Distinguiamo la realtà dalle fantasie

Dubbi su quel che hai letto? Ecco i fatti:

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Al coronavirus non interessa quale rete mobile utilizziamo; si può trasmettere da una persona all'altra solo attraverso le goccioline emesse con gli starnuti, i colpi di tosse e il respiro. 

Un mito molto comune, alimentato online, è quello secondo cui la diffusione delle reti 5G sarebbe alla base della pandemia di coronavirus: è falso. Le teorie complottiste associano erroneamente il 5G e il coronavirus, assimilando l'uno all'altro, forse perché sono entrambi fenomeni relativamente nuovi e invisibili all'occhio umano.  Il 5G è semplicemente la prossima generazione di reti mobili e, come le attuali reti 4G, non può interagire con un virus che può sopravvivere solo in goccioline liquide. Una prova ancora più schiacciante per smentire questo mito: i casi di coronavirus si sono manifestati in tutto il mondo, ma il 5G non è ancora stato adottato dovunque. Infatti molti paesi in cui non sono state installate le reti 5G hanno ugualmente registrato grandi focolai di coronavirus. Non esiste semplicemente alcuna correlazione tra i focolai di coronavirus e le applicazioni di tipo 5G.

Proteggere le persone è la principale priorità dell'UE. Ecco perché i limiti di esposizione dell'UE si basano sull'approccio "meglio prevenire che curare". Di fatto, nell'UE i limiti di esposizione per il grande pubblico, anche per il 5G, sono ben 50 volte inferiori ai valori che (in base ai dati scientifici disponibili) potrebbero avere un impatto sulla salute delle persone. Tutti gli impianti 5G devono rispettare questi elevatissimi standard prima di poter entrare in funzione. Se il 5G rappresentasse un pericolo per la salute e il benessere delle persone in Europa, l'UE non avrebbe raccomandato il suo uso e gli Stati membri lo avrebbero messo al bando.

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L'UE ha elaborato un piano coordinato per la ripresa post-riapertura in Europa, a sostegno delle persone e delle imprese, pur continuando a far fronte alle preoccupazioni sanitarie

Adesso che i paesi di tutta Europa stanno uscendo dal lockdown, l'UE sta concentrando i propri sforzi sul rilancio dell'attività economica e sulla costruzione di un'Europa più equa, più verde e digitale. Il piano per la ripresa annunciato di recente, che dispone di un bilancio complessivo di 1850 miliardi di euro, aiuterà l'Europa a riprendersi dalla crisi e a sostenere vari settori europei dopo il lockdown. Un ruolo fondamentale spetta a programmi quali "Next Generation EU", miranti a garantire una ripresa sostenibile, inclusiva ed equa per tutti, compresi coloro i quali vivono nelle zone rurali e i più colpiti dalla crisi. Il fondo "Next Generation EU", creato con il contributo di tutti gli Stati membri, aumenterà l'attività economica nel suo insieme. L'ottenimento dei fondi sarà subordinato all'attuazione di riforme economiche, ma senza imporre misure di austerità.

L'UE intende inoltre garantire che i cittadini possano svagarsi e godersi un meritato riposo dopo questa crisi: sono state introdotte nuove norme per le vacanze "tutto compreso" e i pacchetti turistici personalizzati per garantire la sicurezza e la protezione delle persone, contribuendo al tempo stesso a far ripartire il settore turistico e dei viaggi in Europa. È stata recentemente lanciata "Re-open EU", una piattaforma web contenente informazioni essenziali sulle restrizioni di viaggio in ciascun paese dell'UE e pensata per chi ha intenzione di viaggiare in Europa quest'estate.

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Dietro agli sforzi globali per arginare la pandemia non si cela nessun supercattivo: gli scienziati cercano un vaccino per tutti

Se una teoria presenta un capro espiatorio creato ad arte cui addossare tutti i nostri problemi, bisognerebbe riflettere e non prestarle fede ciecamente. In generale, le teorie del complotto sono accattivanti perché offrono risposte semplicistiche a questioni complesse. Seguono formati prevedibili e incentrati su un "nemico" chiaro e identificabile: durante questa crisi, ad esempio, sono sorte teorie che accusano Bill Gates della pandemia di coronavirus. Seguono modelli stereotipati e prevedibili che si ripetono in vari scenari dove cambiano solo i protagonisti. Non lasciatevi ingannare da soluzioni semplicistiche e false a questa complessa crisi sanitaria. 

Una di tali teorie afferma - senza apportare alcuna prova a proprio sostegno - che Bill Gates sarebbe il creatore del coronavirus, nel quadro di una nefasta macchinazione. Ciò ovviamente non è vero. La Fondazione Bill & Melinda Gates ha una lunga storia di lotta contro le malattie pericolose a livello mondiale, come la poliomielite. Per fare lo stesso nel caso del coronavirus, la fondazione ha donato 125 milioni di dollari a favore dello sforzo internazionale collettivo per sviluppare e diffondere strumenti diagnostici, terapie e vaccini per il coronavirus. La fondazione ha inoltre contribuito e sostenuto attivamente la campagna di raccolta fondi Risposta globale al coronavirus lanciata dalla Commissione europea il 4 maggio, che ha registrato 15,9 miliardi di euro sotto forma di impegni da parte di donatori di tutto il mondo per contribuire ai finanziamenti per lo sviluppo e la diffusione universale di strumenti diagnostici, terapie e vaccini contro il coronavirus. 

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Anche se il tasso di infezioni nell'UE sta calando, il coronavirus continua a rappresentare una minaccia per la salute delle persone, e una recrudescenza di casi è una possibilità reale.

Ogni generazione di europei ha dovuto affrontare una grande sfida o minaccia: quella della nostra generazione è la COVID-19. Ciò che rende la COVID-19 una minaccia di questa portata è la sua contagiosità. Chiunque può contrarre l'infezione e avere gravi complicazioni, in particolare gli anziani, le persone con problemi di salute o le persone con un sistema immunitario debilitato. Governi, esperti e organizzazioni di tutto il mondo hanno riconosciuto il carattere eccezionale di questo virus, e l'Organizzazione mondiale della sanità continua a considerarla una pandemia. L'UE ha risposto mettendo al primo posto la tutela della vita e della sussistenza, lavorando a stretto contatto con gli Stati membri per coordinare e condividere le informazioni e utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per rallentare la diffusione e trovare soluzioni.

È solo grazie alle azioni intraprese dagli Stati membri e dall'UE, nonché ai sacrifici fatti da tutti, che siamo riusciti a contenere il coronavirus - almeno per il momento. Attualmente non sappiamo se e quando vi sarà una "seconda ondata" di infezioni, ma dobbiamo comunque essere preparati a tale eventualità. Quel che oggi sappiamo per certo è che le misure di blocco sono state efficaci nel fermare la diffusione del virus; altri paesi che hanno ritardato la loro risposta o che hanno adottato solo mezze misure oggi registrano tassi di infezione e di mortalità molto più elevati.

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Le norme dell'UE in materia di protezione dei dati e di tutela della privacy sono tra le più rigorose al mondo. Questo non cambierà con il coronavirus.

Le tecnologie digitali possono proteggere e salvare vite umane, e tutte le app di tracciamento dei contatti per il coronavirus saranno volontarie, trasparenti, sicure, funzionano su base transfrontaliera e sono rispettose della privacy delle persone. Le applicazioni di tracciamento e allerta a carattere volontario possono svolgere un ruolo chiave in tutte le fasi della crisi, in particolare adesso con la revoca delle misure di confinamento, e possono integrare altre misure come l'aumento dei test. Tali applicazioni possono contribuire ad arginare il virus spezzandone le catene di diffusione, avvertendo gli utenti che hanno avuto contatti ravvicinati con una persona infetta. La Commissione ha pubblicato orientamenti specifici in modo che tutte le applicazioni rispettino le stesse norme in materia di protezione dei dati personali, sicurezza ed efficacia. Le app di tracciamento avranno carattere volontario, ma funzioneranno davvero soltanto se sono utilizzate da molte persone: per questo tutti dovrebbero potersi fidare e decidere di installarle. Diversi paesi europei, come la Germania e l'Irlanda, hanno già lanciato app di tracciamento dei contatti per il coronavirus, e altri paesi intendono farlo nei prossimi mesi. 

Inoltre, la Commissione ha chiesto alle imprese di telecomunicazione di fornire metadati mobili anonimi e aggregati, per condividerli con gli Stati membri. Analizzando i modelli di mobilità intendiamo meglio comprendere l'interazione tra la diffusione del virus e l'impatto delle misure adottate. Molti operatori di telefonia mobile sono interessati a partecipare a questo progetto, che punta a coprire l'intera UE. Le conclusioni saranno condivise con tutti gli Stati membri, e l'interoperabilità transfrontaliera permetterà a tutte le app di tracciamento di comunicare reciprocamente. Questo progetto non utilizza dati personali e, ovviamente, è pienamente conforme alla normativa generale dell'UE sulla protezione dei dati e alla normativa in materia di e-privacy, tra le più stringenti al mondo. I set di dati individuali dei cittadini non saranno mai identificati.

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Le mascherine sono complementari ad altre misure preventive, sono assolutamente sicure e dovrebbero essere utilizzate e smaltite correttamente.

Noi tutti vogliamo proteggerci dal coronavirus e le mascherine, se usate correttamente, possono aiutarci a restare sicuri e sani durante questa pandemia. Indossare una mascherina in pubblico è un atto di solidarietà. Se si è infettati ma non si hanno sintomi, una mascherina può proteggere gli altri, soprattutto in spazi ristretti come i negozi o i trasporti pubblici. Tuttavia le mascherine chirurgiche conformi agli standard sanitari rafforzati scarseggiano in molte parti d'Europa e sono essenziali per proteggere gli operatori sanitari, per cui dobbiamo garantire che le persone che si trovano all'interno di queste zone ad alto rischio abbiano un accesso prioritario alle mascherine rispetto al resto della comunità. 

Dobbiamo però evitare che l'uso di mascherine ci dia un falso senso di sicurezza. Esse devono essere considerate complementari ad altre tecniche di prevenzione, come lavarsi le mani e mantenere il distanziamento sociale, e di per sé stesse non possono garantire una piena protezione. Devono essere indossate e rimosse correttamente, perché in caso contrario possono persino causare un'infezione invece che impedirla.

Il corretto utilizzo di una mascherina non provoca di per sé situazioni come l'ipossia (carenza di ossigeno) o l'ipercapnia (avvelenamento da anidride carbonica). L'UE garantisce che le mascherine distribuite attraverso meccanismi di sostegno dell'UE siano di qualità sufficiente. Si sta adoperando con impegno per garantire la gestione corretta dei rifiuti costituiti da mascherine e dispositivi medici. È importante ricordare che l'uso della mascherina dovrebbe tenere conto delle prove scientifiche più recenti e della situazione locale, e che occorre sempre seguire i consigli delle autorità sanitarie nazionali.

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Nessuno sta utilizzando la crisi del coronavirus per imporre vaccinazioni di massa

Purtroppo non esiste ancora alcuna vaccinazione o cura per il coronavirus. Tuttavia, l'UE ha già contribuito a mobilitare 15,9 miliardi di euro nel quadro della maratona mondiale di raccolta fondi "Risposta globale al coronavirus" per la ricerca di una cura e di un vaccino. Le vaccinazioni sono uno dei maggiori successi della sanità pubblica. In tutto il mondo, permettono di salvare almeno 2-3 milioni di vite ogni anno e di risparmiare a molte più persone malattie invalidanti e croniche. L'UE sostiene attivamente la vaccinazione, ma non desidera né prevede di imporla agli Stati membri. D'altro canto, sono in molti a diffondere affermazioni scientificamente infondate sui vaccini. Si tratta di affermazioni che sfruttano le emozioni e la paura e causano gravi danni alla salute pubblica.

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I paesi dell'UE restano i partner migliori gli uni per gli altri e stanno intensificando la loro solidarietà.

Sarebbe una straordinaria coincidenza che i vari governi autoritari con macchine di propaganda ben sviluppate fossero anche i più attrezzati per rispondere a una grave crisi sanitaria... se fosse vero.

Il fatto è che le istituzioni europee e i loro partner stanno facendo di più per i cittadini europei rispetto a chiunque altro al mondo. Le istituzioni dell'UE non si sono viste attribuire competenze in materia di salute pubblica, ma dispongono di strumenti quali le capacità di coordinamento e le raccomandazioni in materia di salute e sicurezza, grazie alle quali possono dare il proprio contributo. Utilizziamo tutti gli strumenti a nostra disposizione per combattere il coronavirus: mantenere aperte le frontiere per le forniture, offrire agli Stati membri spazi per coordinare e condividere esperienze, fornire ingenti quantità di assistenza finanziaria e sanitaria, risorse umane e molto altro ancora.

Una parte importante di questo contributo consiste nell'organizzare la risposta economica: mentre noi cominciamo ad arginare l'impatto economico, gli Stati membri dell'UE possono concentrarsi sulle questioni di salute pubblica. Ciò comprende l'istituzione di un fondo di solidarietà da 100 miliardi di euro, denominato SURE, e lo stanziamento di 37 miliardi di euro nell'Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus, che fornisce un sostegno finanziario per combattere la crisi a breve termine. Inoltre, 1 miliardo di euro sarà reindirizzato dal bilancio dell'UE per garantire i prestiti destinati ad almeno 100 000 imprese europee, mentre l'UE collabora con gli Stati membri per garantire le attrezzature necessarie per affrontare la pandemia mediante strumenti quali le procedure di appalto congiunte e lo strumento europeo di sostegno. È importante che l'Europa collabori per uscire da questa crisi più forte e più unita di prima. 

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L'UE dispone di cibo a sufficienza durante la crisi.

Uno dei vantaggi dell'Unione europea è che non dobbiamo preoccuparci dell'interruzione dei flussi di merci. La sicurezza alimentare, in termini di disponibilità, accessibilità economica e qualità, è sempre stata centrale per l'UE. Il settore agricolo e alimentare in Europa continua a mostrare resilienza e forza durante la crisi. Gli agricoltori e i produttori di alimenti lavorano duramente per far sì che il cibo continui a essere disponibile nei negozi e nei supermercati di tutta l'UE, e la Commissione europea sta collaborando strettamente in tutte le fasi della produzione per garantire che la catena di approvvigionamento sia gestita in modo efficiente e senza interruzioni grazie ai corridoi verdi che consentono l'attraversamento rapido e prioritario delle frontiere. 

L'UE ha agito rapidamente per affrontare gli inevitabili problemi agroalimentari causati dalla crisi, utilizzando gli strumenti disponibili nell'ambito della politica agricola comune (PAC) per stabilizzare i mercati agricoli sotto pressione e riconoscere l'importanza cruciale dei lavoratori stagionali dell'agricoltura, che devono poter continuare a lavorare dopo un adeguato controllo sanitario. Sono state messe in atto misure di emergenza decisive, quali il sostegno agli operatori privati nel pagamento dei costi di magazzinaggio dei prodotti nei settori lattiero-caseario e delle carni, al fine di proteggere l'industria e i soggetti più duramente colpiti dalla crisi. La PAC garantisce la sicurezza alimentare in Europa dall'inizio degli anni '60 e continua a farlo in questi tempi difficili. 

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Le misure di contenimento temporanee in tutta Europa si basano su prove scientifiche e non preannunciano la fine della democrazia o dei valori europei.

L'osservanza del distanziamento sociale e delle procedure di contenimento consente di salvare vite ed è il modo migliore per arginare la diffusione del coronavirus. Tali misure si basano sulle prove scientifiche più recenti e sui dati a disposizione dei responsabili delle decisioni in ciascuno Stato membro.

L'Unione europea collabora con gli Stati membri per attenuare il più possibile gli effetti e le sfide del contenimento. L'UE ha fornito agli Stati membri una tabella di marcia europea che formula raccomandazioni per una revoca coordinata e graduale delle misure di contenimento non appena sarà possibile farlo in sicurezza, prestando particolare attenzione al rispetto costante dei valori dell'UE tra cui lo Stato di diritto e i diritti democratici. I valori fondamentali europei come la libertà di movimento e di espressione sono parte integrante del modello e del modo di vita dell'UE e sono quanto mai importanti in questo momento di crisi. L'UE è impegnata a garantire che tali valori siano rispettati in tutta l'Unione in questo difficile periodo.

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Gli elementi di prova disponibili indicano che il coronavirus ha un'origine animale naturale e la pandemia di coronavirus non è stata progettata in un laboratorio.

È più che mai importante collaborare in modo solidale con i paesi di tutto il mondo per combattere il coronavirus. La disinformazione e le accuse prive di fondamento sul modo in cui questa malattia ha avuto origine può danneggiare facilmente importantissime reti di sostegno internazionali e potrebbe mettere a repentaglio molte vite umane. Dobbiamo collaborare con gli altri e riconoscere che finora non vi è alcuna prova che il coronavirus sia stato creato dall'uomo, né incidentalmente né intenzionalmente.

La malattia COVID-19 è causata da un ceppo del coronavirus (che è a sua volta un tipo di virus) denominato Sars-CoV-2. I coronavirus provocano malattie respiratorie e possono trasmettersi dagli animali agli esseri umani. Si ritiene che la forma attuale del coronavirus sia passata dagli animali all'uomo in un mercato di prodotti ittici a Wuhan, in Cina, dove il virus è stato segnalato per la prima volta all'Organizzazione mondiale della sanità il 31 dicembre 2019. Bisogna porsi domande importanti e necessarie riguardo alla segnalazione e alla gestione della pandemia. Si deve ritenere, sulla base di tutto quanto è noto, che si tratta di un evento del tutto naturale. Dare la colpa ad altri per questa malattia non migliorerà la situazione attuale, solo insieme l'Europa e il mondo possono sconfiggere la pandemia di coronavirus.

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Non esiste attualmente alcuna cura nota per il coronavirus

Seguire consigli medici provenienti da fonti sconosciute o non attendibili potrebbe mettere a repentaglio la tua salute e impedire ad altri di accedere a farmaci o dispositivi medici fondamentali di cui potrebbero avere bisogno. L'UE finanzia la ricerca sul coronavirus e su possibili terapie e vaccini: quando ci sarà una svolta verremo tutti a saperlo. Diffida di ogni cura che non sia ancora stata approvata e ampiamente diffusa. Se non ti fideresti in una situazione normale, non fidarti adesso!

Andrebbero accolti solo i consigli medici provenienti da fonti affidabili, come l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) o il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) o il tuo medico. Pensaci due volte prima di condividere le informazioni disponibili sui social media su eventuali cure e assicurati di raccogliere informazioni sui nuovi sviluppi provenienti da fonti di fiducia e di verificarle.

Diffida degli articoli che presentano in tono sensazionalistico risultati positivi ottenuti tramite cure limitate e sperimentali. Uno studio non ancora confermato da sperimentazioni su vasta scala e da prove solide non andrebbe considerato un'alternativa alle strategie di vaccinazione. Di fatto, anche se tali cure si dovessero rivelare efficaci, per la salute pubblica rimarrà fondamentale promuovere la prevenzione delle malattie e alleviare l'onere che grava sui nostri sistemi sanitari.

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Pur  dialogando e collaborando in modo cooperativo e costruttivo con i suoi vicini, l'UE rivelerà sempre la disinformazione dannosa e le sue fonti.

La disinformazione nuoce alla capacità di prendere le decisioni giuste. Si presenta come un eccesso informazioni contrastanti, che ci confondono e instillano il dubbio su cosa sia vero o meno. Le conseguenze possono essere gravi: possibili minacce alla sicurezza delle persone, perdita di fiducia nei governi e nei media, indebolimento della nostra influenza a livello mondiale e altro ancora. Siamo particolarmente sensibili alla disinformazione nei momenti di stress e di particolare emozione, e alcuni stanno approfittando della pandemia di coronavirus per colpirci nel momento in cui siamo più vulnerabili.

Gli analisti su EUvsDisInfo ritengono che vengano attivamente diffuse informazioni e affermazioni false per seminare confusione e sfiducia a proposito della risposta dell'Europa al coronavirus. Soggetti stranieri, compresi alcuni paesi terzi, in particolare la Russia e la Cina, hanno svolto operazioni mirate volte a influenzare l'opinione pubblica e campagne di disinformazione nell'UE, nei paesi vicini e a livello globale, nell'intento di compromettere il dibattito democratico ed esacerbare la polarizzazione sociale migliorando la loro immagine nel contesto del coronavirus. La risposta migliore è smascherare queste menzogne, individuare i responsabili e dire noi stessi la verità, fin dall'inizio e ribadendola più volte. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il SEAE si adoperano per individuare la disinformazione sul virus e mettere in guardia contro la sua diffusione.

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Ai virus non importa da dove vieni. Non guardano il colore della tua pelle né che passaporto hai in tasca. In diverse parti del mondo, alcune persone cercano di attribuire la colpa della malattia a diversi gruppi, definendo il virus "europeo", "cinese" o "americano". 

Il fatto certo è che si tratta di un virus umano. Il coronavirus viene trasmesso da un soggetto infettato a un altro attraverso goccioline di saliva emesse attraverso gli starnuti, la tosse, o il respiro, e non è trasportato da una popolazione o da un gruppo particolare. Se hai letto che il virus è stato diffuso intenzionalmente da migranti o da gruppi etnici specifici, puoi essere certo che tali affermazioni non hanno alcuna base scientifica. In realtà quella del coronavirus è una crisi globale che richiede solidarietà globale.

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L'UE sostiene gli investimenti degli Stati membri nella salute pubblica

L'UE sostiene robusti investimenti per la salute pubblica e le norme di bilancio dell'UE non hanno mai richiesto tagli in questo settore. In Europa, le persone e la loro salute vengono al primo posto e la spesa pubblica per l'assistenza sanitaria è aumentata nella maggior parte degli Stati membri dell'UE nell'ultimo decennio. Si tratta di una politica che è sempre stata un tratto distintivo dell'Unione europea in tutto il mondo. L'UE ha lanciato di recente un piano per sostenere i paesi durante la crisi, allentando le norme affinché i paesi possano spendere di più per i servizi di emergenza e concentrarsi su ciò che più importa, proteggere i cittadini.

Non è una novità: dopo la crisi finanziaria del 2008 l'UE ha messo in atto molteplici iniziative finanziarie a sostegno di tutti gli Stati membri, in particolare dei paesi più colpiti dalla crisi, come la Grecia, la Spagna e l'Italia. Paesi come la Grecia non hanno visto i propri sistemi sanitari danneggiati da queste riforme, al contrario, il programma di sostegno alla stabilità dell'UE ha contribuito a rafforzare una copertura sanitaria universale e un sistema di assistenza sanitaria completo. Oltre a sostenere le piccole imprese, la ricerca e l'innovazione e i progetti legati al clima, il piano di investimenti ha contribuito a finanziare un gran numero di progetti nel settore sanitario, quali lo sviluppo di nuove cure antitumorali e l'espansione e la modernizzazione degli ospedali.

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L'UE si occupa di ciò che le compete, in modo che i governi possano continuare a concentrarsi sulle proprie priorità.

Spetta agli Stati membri adottare leggi nazionali per contrastare il coronavirus: la Commissione non ha il diritto di interferire nella legislazione nazionale e nelle decisioni su argomenti quali la salute. D'altro canto, l'UE può delineare politiche europee e prendere iniziative rapide, coordinate su scala europea per affrontare la crisi insieme agli Stati membri. Ne è un esempio il fatto che la decisione di attuare un "blocco" e di chiudere le frontiere di un paese viene presa a livello nazionale, mentre la mobilitazione di 122 milioni di euro dai fondi dell'UE per produrre un vaccino, trovare nuove cure e realizzare nuovi test diagnostici avviene a livello dell'UE, essendo stata adottata nel quadro del programma di ricerca e innovazione dell'UE, Orizzonte 2020. Ciò si è aggiunto all'attuale impegno della Commissione di 15,9 miliardi di euro nell'ambito dell'iniziativa Risposta globale al coronavirus, lanciata dalla presidente von der Leyen il 4 maggio.

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Siamo tutti a rischio di infezione da coronavirus.

Sia i giovani che gli anziani sono a rischio se ignorano i consigli ufficiali. Attualmente non esiste un vaccino contro il coronavirus e si ritiene che un numero relativamente ridotto di persone abbia sviluppato un'immunità naturale dopo essere stata infettata. Tutti hanno un ruolo da svolgere nella lotta contro il virus. Occorre proteggere la propria salute personale, difendere i membri più vulnerabili delle nostre società e continuare a impedire che i servizi sanitari siano oberati di lavoro. Lavarsi accuratamente le mani, evitare di toccarsi il viso e rispettare il distanziamento sociale negli spazi pubblici sono i modi più efficaci per fermare la diffusione del coronavirus.  L'Organizzazione mondiale della sanità consiglia alle persone di tutte le età di proteggersi dal virus, per esempio seguendo una corretta igiene delle mani e delle vie respiratorie e autoisolandosi.

Non farti ingannare dai "bot"

Attenzione alle truffe online

I "bot", o robot informatici, stanno diffondendo disinformazione sulla crisi del coronavirus in tutta Europa.

Il massiccio aumento della disinformazione e delle notizie completamente false online sul coronavirus rende molto difficile distinguere il vero dal falso. Alcune informazioni ingannevoli diffuse massicciamente attraverso falsi account sui social media, tra cui i "bot" che eseguono automaticamente operazioni in Internet e sui social media, possono essere potenzialmente molto dannosi per te e i tuoi cari. Le notizie false basano la loro forza sul fatto di essere credibili, e quindi da condividere tranquillamente, il che le rende ancora più pericolose. Pensaci bene prima di condividere contenuti sulle tue piattaforme personali dei social media. Ricorda che le informazioni vanno prese solo da fonti attendibili e fidate: se di solito non ti fidi di una fonte di informazioni o di notizie, non farlo e non condividerla adesso!

L'UE sta collaborando con delle piattaforme online per affrontare il problema degli account falsi e dei "bot", molti dei quali sono già stati eliminati. In questo periodo di crisi i nostri timori e la maggiore tensione fanno degli account falsi e dei "bot" una presenza online più pericolosa che mai. Puoi individuare le notizie false con queste tre semplici mosse:

  1. Verifica la fonte. Ti stai facendo ingannare da fonti false?
  2. Verifica la storia. Viene riportata da più di una fonte?
  3. Verifica l'intenzione. La storia è stata diffusa da "bot"?

Risorse e strumenti online

Scopri una selezione di risorse e strumenti online per allievi, insegnanti ed educatori da usare durante la pandemia di Covid-19.

Leggete il nostro post Medium sulle 5 cose utili da sapere sul coronavirus.