Retribuzioni e costo del lavoro

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Dati estratti a giugno 2019.

Prossimo aggiornamento della scheda: luglio 2020.

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Aspetti salient
Nel 2018 il costo del lavoro orario medio era pari a 27,4 EUR nell'UE e a 30,6 EUR nella zona euro.
Nel 2018 il costo del lavoro orario medio nell'UE era compreso tra 5,4 EUR in Bulgaria e 43,5 EUR in Danimarca.

Costo del lavoro orario stimato, 2018

Nella presente scheda sono analizzati e confrontati i dati sulle retribuzioni e sul costo del lavoro (ossia le spese per il personale sostenute dal datore di lavoro) negli Stati membri dell'Unione europea (UE), nei paesi candidati all'adesione all'UE e nei paesi dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA).

Il lavoro riveste un ruolo molto importante nel funzionamento dell'economia. Dal punto di vista delle imprese rappresenta un costo (costo del lavoro) che comprende non soltanto le retribuzioni corrisposte ai lavoratori, ma anche i costi non salariali costituiti principalmente dai contributi sociali a carico dei datori di lavoro. È quindi uno dei principali fattori determinanti della competitività delle imprese, che è influenzata però anche dal costo del capitale (ad esempio interessi sui prestiti e dividendi sul capitale) e da elementi non legati ai prezzi, quali l'imprenditorialità, le competenze e la produttività del lavoro, l'innovazione e il posizionamento del marchio/del prodotto sul mercato.


Scheda completa


Componenti del costo del lavoro

Per i lavoratori dipendenti, il compenso percepito per il proprio lavoro, più comunemente denominato retribuzione o salario, rappresenta in genere la principale fonte di reddito e quindi incide in modo rilevante sulla capacità di spesa e/o di risparmio. Mentre la retribuzione lorda comprende i contributi sociali a carico del dipendente, la retribuzione netta è calcolata al netto di tali contributi e di qualunque importo dovuto allo Stato, ad esempio le imposte sul reddito. Poiché l'ammontare delle imposte dipende generalmente dalla situazione delle famiglie in termini di reddito e di composizione, la retribuzione netta viene calcolata per diverse situazioni familiari tipiche.

Nel diagramma 1 è sintetizzato il rapporto tra retribuzioni nette, retribuzioni lorde e costo del lavoro.

Diagramma 1 - Componenti del costo del lavoro

Costo del lavoro

Nel 2018 il costo del lavoro orario medio stimato era pari a 27,4 euro nell'UE-28 e a 30,6 euro nella zona euro (ZE-19). Dietro questa media si celano tuttavia differenze significative tra gli Stati membri dell'UE, con un costo del lavoro orario compreso tra 5,4 euro in Bulgaria e 43,5 euro in Danimarca (cfr. grafico ); tale media è risultata ancora più elevata in Norvegia (50,0 euro).

Grafico 1 - Costo del lavoro orario stimato, 2018
(EUR)
Fonte: Eurostat (lc_lci_lev)


Il costo del lavoro è costituito dal costo delle retribuzioni (costi salariali) e da costi non salariali quali i contributi sociali a carico del datore di lavoro. Nel 2018 la quota dei costi non salariali rispetto al totale del costo del lavoro per l'intera economia era del 23,7 % nell'UE-28 e del 25,6 % nella zona euro. Tale quota variava inoltre in misura notevole tra i diversi Stati membri dell'UE: l'incidenza più elevata dei costi non salariali si registrava in Francia (32,6 %), Svezia (32,3 %), Lituania (29,2 %) e Italia (28,4 %), mentre i tassi più bassi si registravano a Malta (6,1 %), in Lussemburgo (11,1 %), in Danimarca (14,1 %), in Croazia (15,3 %) e in Irlanda (15,4 %).

Retribuzioni lorde

Retribuzioni mediane

Le retribuzioni lorde rappresentano la parte preponderante del costo del lavoro. Nel 2014 le retribuzioni orarie lorde mediane più elevate espresse in euro si registravano in Danimarca (25,52 euro), seguita da Irlanda (20,16 euro), Svezia (18,46 euro), Lussemburgo (18,38 euro), Belgio (17,32 euro) e Finlandia (17,24 euro). Per contro le retribuzioni orarie lorde mediane più basse espresse in euro si registravano in Bulgaria (1,67 euro) e Romania (2,03 euro), seguite da Lituania (3,11 euro), Lettonia (3,35 euro) e Ungheria (3,59 euro). In altri termini, negli Stati membri dell'UE le retribuzioni orarie lorde mediane nazionali più elevate erano 15 volte superiori a quelle più basse, con valori espressi in euro; se rettificata per tenere conto delle differenze di prezzo (mediante conversione in standard di potere d'acquisto (SPA)), la media più elevata era cinque volte superiore alla media più bassa, con Danimarca e Bulgaria a rappresentare ancora una volta gli estremi dell'intervallo.

Grafico 2 - Retribuzioni orarie lorde mediane, tutti i lavoratori dipendenti (esclusi gli apprendisti), 2014
Fonte: Eurostat (earn_ses_pub2s)


Lavoratori a bassa retribuzione

Si definiscono lavoratori a bassa retribuzione i lavoratori dipendenti le cui retribuzioni sono pari o inferiori alla soglia dei due terzi delle retribuzioni orarie lorde mediane nazionali. Nel 2014 rientrava in questa categoria il 17,2 % dei lavoratori dipendenti nell'UE-28, mentre la percentuale riferita alla zona euro era del 15,9 %. Nello stesso anno si registrava una variazione significativa della proporzione di lavoratori a bassa retribuzione negli Stati membri dell'UE: le percentuali più elevate si registravano in Lettonia (25,5 %), Romania (24,4 %), Lituania (24,0 %) e Polonia (23,6 %), seguite da Croazia (23,1 %), Estonia (22,8 %), Germania (22,5 %) e Grecia (21,7 %). Per contro, rientrava in questa categoria una percentuale inferiore al 10 % dei lavoratori di Svezia (2,6 %), Belgio (3,8 %), Finlandia (5,3 %), Danimarca (8,6 %), Francia (8,8 %) e Italia (9,4 %).

Grafico 3 - Lavoratori a bassa retribuzione: lavoratori dipendenti (esclusi gli apprendisti) le cui retribuzioni sono inferiori alla soglia dei due terzi delle retribuzioni orarie lorde mediane, 2014
(% dei lavoratori dipendenti)
Fonte: Eurostat (earn_ses_pub1s)


Differenziale retributivo di genere

Il differenziale retributivo grezzo di genere è un importante indicatore che misura il divario tra le retribuzioni medie degli uomini e delle donne nell'UE. Nel 2017, nell'insieme dei paesi dell'UE-28 le donne percepivano, in media, retribuzioni inferiori del 16,0 % rispetto a quelle degli uomini, mentre il differenziale era del 16,1 % nella zona euro. Lo scarto minore tra le retribuzioni medie tra i sessi si rilevava in Romania, Italia, Lussemburgo, Belgio, Polonia e Slovenia (inferiore al 10,0 % in ciascuno di questi paesi). Il differenziale retributivo di genere più elevato si registrava in Estonia (25,6 %), Cechia (21,1 %), Germania (21,0 %), e Regno Unito (20,8 %) (cfr. grafico 4).

Grafico 4 - Differenziale retributivo grezzo di genere, 2017
(differenza tra le retribuzioni orarie lorde medie dei lavoratori dipendenti uomini e donne, in % della retribuzione lorda maschile, in forma grezza)
Fonte: Eurostat (earn_gr_gpgr2)


Varie possono essere le cause di tali divari retributivi di genere: tassi diversi di partecipazione alle forze di lavoro, disparità tra le occupazioni e le attività che tendono ad essere appannaggio degli uomini o delle donne, diversa incidenza degli impieghi a tempo parziale tra uomini e donne nonché atteggiamenti discordanti degli uffici del personale di entità private e pubbliche nei confronti dell'evoluzione della carriera e dei congedi non retribuiti e/o di quelli di maternità/parentali. Tra gli altri fattori che possono spiegare, almeno in parte, il differenziale retributivo di genere figurano la segregazione settoriale e occupazionale, l'istruzione e la formazione, la sensibilizzazione e la trasparenza nonché la discriminazione diretta. Il divario retributivo di genere rispecchia inoltre altre diseguaglianze, in particolare la quota spesso sproporzionata di responsabilità familiari gravante sulle donne e le relative difficoltà a conciliare il lavoro con la vita privata. Molte donne lavorano a tempo parziale o con contratti atipici, il che consente loro di restare sul mercato del lavoro pur facendosi carico delle responsabilità familiari, ma può avere un'incidenza negativa sulle loro prospettive di carriera e di promozione e sulle loro retribuzioni e pensioni.

Retribuzioni nette e pressione fiscale

Tutti i dati si basano su un modello ampiamente riconosciuto, sviluppato dall'OCSE, le cui cifre sono ottenute da fonti nazionali (per ulteriori dettagli sul modello, consultare le informazioni sul sito OECD - Benefits and wages (prestazioni e retribuzioni)).

Retribuzioni nette

Le informazioni sulle retribuzioni nette integrano i dati sulle retribuzioni lorde fornendo indicazioni sulla quota di reddito disponibile, ossia dopo aver detratto dall'importo lordo le imposte sul reddito e i contributi sociali a carico del lavoratore e aver aggiunto gli assegni familiari (prestazioni in denaro corrisposte per i figli a carico), nel caso di famiglie con figli.

Nel 2018 la retribuzione netta di una persona single senza figli che guadagnava il 100 % della retribuzione media di un lavoratore nell'industria e nei servizi di mercato variava da 5 500 euro in Bulgaria a 41 900 euro in Lussemburgo. Negli stessi due Stati membri si registravano anche le retribuzioni nette medie rispettivamente più bassa (6 100 euro) e più elevata (56 300 euro) per una coppia sposata monoreddito con due figli (grafico 5).

Grafico 5 - Retribuzione netta annua, 2018
(EUR)
Fonte: Eurostat (earn_nt_net)


Nelle coppie in cui entrambi i coniugi lavoravano (ed entrambi percepivano la retribuzione di un lavoratore medio), la retribuzione netta annua più elevata si registrava in Lussemburgo, con 93 400 euro per le coppie con due figli e 85 800 euro per le coppie senza figli. La retribuzione netta più bassa si registrava in Bulgaria, con 11 100 euro per le coppie con due figli e un valore leggermente inferiore, pari a 11 000 euro, per le coppie senza figli.

Carico fiscale

L'obiettivo degli indicatori sulle aliquote fiscali (cuneo fiscale, trappola della disoccupazione e trappola della povertà) è quello di monitorare l'attrattiva del lavoro. La tavola 1 presenta i suddetti indicatori per un lavoratore a bassa retribuzione che percepisce i due terzi (per l'esattezza il 67 %) della retribuzione media di un lavoratore nell'industria e nei servizi di mercato (NACE Rev. 2, sezioni da B a N), single e senza figli.

Il primo indicatore, ovvero il cuneo fiscale, misura l'onere che rappresentano le imposte e i contributi sociali sul costo del lavoro. È definito come la somma dell'imposta sui redditi lordi da lavoro dipendente e dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti e dei datori di lavoro, espressa in percentuale del totale del costo del lavoro. Nel 2018 il cuneo fiscale per l'UE-28 era del 38,2 % (40,9 % per la zona euro). Nello stesso anno la pressione fiscale più elevata sui lavoratori a bassa retribuzione si rilevava in Belgio, Cechia, Germania, Francia, Italia, Ungheria, Austria e Svezia (tutti oltre il 40,0 %), mentre quella più bassa si registrava in Irlanda, a Cipro, a Malta e nel Regno Unito (tutti al di sotto del 30,0 %).

Tavola 1 - Indicatori sulle aliquote fiscali applicate ai lavoratori a bassa retribuzione, single e senza figli, 2018
(%)
Fonte: Eurostat (earn_nt_taxwedge), (earn_nt_unemtrp) e (earn_nt_lowwtrp)


Il secondo indicatore, ossia la trappola della disoccupazione, misura la proporzione (in percentuale) dell'aumento della retribuzione lorda prelevata a causa dell'applicazione di aliquote d'imposta più elevate e di maggiori contributi sociali a carico del lavoratore, nonché della perdita del sussidio di disoccupazione e di altre prestazioni quando il disoccupato ritorna al lavoro. Nel 2018 la trappola della disoccupazione era pari al 73,1 % nell'UE-28 (75,7 % nella zona euro). Il tasso più elevato si registrava in Lussemburgo (90,8 %), mentre quello più basso si osservava in Estonia (32,2 %).

Il terzo indicatore, ovvero la trappola della povertà, misura la proporzione (in percentuale) dell'aumento della retribuzione lorda prelevata a causa dell'effetto combinato delle imposte sul reddito, dei contributi sociali a carico del lavoratore e dell'eventuale perdita di prestazioni sociali quando le retribuzioni lorde salgono dal 33 % al 67 % della retribuzione media di un lavoratore. Nel 2018 la trappola della povertà registrata nell'UE-28 era del 39,0 % (42,2 % nella zona euro), con il valore più basso osservato a Cipro (10,3 %) e quello più alto in Belgio (59,7 %).

Fonte dei dati per le tavole e i grafici

Fonti dei dati

Costo del lavoro

Il costo del lavoro comprende il compenso percepito dai lavoratori dipendenti (le retribuzioni, i corrispettivi in denaro e in natura e i contributi sociali a carico dei datori di lavoro), i costi della formazione professionale e altre spese (quali spese di assunzione, spese per indumenti da lavoro e imposte inerenti all'occupazione e considerate come costo del lavoro meno eventuali prestazioni percepite). Tali componenti del costo del lavoro e i relativi elementi sono definiti nel regolamento (CE) n. 1737/2005 del 21 ottobre 2005.

Le statistiche sul costo del lavoro costituiscono un sistema gerarchico di statistiche pluriennali, annuali e trimestrali destinate a tracciare un quadro completo e dettagliato del livello, della struttura e dell'evoluzione a breve termine del costo del lavoro nei diversi settori di attività economica negli Stati membri dell'UE e in alcuni paesi terzi. Tutte le statistiche si basano su una definizione armonizzata del costo del lavoro. I livelli del costo del lavoro si basano sull'ultima indagine concernente il costo del lavoro (attualmente 2016) e su un'estrapolazione basata sull'indice trimestrale del costo del lavoro. L'indagine sul costo del lavoro è un'indagine quadriennale che rileva in modo molto dettagliato i livelli del costo del lavoro. Ai fini dell'estrapolazione mediante l'indice del costo del lavoro, i dati sono utilizzati solo a livello aggregato. L'indice trimestrale del costo del lavoro (un euroindicatore) misura la pressione sui costi derivante dal fattore di produzione lavoro. I dati oggetto della rilevazione relativa all'indice del costo del lavoro riguardano il costo del lavoro orario medio totale e due categorie di costo del lavoro: da un lato le retribuzioni (costi salariali) e dall'altro i contributi sociali a carico dei datori di lavoro più le imposte, al netto dei contributi percepiti dal datore di lavoro. I dati destagionalizzati e corretti per i giorni lavorativi - anche disaggregati per attività economica - sono disponibili per gli aggregati europei (UE e zona euro) e per gli Stati membri dell'UE per un aggregato che comprende l'industria, le costruzioni e i servizi (sono escluse la pubblica amministrazione, la difesa e l'assicurazione sociale obbligatoria) (sezioni da B a N e da P a S della NACE Rev 2).

Retribuzioni lorde

Le principali definizioni in merito alle retribuzioni sono contenute nel regolamento (CE) n. 1738/2005 del 21 ottobre 2005. I dati sono ricavati dall'indagine sulla struttura delle retribuzioni (structure of earnings survey - SES), condotta ogni quattro anni, la cui edizione più recente risale all'ottobre 2014. La retribuzione lorda comprende la remunerazione monetaria versata direttamente dal datore di lavoro, al lordo delle detrazioni fiscali e dei contributi sociali a carico dei lavoratori e trattenuti dal datore di lavoro. Sono inclusi tutti i premi e le gratifiche (tredicesima e quattordicesima mensilità, gratifiche per ferie, partecipazioni agli utili, indennità per ferie non godute, compensi occasionali ecc.) a prescindere dal fatto che siano corrisposti regolarmente o meno.

I dati sulle retribuzioni mediane si basano sulle retribuzioni orarie lorde di tutti i dipendenti (a tempo pieno e a tempo parziale, ma esclusi gli apprendisti) che lavorano in imprese con 10 o più addetti in tutti i settori dell'economia, tranne l'agricoltura, la pesca, la pubblica amministrazione, le famiglie e le organizzazioni extraterritoriali. Le retribuzioni mediane sono calcolate in modo tale che la metà dei lavoratori guadagna meno del valore mediano e l'altra metà guadagna di più.

Differenziale retributivo di genere

Il differenziale retributivo di genere, nella sua forma grezza, è definito come la differenza tra le retribuzioni orarie lorde medie dei lavoratori dipendenti uomini e donne, espressa in percentuale della retribuzione oraria lorda media maschile. La metodologia per l'elaborazione di tale indicatore utilizza come parametri di riferimento i dati rilevati tramite l'indagine sulla struttura delle retribuzioni (SES), riveduta ogni quattro anni quando diventano disponibili i nuovi dati dell'indagine sulla struttura delle retribuzioni.

Secondo la metodologia utilizzata, l'indicatore del differenziale retributivo grezzo di genere riguarda tutti i lavoratori dipendenti (senza alcuna limitazione per età e numero di ore lavorate) delle imprese (con almeno 10 addetti) dell'industria, delle costruzioni e dei servizi (sezioni da B a S della NACE Rev. 2, esclusa la sezione O). Sebbene non sia obbligatorio, alcuni paesi forniscono dati anche per la sezione O della NACE Rev. 2 (pubblica amministrazione e difesa; assicurazione sociale obbligatoria). I dati sono disponibili anche disaggregati secondo il settore economico (pubblico o privato), l'orario di lavoro (a tempo pieno o parziale) e l'età dei lavoratori dipendenti.

Retribuzioni nette e pressione fiscale

La retribuzione netta è ricavata dalla retribuzione lorda e rappresenta la quota della retribuzione di cui i lavoratori possono effettivamente disporre per destinarla ad acquisti o al risparmio. Rispetto alla retribuzione lorda, la retribuzione netta non comprende i contributi sociali né le imposte, mentre include gli assegni familiari.

La trappola della disoccupazione è definita come la differenza tra l'aumento della retribuzione lorda e l'aumento del reddito netto nel passaggio dalla disoccupazione all'occupazione, espressa in percentuale della retribuzione lorda.

Contesto

La struttura e l'evoluzione del costo del lavoro e delle retribuzioni costituiscono elementi importanti del mercato del lavoro in quanto rispecchiano l'offerta di lavoro dei singoli individui e la domanda di lavoro da parte delle imprese.

L'UE è impegnata a promuovere le pari opportunità tramite la progressiva soppressione del differenziale retributivo di genere. L'articolo 157, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sancisce il principio della parità di retribuzione tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore e l'articolo 157, paragrafo 3, costituisce il fondamento giuridico della normativa sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Nel dicembre 2015 la Commissione europea ha adottato un Impegno strategico per l'uguaglianza di genere 2016-2019. In tale programma di lavoro la Commissione europea ha ribadito il proprio impegno a continuare a lavorare per promuovere la parità tra uomini e donne. Una delle aree tematiche prioritarie è quella della riduzione del divario di genere in materia di retribuzioni, salari e pensioni, lottando in tal modo contro la povertà tra le donne. La Commissione europea ha individuato le azioni chiave da attuare in questo settore prioritario. Una di esse è organizzare ogni anno la Giornata europea per la parità retributiva al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica sul divario retributivo tra i sessi e le sue cause.

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Gender pay gap in unadjusted form (tsdsc340)
Labour cost index by NACE Rev. 2 (teilm100)
Labour cost index by NACE Rev. 2 - percentage change Q/Q-1 (teilm120)
Labour cost index by NACE Rev. 2 - percentage change Q/Q-4 (teilm130)
Labour cost index by NACE Rev. 2 - Index (2012=100) (teilm140)