Occupazione, affari sociali e inclusione

Che cosa fa l'UE e perché?

In che modo l'UE previene le discriminazioni sul lavoro?

L'uguaglianza costituisce un valore fondamentale dell'Unione europea, che dispone di alcune delle normative antidiscriminatorie più estese al mondo.

Il principio di uguaglianza risale all'inizio della costruzione europea e intende garantire una concorrenza leale e la parità di trattamento sul lavoro. Il trattato di Roma del 1957 prevedeva la parità di retribuzione tra uomo e donna per lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Le prime direttive sull'uguaglianza di genere sono state adottate negli anni '70.

Il trattato di Amsterdam, firmato nel 1997, ha consentito di intensificare la lotta alle discriminazione in Europa. Accanto alle discriminazioni fondate sul sesso, indica cinque ambiti in cui l'UE può intervenire: l'origine etnica o razziale, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'orientamento sessuale e l'età.

Le misure adottate dall'UE contro le discriminazioni

Nel corso degli anni l'UE ha adottato numerose normative contro le discriminazioni. Vietano le discriminazioni fondate sul sesso, l'età, la religione o le convinzioni personali, l'origine etnica o razziale, la disabilità o l'orientamento sessuale.

Il quadro legislativo dell'UE attua il principio della parità di trattamento, prevedendo ad esempio:

  • la tutela dalla disparità di trattamento nella selezione del personale
  • la tutela sul lavoro dagli abusi e dalle molestie, compresi gli atti di bullismo, gli insulti o le provocazioni
  • la tutela contro le discriminazioni che impediscono l'avanzamento di carriera o l'accesso alla formazione
  • la tutela delle lavoratrici gestanti o che allattano, compresi i diritti al congedo di maternità e al congedo parentale

I principali atti giuridici

Riguardano le discriminazioni fondate su caratteristiche reali o percepite.Tutte queste normative dell'UE si applicano ai singoli individui, alle imprese di qualsiasi dimensione, alle associazioni, alle amministrazioni locali, al governo centrale e a tutte le altre organizzazioni del settore pubblico e privato.

Esistono, tuttavia, situazioni in cui un trattamento diverso sulla base di una delle motivazioni vietate può essere giustificato nel rispetto di condizioni rigorose. Tali situazioni sono elencate nelle direttive dell'UE. Ad esempio, se una normativa nazionale impone ai lavoratori di andare in pensione quando raggiungono l'età pensionabile, questa discriminazione fondata sull'età può essere giustificata dal fatto che esiste la volontà di promuovere l'occupazione giovanile.

Perché l'UE adotta queste misure?

Da alcuni sondaggi emerge che circa un europeo su otto si considera parte di un gruppo a rischio di discriminazione perché appartiene ad una minoranza razziale o etnica, ha una disabilità, oppure per fattori come il sesso, l'orientamento sessuale, l'età, la religione e le convinzioni personali. Nell'Unione europea le discriminazioni, gli attacchi contro le minoranze e l'incitamento all'odio rimangono purtroppo una realtà quotidiana.

Le numerose tutele dell'UE vanno nella giusta direzione: proteggono i diritti umani ed esprimono valori importanti. Hanno senso anche da un punto di vista economico. I numerosi gruppi tutelati dalla legislazione antidiscriminatoria dell'UE costituiscono spesso una fonte non sfruttata di competenze e talenti. Possono contribuire alla pluralità, alla creatività e alla motivazione sul lavoro. Possono inoltre promuovere l'immagine dell'impresa presso il personale, nella comunità locale e tra i clienti.

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