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Giovani migranti: relazione dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali

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FRA Report 2019
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I ritardi e i gravi problemi di integrazione dei giovani rifugiati fuggiti alla guerra e al rischio di persecuzione stanno creando una generazione perduta, secondo quanto emerge da una nuova relazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA). Pur individuando alcune buone prassi, la relazione esorta l’Italia e altri Stati membri ad apprendere gli uni dagli altri per offrire a questi giovani un’adeguata opportunità nella vita.  

19-11-2019

«L’UE e i suoi Stati membri si impegnano a fondo per affrontare il fenomeno migratorio in tutta Europa, facendo fronte a gravi problemi di integrazione per i nuovi arrivati, soprattutto i giovani. Ma questi problemi non sono insormontabili», dichiara Michael O’Flaherty, direttore della FRA. «Diversi esempi illustrano in che modo le decisioni politiche ponderate e intelligenti possono essere determinanti per superare gli ostacoli. I responsabili politici in Italia e a livello di UE devono puntare su tali strategie per consentire ai giovani di questa generazione di diventare membri a pieno titolo della nostra società.»

Basandosi su interviste a oltre 160 rifugiati e 400 operatori in prima linea, la relazione della FRA dal titolo «Integration of young refugees in the EU» [Integrazione dei giovani rifugiati nell’UE] individua gravi lacune negli attuali approcci all’integrazione dei giovani rifugiati di età compresa tra i 16 e i 24 anni.

 L’Agenzia ha documentato la lunghezza della procedura di asilo in Italia, dove alcuni dei richiedenti asilo intervistati hanno dovuto fare la fila per mesi presso la questura solo per compilare un unico modulo.

 I ricercatori hanno incontrato dei richiedenti asilo di 16 anni ai quali è stato vietato l’accesso alle scuole secondarie perché non parlavano italiano e che sono stati ridiretti alle scuole per adulti (CPIA). E a un altro bambino, il quale aveva perso una gamba, è stato detto che non era possibile ottenere il permesso di soggiorno durante il ricovero ospedaliero e che avrebbe potuto beneficiare di una protesi solo pagandola di tasca propria.

Il rapporto evidenzia anche le iniziative positive a livello locale nei sei paesi oggetto di studio. Ad esempio

  • la Questura di Milano dedica un giorno alla settimana alle domande di asilo presentate dai minori per accelerare le loro procedure;
  • l’accesso all’assistenza sanitaria specializzata e ai servizi sociali a Roma, che offrono percorsi di supporto personalizzati, tra cui l’assistenza psicologica e attività volte a favorire l’inserimento nel mercato del lavoro;
  • supporto per trovare alloggi per i minori beneficiari di protezione internazionale in Svezia;
  • un’applicazione mobile (app) in sette lingue sulla vita in Germania;
  • un sistema di assistenza finanziaria per i giovani rifugiati in Francia.

La FRA invita gli Stati membri a:

  • accelerare le procedure di asilo: l’attuale media di due anni per completare la procedura di asilo e ottenere un permesso di soggiorno sottolinea la necessità di mettere in campo maggiori risorse umane e finanziarie per evadere le domande tempestivamente. In questo modo i beneficiari di protezione internazionale potranno cominciare quanto prima il processo di integrazione; 
  • limitare la burocrazia sul ricongiungimento familiare: i familiari hanno dovuto affrontare viaggi costosi attraverso regioni dilaniate dalla guerra per raggiungere l’ambasciata più vicina in un paese confinante e presentare la domanda di ricongiungimento familiare. Le norme per il ricongiungimento familiare dovrebbero la procedura più immediata e finanziariamente accessibile;
  •  fornire un alloggio adeguato: durante la procedura di asilo alcune persone vivevano per strada. Il sistema di accoglienza dovrebbe saper far fronte ad aumenti improvvisi degli arrivi e facilitare l’accesso all’istruzione e all’occupazione anche a seguito di un cambiamento di alloggio;
  • migliorare l’assistenza psichiatrica: i rifugiati che han subito un trauma non riescono a dormire, a bere o mangiare nell’attesa dello svolgimento delle procedure di asilo. È pertanto necessario identificare, far esaminare dal personale competente e trattare i problemi di salute mentale in modo rapido ed efficiente, nonché fornire una formazione adeguata agli operatori in prima linea;
  • valorizzare l’istruzione: alcuni minori hanno dovuto aspettare anche un anno per poter frequentare la scuola dell’obbligo. I minori devono poter accedere al sistema d’istruzione il prima possibile. È necessario concedere ai richiedenti asilo l’accesso immediato all’istruzione, alla formazione professionale e all’occupazione anche per evitare che i delinquenti li trascinino in una vita dedita al crimine. I

Informazioni di riferimento

Dal 2015 al 2018 quasi 2 milioni di persone hanno ricevuto protezione internazionale nell’UE. Il diritto dell’UE è chiaro e gli Stati membri hanno il dovere di proteggere i rifugiati. È disponibile anche un finanziamento dell’UE a sostegno della loro integrazione. Tuttavia, la situazione sul campo è estremamente eterogenea negli Stati membri.

Questi problemi si aggravano maggiormente quando i giovani rifugiati compiono 18 anni e le reti di sostegno a cui si affidavano in precedenza scompaiono, talvolta da un giorno all’altro.

Note per i redattori

  • La relazione si basa su interviste condotte in 15 località di sei Stati membri dell’UE: Austria, Francia, Germania, Grecia, Italia e Svezia.
  •  Le citazioni estratte dalle interviste con i rifugiati e con gli operatori in prima linea in Italia e in altri Stati membri dell’UE sono disponibili online.
  •  Per maggiori informazioni, contattare: media@fra.europa.eu / Tel. +43 1 580 30 642.