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Politica di coesione e cultura

Il 20 novembre 1996 la Commissione europea ha approvato una comunicazione (Com(96) 512) sulle correlazioni tra la coesione socioeconomica e la cultura, segnatamente sul contributo di quest'ultima all'occupazione.

La cultura dà infatti un contributo essenziale allo sviluppo regionale, per tre motivi. In primo luogo, perché è una fonte importante di occupazione. Le attività connesse alla valorizzazione del patrimonio culturale, ma anche le industrie e le produzioni culturali creano direttamente o indirettamente nuovi posti di lavoro. In secondo luogo, perché la cultura è uno dei fattori che determinano l'ubicazione degli investimenti in quanto contribuisce all'immagine e alla capacità di attrazione di una regione. A tale riguardo la cultura può apparire come un elemento significativo, per esempio, per rilanciare i quartieri urbani in degrado o le zone rurali spopolate. Infine, perché la cultura svolge un ruolo positivo di promozione e integrazione sociale e in tal senso contribuisce alla coesione sociale in seno all'Unione.

Tra gli strumenti finanziari dell'Unione, i Fondi strutturali sono quelli che finanziano la maggior parte dei progetti direttamente o indirettamente connessi alla cultura. Per il periodo 1989-1993, si calcola che oltre 400 milioni di ecu sono stati destinati a progetti di natura prettamente culturale. Per il periodo attuale (1994-1999), i Fondi strutturali finanziano questo tipo di azioni con i programmi di sviluppo regionale (Obiettivi 1, 2 e 5b) e con le iniziative comunitarie, ma anche mediante azioni innovative. Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) ha stanziato ad esempio 15 milioni di ecu per finanziare 33 progetti pilota di cooperazione interregionale basati sulla cultura o sul patrimonio culturale.

In futuro occorrerà integrare maggiormente la cultura nelle strategie di sviluppo regionale o locale per potenziare il suo impatto in termini di occupazione e di innovazione.
Il ruolo che i Fondi strutturali possono svolgere in questo settore non è stato ancora pienamente sfruttato. Essi infatti non devono servire soltanto a preservare il patrimonio, ma anche a sostenere produzioni o industrie che hanno un forte potenziale di crescita, come la società dell'informazione.

Il testo integrale
IT.pdf - 42 KB



 

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