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Migrazione e crisi dei rifugiati: priorità per l'UE

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di Giampiero Gramaglia

Oltre 400mila persone salvate nel Mediterraneo e nell’Egeo, più di 15 miliardi di euro stanziati dal bilancio dell’UE: nel 2015 e 2016 l’Europa ha fatto molto per affrontare l’emergenza migranti e questi numeri stanno a dimostrarlo. Ma non basta. La triste conta delle vittime delle carrette del mare non si arresta: il 2016 ha già battuto il record assoluto, con almeno 3.800 morti e dispersi nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno a fine ottobre, secondo i dati UNHCR.

30-11-2016

Di fronte al dramma delle migrazioni e alla crisi dei rifugiati la Commissione europea si è data come priorità, anzi come “imperativo umanitario”, una politica migratoria europea fondata sulla solidarietà e sull’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri, valori che si scontrano in alcuni casi con egoismi e paure dei Governi e dei cittadini.

L’Italia e la Grecia, i due Paesi maggiormente investiti dagli sbarchi di chi fugge la miseria e la guerra, fanno fatica a sostenere l’onda d’urto e ribadiscono che il problema riguarda tutta l’Europa. Non tutti gli Stati europei mostrano la stessa solidarietà.
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha affermato, in una recente intervista a La Stampa, di trovare “scandaloso il fatto che si voltino le spalle all’Italia nel momento in cui le persone arrivano sulle sue coste”. Nel lodare il lavoro umanitario dell’Italia (“Abbiamo salvato 400mila persone dalla morte, dico noi ma è stata soprattutto l’Italia”), il presidente ha ripetuto che Italia e Grecia non vanno lasciate sole e che “tutti devono accogliere un minimo di rifugiati, nessuno può fuggire dal proprio dovere”.

Indicative, e deludenti, le cifre della redistribuzione dei rifugiati dall’Italia e dalla Grecia verso altri Paesi europei: nel settembre 2015 gli Stati membri avevano accolto la proposta della Commissione di ricollocare in due anni, entro il settembre 2017, 160mila richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia, ma finora ne sono stati ricollocati poco più di 7.500. Risultati “ridicolmente insufficienti”, ha detto Juncker. L’obiettivo fissato dalla Commissione di ricollocare 6.000 persone al mese rimane lontano.

Per quanto riguarda in particolare l’Italia, l’ultima relazione della Commissione fotografa la situazione all’8 novembre 2016: su 34.953 persone da ricollocare in altri Paesi europei, ci sono impegni formali per ricollocarne 4.954 e ne sono state effettivamente ricollocate 1.549.

Va meglio per il programma di reinsediamento adottato nel luglio 2015 per i profughi fuggiti in Paesi al di fuori dell’UE (Medio Oriente, Corno d’Africa, Africa settentrionale): delle 22.504 persone bisognose di protezione internazionale concordate, ne sono state reinsediate oltre la metà, esattamente 11.852 al 7 novembre 2016, provenienti prevalentemente da Turchia, Libano e Giordania.

Di questi, dal 4 aprile 2016, 2.217 rifugiati siriani sono stati reinsediati dalla Turchia nell’UE nell’ambito della dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016, in base al quale per ogni siriano rimpatriato in Turchia dalle isole greche un altro siriano viene reinsediato dalla Turchia all’UE. Gli accordi con Ankara puntano a sostituire i flussi di migranti irregolari che viaggiano nel mare Egeo in condizioni pericolose con un processo di reinsediamento legale per i profughi siriani. Il meccanismo ha ridotto i tentativi di attraversamento via mare verso le isole greche: nell’ottobre 2015 arrivavano in media 10mila persone al giorno, ora ne arrivano 100 al giorno.

Dimitris Avramopulos, commissario europeo per la migrazione, ha fatto notare che dopo l’estate sono state osservate tendenze positive e invita a consolidarle: “Vorrei vedere un numero stabile di impegni, procedure rapide e un numero stabile di ricollocazioni ogni settimana. Bisogna fare di più e agire rapidamente per far fronte all'aumento degli arrivi in Italia e gestire le migliaia di persone bloccate in Grecia. A un anno dall’avvio dei programmi, ci aspettiamo che gli Stati membri intensifichino gli sforzi per rispettare il loro impegno e adempiere pienamente i loro obblighi”.

Mentre Bruxelles chiama ciascuno a fare la sua parte, va detto che l’UE sostiene gli Stati membri più colpiti dai flussi migratori. Dall’inizio del 2014, all’Italia sono stati assegnati aiuti d’emergenza per oltre 23,5 milioni di euro, in aggiunta ai 592,6 milioni stanziati nell’ambito dei programmi nazionali per il periodo 2014-2020.

Ma è la Grecia la maggiore beneficiaria dei fondi UE per la migrazione: dall’inizio del 2015, alla Grecia sono stati accordati 353 milioni di euro di aiuti d’emergenza, in aggiunta ai 509 milioni già destinati per il periodo 2014-2020. Anche per la Bulgaria è stato previsto un sostegno finanziario aggiuntivo: 12 milioni di euro per fornire una sistemazione, cibo e medicine ai migranti e per equipaggiare le guardie di frontiera bulgare (in aggiunta ai 91 milioni già previsti).

Per accelerare la risposta alle crisi umanitarie nell’UE, la Commissione ha anche lanciato un nuovo strumento di assistenza emergenziale che mette a disposizione 700 milioni di euro per il periodo 2016-2018. I primi interventi saranno per la situazione in Grecia: 198 milioni serviranno a migliorare le condizioni di vita dei rifugiati. E’ stata instaurata una cooperazione formale tra i Paesi lungo il tragitto dei Balcani occidentali. Il Meccanismo europeo di protezione civile, che fornisce aiuti materiali d’emergenza, è stato attivato da Grecia, Croazia, Ungheria, Slovenia e Serbia.

Le varie iniziative europee per gestire i flussi migratori fanno parte dell’Agenda europea sulla migrazione, presentata nel maggio 2015, nella quale la Commissione ha fatto confluire le misure che l’Unione europea dovrebbe intraprendere, subito e nei prossimi anni, per “un approccio coerente e globale che permetta di cogliere i vantaggi e vincere le sfide che la migrazione reca in sé”. Nel 2017 Bruxelles farà il punto sull’attuazione dell’Agenda, con una valutazione anche del nuovo quadro di partnership sulla migrazione con i Paesi terzi.

Tra le azioni immediate, il potenziamento delle capacità e dei mezzi delle operazioni congiunte di Frontex, Triton e Poseidon, con risorse finanziarie triplicate nel 2015 e 2016, che ha già permesso di salvare 400mila persone nel Mediterraneo e nell’Egeo. Inoltre, con l’operazione militare navale Sophia, l’UE contribuisce alla lotta contro il traffico di essere umani nel Mediterraneo. L’Onu ha allargato il mandato dell’operazione, consentendo agli Stati membri di ispezionare le navi nelle acque internazionali al largo delle coste libiche per applicare l’embargo delle armi destinate all’Isis.

L’UE aiuta gli sfollati all’interno della Siria, i rifugiati siriani e i Paesi che li accolgono, compresi Libano, Giordania e Turchia. Alla Conferenza di Londra sulla Siria, l’UE e gli Stati membri si sono impegnati a donare più di 3 miliardi di euro per il 2016, in aggiunta ai 6,8 miliardi mobilitati per la crisi siriana dal 2011. Ai rifugiati siriani in Turchia, sono stati destinati 3 miliardi di euro dai bilanci dell’UE e degli Stati membri.

Drammatica per chi la vive, la migrazione solleva anche problemi di sicurezza per i Paesi d’accoglienza. “Abbiamo bisogno di sapere chi attraversa le nostre frontiere”, ha detto Juncker nel discorso sullo Stato dell’Unione 2016.

Per rafforzare le frontiere esterne la Commissione ha proposto l’istituzione di una Guardia costiera e di frontiera europea, che è stata creata a tempo di record ed è operativa dallo scorso ottobre. E’ l’evoluzione di Frontex, che disponeva già di 600 agenti in Grecia, al confine con la Turchia, e di oltre 100 in Bulgaria. Con personale permanente più che raddoppiato, la nuova struttura disporrà di una squadra di riserva d’intervento rapida di 1.500 guardie di frontiera e di un parco attrezzature tecniche.

Viene inoltre rafforzato il codice frontiere Schengen, in modo che ogni persona (cittadini UE o di Paesi terzi) che entra o esce sia sottoposto a controlli di sicurezza. La Commissione ha anche proposto un sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS) per rafforzare le verifiche di sicurezza sui passeggeri esenti dall’obbligo di visto. Il sistema automatizzato consentirà di ottenere dati su identità, documenti, residenza e motivazione del viaggio delle persone che si recano nello spazio Schengen ancora prima che arrivino.

Sono state poste le basi per riformare il sistema europeo di asilo, con proposte per armonizzare le condizioni nei vari Paesi UE, riformando il regolamento di Dublino attraverso un nuovo sistema di distribuzione delle domande di asilo tra gli Stati membri che si dimostri più equo ed efficiente. Ci saranno procedure più semplici e veloci, maggiori garanzie per chi chiede asilo, in particolare per i minori non accompagnati, ma anche norme più severe per prevenire gli abusi.

All’orizzonte, un nuovo modello di migrazione legale: la Commissione ha presentato un piano d’azione per l’integrazione e una proposta per attirare cittadini di Paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati. Con una proposta di riforma della Carta Blu, Bruxelles si prefigge di migliorare la capacità dell’UE di attirare nuovi talenti. L’ingresso di lavoratori altamente qualificati avrebbe un impatto economico positivo, stimato tra 1,4 e 6,2 miliardi di euro.

C’è una dimensione esterna che sta assumendo sempre maggiore importanza, nell’ottica di affrontare alla radice le cause della migrazione. E visto il successo ottenuto in Europa dal Fondo europeo per gli investimenti strategici, la Commissione propone di "esportarlo": Juncker ha lanciato “un ambizioso piano di investimenti per l’Africa e il vicinato europeo che può raccogliere investimenti potenziali per 44 miliardi di euro. Se anche gli Stati membri metteranno mano al portafoglio, possiamo arrivare a 88 miliardi di euro”. La logica sarà la stessa che ha funzionato in Europa: usare finanziamenti pubblici come garanzia per attrarre investimenti pubblici e privati e creare posti di lavoro. Il piano vuole offrire la possibilità di restare nel proprio Paese a chi altrimenti farebbe viaggi pericolosi per cercare altrove una vita migliore.

Per promuovere le opportunità di lavoro, la sicurezza e lo sviluppo nelle regioni strategiche delle rotte migratorie dall’Africa all’Europa, è stato istituito un Fondo fiduciario d’emergenza per l’Africa, usando 1,9 miliardi di euro dal bilancio UE e dal Fondo europeo di sviluppo. Per gestire meglio i flussi migratori, sono state proposte nuove partnership con Paesi africani chiave, cominciando da Etiopia, Mali, Niger e Senegal.

E’ in corso uno sforzo per rendere più efficace la politica dei rimpatri. Oltre all’accordo con la Turchia, l’UE ha negoziato e concluso diversi accordi di riammissione con i Paesi d’origine e di transito per rimpatriare i migranti irregolari. E’ stata proposta una nuova lista UE dei Paesi d’origine sicuri per consentire rimpatri più rapidi qualora un individuo non abbia diritto all’asilo. Sono stati previsti incentivi per alcuni Paesi, a partire da Algeria, Bangladesh, Marocco e Pakistan per garantire i rimpatri e le riammissioni. Ma cosa significa Paesi sicuri? Alcuni Stati membri hanno espresso perplessità per l’inclusione della Turchia nella lista proposta dalla Commissione e Amnesty International ha manifestato preoccupazioni per il rischio che negli accordi con i Paesi terzi non vengano tenuti in considerazione i diritti umani.

Il rafforzamento della cooperazione con i Paesi terzi di provenienza e di transito è d’altra parte al centro del Migration Compact, il non paper presentato dal governo italiano lo scorso aprile. Nel presentare questo contributo, l’Italia evidenzia come le crescenti criticità dei flussi di migranti verso l’UE, e in particolare la chiusura delle frontiere da parte di alcuni Stati membri e il rifiuto di condividere gli oneri nella gestione dei flussi, mettano a rischio la tenuta dell’Unione. Filo conduttore del Migration Compact, il concetto di condizionalità. L’idea centrale è di sviluppare un modello nel quale alle misure UE di sostegno finanziario e operativo ai Paesi partner corrispondano “impegni precisi in termini di efficace controllo alle frontiere, riduzione del numero dei migranti, cooperazione per rimpatri e riammissioni, rafforzamento del contrasto al traffico di esseri umani”.

 

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