizi in Giappone.

Che cosa vogliono ottenere l'UE e il Giappone con questo accordo?

L'UE vuole che il Giappone elimini gli ostacoli superflui alle importazioni europee, in modo che le imprese dell'UE possano esportare di più.

Il principale interesse del Giappone è che l'UE abolisca le tariffe sulle importazioni di prodotti giapponesi, ad esempio le automobili e i pezzi di ricambio.

L'UE e il Giappone hanno entrambi intenzione di:

  • delineare norme commerciali globali in linea con i loro standard elevati e i loro valori comuni di democrazia e Stato di diritto
  • inviare un segnale forte per sottolineare che due delle principali economie mondiali rifiutano il protezionismo.

Riassumendo, quali saranno i principali elementi dell'accordo?

1. Eliminare le tariffe doganali

Le elevate tariffe doganali giapponesi rendono più cari i prodotti europei in Giappone. Il Giappone impone dazi elevati sulle importazioni di prodotti europei quali ad esempio:

  • vino
  • pasta
  • cioccolato
  • calzature e prodotti in cuoio.

L'UE vuole che il Giappone abolisca i dazi esistenti su un'ampia gamma di prodotti, in modo che:

  • i prodotti europei siano più competitivi in Giappone
  • per i produttori e gli esportatori europei sia più facile vendere i loro prodotti in Giappone.

Un accordo commerciale con il Giappone potrebbe migliorare notevolmente l'accesso delle esportazioni europee al mercato giapponese e l'importo dei dazi progressivamente aboliti potrebbe superare il miliardo di euro l'anno.

2. Eliminare altri ostacoli agli scambi

I principali ostacoli alla penetrazione sul mercato giapponese per le imprese dell'UE sono le norme e le regolamentazioni giapponesi che differiscono dalle norme e dalle prassi internazionali, e i conseguenti costi di conformità elevati che gravano sulle imprese dell'UE.

Alcune imprese segnalano che questi ostacoli rendono le esportazioni verso il Giappone più costose del 10-30%.

La maggior parte delle norme dell'UE si basano sulle norme internazionali, mentre quelle giapponesi spesso se ne discostano in maggiore o minore misura.

Ciò complica e rende più costose le attività degli esportatori dell'UE, costretti a predisporre linee di produzione separate per il mercato giapponese.

L'UE vorrebbe miglioramenti in oltre 70 settori nei quali gli ostacoli commerciali giapponesi rendono difficili le attività degli esportatori europei.

L'UE vorrebbe che il Giappone allineasse le proprie norme a quelle internazionali. In questo modo:

  • per le imprese dell'UE sarebbe più semplice esportare verso il Giappone
  • le norme internazionali ne uscirebbero rafforzate.

3. Mostrare al mondo che l'UE e il Giappone respingono il protezionismo

In un momento di crescenti pressioni protezionistiche, un accordo commerciale tra l'UE e il Giappone potrebbe lanciare un messaggio chiaro del fatto che due delle principali economie mondiali:

  • respingono il protezionismo
  • sono aperte alle imprese e agli scambi commerciali sulla base di norme eque e standard elevati.

Che cosa comporterà l'accordo per quanto riguarda gli scambi di prodotti?

L'UE chiede al Giappone di abolire i dazi all'importazione sui prodotti europei e di eliminare gli ostacoli alle esportazioni dell'UE, nonché alcune norme e regolamentazioni poco chiare.

Agevolare le esportazioni verso il Giappone dovrebbe comportare vantaggi per le imprese dell'UE che producono e commerciano:

  • prodotti agroalimentari
  • macchinari elettrici
  • prodotti farmaceutici
  • dispositivi medici (apparecchi a raggi x, pacemaker, ecc.)
  • veicoli a motore
  • mezzi di trasporto
  • tessile e abbigliamento
  • calzature e prodotti in cuoio
  • prodotti forestali.

Ogni miliardo di euro di esportazioni dell'UE rappresenta 14 000 posti di lavoro in Europa. Quanto più l'Europa esporta, tanti più posti di lavoro è possibile creare o conservare.

Che cosa comporterà l'accordo per quanto riguarda gli scambi di servizi?

L'accordo renderà più facile per le imprese dell'UE vendere beni e servizi in Giappone.

Si prevede che a trarne vantaggio saranno in particolare le imprese attive nei seguenti settori:

  • servizi alle imprese
  • servizi finanziari
  • telecomunicazioni
  • trasporti
  • distribuzione

L'accordo impedirà all'UE o al Giappone di operare discriminazioni nei confronti dei prestatori di servizi dell'altra parte.

L'accordo:

  • non impedirà all'UE o al Giappone di regolamentare il proprio mercato dei servizi in modo non discriminatorio
  • non avrà ripercussioni sui servizi pubblici, quali l'assistenza sanitaria o la pubblica istruzione.

Tanto che si applichi a prestatori di servizi nazionali o stranieri, l'accordo non modifica né incide sulle norme riguardanti:

  • sicurezza
  • salute
  • norme ambientali
  • qualifiche minime
  • diritti dei lavoratori
  • condizioni di lavoro

Quanta differenza farà l'accordo negli scambi commerciali tra l'UE e il Giappone?

  Secondo una valutazione d'impatto indipendente su un potenziale accordo commerciale con il Giappone, l'accordo potrebbe comportare un aumento della produzione dell'UE fino allo 0,76%.

La London School of Economics ha condotto una valutazione d'impatto per la sostenibilità di un eventuale accordo commerciale tra l'UE e il Giappone. Lo studio esamina i possibili effetti economici, sociali e ambientali dell'accordo, e suggerisce che le esportazioni dell'UE verso il Giappone potrebbero aumentare di oltre un terzo.

Attualmente, più di 600 000 posti di lavoro nell'UE sono collegati alle esportazioni verso il Giappone. Le società giapponesi danno lavoro a più di mezzo milione di persone e sono parte integrante dell'economia dell'UE. Agevolando gli scambi e gli investimenti con il Giappone, queste cifre potrebbero aumentare.

Quali settori trarranno maggiori vantaggi?

Nell'UE, si prevede che beneficerebbero dell'accordo in particolare i seguenti settori:

  • prodotti farmaceutici
  • dispositivi medici
  • agroalimentare
  • veicoli a motore
  • mezzi di trasporto

In che modo l’accordo agevolerà le piccole imprese e non solo quelle più grandi?

I piccoli esportatori risentono in misura sproporzionata anche degli ostacoli minori, poiché non dispongono del tempo e delle risorse necessari per farvi fronte. È per questo che l'UE intende dedicare loro un capitolo specifico nell'accordo.

L'UE auspica che l'accordo:

  • renda più facile per gli esportatori capire quali regole giapponesi si applicano ai loro prodotti
  • renda la normativa giapponese più trasparente
  • semplifichi le procedure doganali giapponesi

Questi miglioramenti saranno particolarmente utili per le piccole imprese.

Quali saranno i vantaggi per i consumatori europei?

L'accordo dovrebbe determinare una riduzione dei prezzi al dettaglio dei prodotti giapponesi.

Quali saranno i vantaggi dell'accordo per le comunità agricole dell'UE?

Le comunità agricole dell'UE trarranno vantaggio dall'accesso più agevole al mercato giapponese, e avranno maggiori possibilità di vendere i loro prodotti a 127 milioni di consumatori in Giappone.

I consumatori giapponesi apprezzano prodotti europei di alta qualità tra cui vini, formaggi, cioccolato, carni suine e pasta.

Tuttavia, il Giappone impone tariffe doganali elevate su questi e altri prodotti alimentari e bevande europei. Ad esempio:

  • 30-40% sul formaggio
  • 38,5% sulle carni bovine
  • 15% sui vini
  • fino al 24% sulle paste alimentari
  • fino al 30% sul cioccolato

L'UE chiede al Giappone di eliminare queste tariffe elevate e altri ostacoli agli scambi, tra cui alcune norme e regolamentazioni poco chiare, in modo che per i produttori europei sia più facile esportare i propri prodotti in Giappone.

In che modo l'accordo aiuterà i produttori del settore alimentare e delle bevande dell'UE a commercializzare i loro prodotti regionali distintivi (indicazioni geografiche)?

L'UE è uno dei principali produttori di prodotti alimentari e di bevande regionali, ad esempio il prosciutto di Parma, il formaggio parmigiano, il Prosecco o l'Irish Whiskey.

Questi prodotti beneficiano di uno status speciale denominato "Indicazione Geografica Protetta", che consente ai consumatori di sapere che si tratta del prodotto autentico, e ai produttori europei di applicare prezzi maggiori per la qualità dei loro prodotti.

L'UE chiede al Giappone di riconoscere 205 indicazioni geografiche europee, in modo che solo i prodotti contrassegnati da tale indicazione possano essere venduti in Giappone con la denominazione corrispondente.

Ciò renderebbe illegale vendere prodotti di imitazione, ad esempio un formaggio etichettato come Roquefort ma non prodotto nell'omonima zona.
Ciò consentirà di:

  • aiutare i produttori e gli esportatori europei
  • rassicurare i consumatori giapponesi sul fatto che stanno acquistando un prodotto europeo autentico.

In che modo l'accordo aprirà il mercato degli appalti pubblici in Giappone?

L'accordo renderà più facile per le imprese dell'UE partecipare a gare d'appalto pubbliche in Giappone.

In particolare, quello ferroviario è un settore lucrativo che il Giappone ha tenuto ben chiuso alla concorrenza straniera. Nel quadro dell'accordo commerciale, l'UE auspica che il Giappone apra questo settore in modo che i costruttori europei di treni possano competere in condizioni di parità.

In che modo l'accordo aiuterà le industrie creative, gli innovatori e gli artisti europei?

L'UE e il Giappone dispongono entrambi di solidi sistemi per proteggere e far rispettare i diritti di proprietà intellettuale, come ad esempio:

  • marchi commerciali
  • brevetti
  • disegni e modelli
  • segreti commerciali

L'UE auspica che l'accordo riconfermi entrambi i sistemi attualmente in vigore.

L'UE auspica inoltre che il Giappone rispetti le norme internazionali, in particolare in materia di protezione dei diritti d'autore.

In che modo l'accordo promuoverà maggiori investimenti tra l'UE e il Giappone?

L'accordo renderà più facile per le imprese europee e giapponesi investire sui mercati dell'altra Parte, per cui un maggior numero di imprese giapponesi potrebbe investire in Europa o iniziare a produrre nell'UE.

L'accordo prevede anche alcune disposizioni in materia di governo societario. L'obiettivo è quello di attrarre e promuovere gli investimenti aumentando la fiducia degli investitori e migliorando la competitività. Ciò consentirà agli investitori di approfittare al massimo delle opportunità create dall'accordo commerciale.

L'UE si è impegnata a integrare il suo nuovo approccio per la protezione degli investimenti e la risoluzione delle controversie - un sistema giurisdizionale per gli investimenti - in tutti i suoi nuovi accordi commerciali. Il sistema giurisdizionale per gli investimenti dovrebbe creare un contesto più prevedibile per gli investitori.

In che modo l'accordo tutelerà le norme europee, comprese quelle in materia di sicurezza alimentare?

Come tutti gli accordi commerciali dell'UE, neanche quello con il Giappone avrà alcun impatto sulle norme europee, nemmeno su quelle per i prodotti agricoli e alimentari.

Il Giappone dispone, proprio come l'UE, di rigorose norme sui prodotti, compresi quelli agricoli e alimentari. Di fatto, l'UE e il Giappone hanno le norme di protezione dei consumatori più esigenti al mondo. L'accordo le rafforzerà.

Grazie ai negoziati, l'UE e il Giappone stanno collaborando più da vicino in diversi organismi di normazione internazionali, in settori quali:

  • automobili
  • prodotti farmaceutici
  • etichettatura per la cura dei prodotti tessili

Poiché le norme dell'UE sono già in linea con quelle internazionali, ciò renderà più facile per le aziende dell'UE esportare in Giappone.

In che modo l'accordo tutelerà i diritti dei lavoratori nell'UE e in Giappone?

L'UE e il Giappone hanno una leggi rigorose a tutela dei diritti dei lavoratori, Hanno convenuto che l'accordo commerciale tra loro dovrà difendere i diritti esistenti e non ridurli né diluirli.

L'accordo vieta alle Parti di favorire indebitamente gli scambi commerciali e gli investimenti attraverso:

  • deroghe al diritto del lavoro
  • la mancata applicazione delle leggi in materia di lavoro

Ecco come possiamo contribuire a plasmare la globalizzazione.

Come inciderà l'accordo sui produttori di automobili dell'UE?

Il Giappone auspica che l'UE abolisca le tariffe sulle importazini di automobili e pezzi di ricambio giapponesi. Ciò renderebbe più economiche le importazioni di automobili e componenti giapponesi.

Di fatto, tuttavia, più di due terzi di tutti i veicoli di marche giapponesi venduti nell'UE sono fabbricati nell'UE. Altri 240 000 veicoli di marche giapponesi fabbricati nell'UE sono esportati verso paesi terzi.

I produttori di automobili giapponesi hanno 14 stabilimenti di produzione e 16 centri di ricerca e sviluppo sul territorio dell'UE. Secondo i loro dati, i produttori di autovetture giapponesi impiegano 34 000 persone nell'UE e altre 127 000 indirettamente.

L'abolizione delle tariffe potrebbe quindi rilanciare la produzione e l'occupazione negli stabilimenti automobilistici giapponesi con sede in Europa.

Nel 2014 l'UE ha venduto automobili in Giappone per un valore di 6 miliardi di euro, mentre il Giappone ha venduto automobili nell'UE per un valore di 4,7 miliardi di euro: un attivo commerciale di 1,3 miliardi di euro a favore dell'UE.

Alla vigilia dell'accordo commerciale tra l'UE e la Corea, alcuni temevano che esso avrebbe generato un'ondata di importazioni di automobili coreane in Europa. Di fatto, l'accordo di libero scambio UE-Corea ha fatto registrare un forte incremento delle esportazioni di automobili dall'UE verso la Corea e ha trasformato un disavanzo commerciale in un attivo.

Quale sarà l'impatto dell'accordo sull'ambiente?

La Commissione europea ha incaricato un contraente indipendente di effettuare una valutazione d'impatto per la sostenibilità (VIS) dell'accordo commerciale tra l'UE e il Giappone.

Lo studio, pubblicato nel 2016, passa in rassegna i possibili effetti economici, sociali e ambientali dell'accordo e conclude che l'accordo avrebbe i seguenti effetti:

  • un aumento degli scambi nel settore delle tecnologie verdi, compensando così eventuali effetti negativi sull'ambiente tra cui un aumento dei residui e dell'uso delle risorse
  • vantaggi per i settori a minore intensità energetica e di emissioni e uno slittamento della produzione verso settori più puliti, sia in Giappone che nell'UE
  • nessun aumento della domanda di energia
  • nessun aumento delle importazioni di risorse naturali

L'UE e il Giappone hanno entrambi leggi rigorose in materia di ambiente. Hanno convenuto che l'accordo commerciale tra loro dovrà difendere la normativa esistente e non ridurla né diluirla.

L'accordo vieta alle Parti di favorire indebitamente gli scambi commerciali e gli investimenti attraverso:

  • deroghe alla legislazione ambientale
  • la mancata applicazione della legislazione ambientale

In che modo l'Unione europea intende affrontare il problema della caccia alla balena in Giappone?

L'UE e i suoi Stati membri si impegnano per la conservazione e la protezione delle balene, e hanno ripetutamente espresso forti riserve circa la caccia alla balena per fini scientifici.

L'UE è un partecipante attivo della Commissione baleniera internazionale (il quadro più efficace per affrontare la questione della caccia alla balena in Giappone a livello internazionale), nel cui ambito collabora a stretto contatto con partner che condividono gli stessi principi.

Le balene godono di una protezione particolare ai sensi del diritto dell'UE, e l'UE attua in modo rigoroso il divieto di commercio di prodotti ricavati dalle balene, in linea con la convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES). L'accordo commerciale UE-Giappone non modificherà la nostra posizione.

L'UE intrattiene già colloqui periodici con il Giappone su questioni legate all'ambiente, compresa la caccia alle balene.

Nel quadro dei negoziati per l'accordo commerciale, stiamo discutendo con il Giappone un capitolo sullo sviluppo sostenibile, destinato a fornire un'ulteriore piattaforma per promuovere il dialogo e la collaborazione tra l'UE e il Giappone sulle questioni ambientali rilevanti nel contesto degli scambi commerciali.

L'accordo obbligherà i governi dell'UE a privatizzare aziende di proprietà statale o a smantellare monopoli di Stato?

No. L'accordo NON imporrà ai paesi dell'UE di:

  • privatizzare aziende di proprietà statale o monopoli di Stato esistenti
  • abolire diritti o privilegi di aziende di proprietà statale o di monopoli dello Stato
  • ridurre il livello dei servizi pubblici.

L'UE desidera che le imprese europee siano in grado di vendere prodotti o servizi a Japan Post, l'azienda di proprietà statale più grande al mondo, senza che siano oggetto di discriminazioni.

L'accordo contiene un riferimento al principio di precauzione?

No. Ma non è necessario, poiché il principio di precauzione è già sancito nei trattati dell'UE, e gli accordi commerciali dell'UE devono rispettare i trattati.

L'UE si assicura che tutti i suoi accordi commerciali:

  • rispettino pienamente il diritto di regolamentare sulla base del principio di precauzione
  • siano in linea con le attuali norme in materia di sicurezza alimentare e altri atti di "diritto derivato" che sanciscono il principio di precauzione.

Il capitolo sullo sviluppo sostenibile sarà vincolante?

La risposta è sì.

Il capitolo sul commercio e sullo sviluppo sostenibile riguarda aspetti quali:

  • diritti dei lavoratori
  • l'ambiente
  • i cambiamenti climatici

Gli impegni delineati in questo capitolo costituiranno un accordo applicabile tramite un meccanismo di composizione delle controversie che comprenderà:

  • la revisione esterna da parte di un gruppo indipendente di esperti
  • un ruolo per la società civile, che includa rappresentanti dei datori di lavoro e dei sindacati, in tutte le fasi
  • l'esperienza di organizzazioni internazionali come l'Organizzazione internazionale del lavoro

In che modo l'accordo si ripercuoterà sui servizi pubblici in Europa?

L'accordo non pregiudicherà i servizi pubblici.

Nessun accordo commerciale dell'UE costringe i governi a privatizzare o deregolamentare un servizio pubblico a livello nazionale o locale. L'accordo tra l'UE e il Giappone non fa eccezione.

I governi dell'UE continueranno ad avere la facoltà di nazionalizzare eventuali servizi forniti da privati. Ovviamente, saranno tenuti a rispettare la legislazione nazionale e quella dell'UE, ad esempio per quanto riguarda le condizioni di cessazione anticipata di un contratto oppure il pagamento di un risarcimento per l'espropriazione.

Gli accordi commerciali dell'UE non pregiudicano la capacità di nessun paese di regolamentare i propri mercati dei servizi. Si prefiggono piuttosto di eliminare le discriminazioni tra prestatori di servizi basate sulla loro nazionalità da parte dei governi.

L'accordo tra l'Unione europea e il Giappone non modificherà le normative che i fornitori, siano essi nazionali o stranieri, sono tenuti a rispettare per:

  • proteggere la salute e la sicurezza dei cittadini
  • organizzare i sistemi di istruzione
  • distribuire l'acqua
  • proteggere l'ambiente.

Alcuni Stati membri dell'UE hanno scelto di consentire ai prestatori di servizi di paesi terzi di fornire servizi di istruzione e sanitari privati. Altri li hanno specificamente esclusi.

Qualunque sia la decisione di uno Stato membro, il trattato di Lisbona non limita

  • la capacità degli Stati membri di disciplinare o fornire servizi di interesse generale come l'energia e l'acqua
  • la capacità dell'UE di disciplinare tali servizi in modo non discriminatorio

In che modo l'accordo tutelerà il diritto a regolamentare nell'interesse pubblico da parte delle istituzioni nazionali?

L'accordo non pregiudica il diritto, né dell'UE né del Giappone:

  • di regolamentare per obiettivi di politica pubblica, come la tutela della salute pubblica, dell'ambiente o dei lavoratori
  • di fornire servizi pubblici.

Nessun accordo commerciale dell'UE costringe i governi a privatizzare o deregolamentare un servizio pubblico a livello nazionale o locale. L'accordo tra l'UE e il Giappone non fa eccezione.

L'accordo consentirà all'UE e al Giappone di collaborare su alcune questioni normative, su base volontaria.

La collaborazione riguarderà solo le disposizioni generali dell'UE o quelle che incidono sugli scambi o sugli investimenti, ma non includerà le leggi degli Stati membri dell'UE.

Perché l'UE intende introdurre un sistema giurisdizionale per gli investimenti se il Giappone dispone già di un sistema giudiziario imparziale e indipendente?

L'UE si è impegnata a integrare il suo nuovo approccio per la protezione degli investimenti e la risoluzione delle controversie - un sistema giurisdizionale per gli investimenti - in tutti i suoi nuovi accordi commerciali, e lo ha già incluso nei recenti accordi con il Canada e il Vietnam.

Come il Canada, il Giappone può vantare un apparato giudiziario imparziale e indipendente.

Ciononostante, includere un sistema giurisdizionale per gli investimenti negli accordi commerciali aiuterà l'UE a creare sostegno a favore di una Corte internazionale degli investimenti pubblica, con:

  • giudici altamente qualificati
  • metodi di lavoro trasparenti

Una Corte internazionale degli investimenti sostituirebbe l'attuale ridda di meccanismi privati di arbitrato previsti da migliaia di accordi commerciali bilaterali in tutto il mondo.

Si tratta di un altro passo importante per plasmare la globalizzazione e garantire un sistema basato su regole eque e sugli standard più elevati.

Chi ha deciso di avviare i negoziati per un accordo commerciale con il Giappone?

Nel 2013, i 28 Stati membri dell'Unione europea hanno deciso all'unanimità che l'UE avrebbe avviato negoziati con il Giappone per un accordo commerciale

La decisione è stata presa a seguito di uno studio del 2012 che ne evidenziava l'opportunità economica per l'UE.

I governi degli Stati membri dell'UE hanno incaricato la Commissione europea di negoziare a nome dell'UE e le hanno conferito un mandato - una serie di orientamenti - in cui esponevano gli obiettivi da raggiungere.

Quanto controllo avranno i governi eletti e i deputati al Parlamento europeo sull'intero processo?

La Commissione europea negozia a nome dell'UE, in linea con gli orientamenti forniti dai governi dei 28 Stati membri dell'UE.

La Commissione ha sempre garantito che il processo negoziale si svolga in modo responsabile nei confronti degli Stati membri dell'UE e del Parlamento europeo.

Cecilia Malmström, commissaria dell'UE per il commercio, e i negoziatori della Commissione:

  • collaborano con gli Stati membri dell'UE nella preparazione dei negoziati e nell'elaborazione dei testi negoziali
  • riferiscono agli Stati membri riuniti in sede di Consiglio sull'andamento dei negoziati
  • aggiornano il Parlamento europeo sugli sviluppi
  • compaiono davanti alla commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo.

Solo dal mese di gennaio 2016, hanno avuto luogo ben 13 riunioni con tutti gli Stati membri dell'UE e 10 con la commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo.

Il Parlamento europeo, da parte sua, ha istituito uno speciale gruppo di monitoraggio per seguire i negoziati.

In che modo la Commissione intende garantire che tutti possano seguire l'andamento dei colloqui negoziali?

Per l'intera durata dei negoziati, la Commissione ha regolarmente incontrato, informato e condiviso informazioni con:

  • i governi degli Stati membri dell'UE
  • il Parlamento europeo
  • organizzazioni della società civile.

Sul suo sito, la Commissione ha pubblicato:

  • le relazioni sui cicli negoziali
  • i testi delle proposte dell'UE presentate al Giappone
  • comunicati stampa
  • informazioni generali sui negoziati

Inoltre, la Commissione:

  • tiene conferenze stampa con i giornalisti
  • organizza dialoghi con i cittadini negli Stati membri dell'UE
  • utilizza i social media, ad esempio Twitter.

In che modo la Commissione garantisce di aver dato ascolto a tutti i portatori di interesse?

La Commissione riferisce regolarmente ai governi degli Stati membri dell'UE e mantiene informato il Parlamento europeo sui progressi compiuti nei negoziati.

La Commissione europea ha inoltre organizzato numerose riunioni con i rappresentanti di oltre 470 organizzazioni della società civile. Queste organizzazioni, senza scopo di lucro e con sede nell'Unione europea, includono:

  • sindacati
  • associazioni dei consumatori
  • federazioni di datori di lavoro
  • federazioni di imprese
  • organizzazioni agricole
  • organizzazioni ambientaliste
  • organizzazioni per la tutela del benessere animale
  • associazioni di ispirazione religiosa
  • think tank
  • gruppi comunitari

Queste riunioni consentono a un'ampia gamma di organismi di esporre il loro punto di vista e di presentare osservazioni in merito ai negoziati. In occasione delle riunioni, la Commissione informa e aggiorna la società civile sull'andamento dei negoziati.

Nel 2015, la Commissione europea ha pubblicato nuovi orientamenti in materia di trasparenza. Da allora, la Commissione ha reso pubblici tutti i nuovi documenti negoziali presentati nell'ambito dei colloqui.

Le porte della Commissione europea sono aperte. Qualsiasi organizzazione interessata ai colloqui può riunirsi con funzionari per esprimere opinioni e pareri.

Il CETA è un cosiddetto accordo "misto": lo sarà anche l'accordo con il Giappone?

I negoziati hanno lo scopo di definire i contenuti dell'accordo.

Al termine dei negoziati, e in funzione di quanto sarà effettivamente incluso nell'accordo, la Commissione deciderà se proporre l'accordo come:

  • "solo UE", il che significa che riguarderà esclusivamente i settori di intervento di competenza dell'UE

oppure

  • come accordo di natura "mista", il che significa che riguarderà settori di competenza sia dell'UE che degli Stati membri.

Quando hanno avuto inizio i negoziati? Quando termineranno?

I negoziati sono iniziati nel 2013 e dovrebbero terminare nel 2017.

Cosa succederà al termine dei negoziati?

Una volta che i negoziati saranno conclusi, nell'UE il testo dell’accordo sarà:

  • pubblicato sul sito web della Commissione europea
  • tradotto in tutte le lingue ufficiali dell'UE
  • controllato dai giuristi linguisti
  • inviato agli Stati membri dell'UE, al Parlamento europeo e, se del caso, ai parlamenti nazionali degli Stati membri per approvazione.

In Giappone sarà tradotto in lingua giapponese.

Chi ha l'ultima parola sull'esito finale dell'accordo?

Una volta terminati i negoziati, la Commissione deciderà se proporre l'accordo come "solo UE" oppure come "accordo misto".

Se si tratterà di un accordo "solo UE", dovrà essere approvato:

  • dai governi degli Stati membri dell'UE
  • dal Parlamento europeo

Se si tratterà di un accordo "misto", dovrà essere approvato:

  • dai governi degli Stati membri dell'UE
  • dal Parlamento europeo
  • dai parlamenti nazionali - e possibilmente da quelli regionali - degli Stati membri

In Giappone l'approvazione dell'accordo spetterà alle due camere della Dieta nazionale del Giappone.