Statistiche sulla povertà di reddito

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Aspetti salient

Nel 2017 il tasso di rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali) nell'UE è sceso al 16,9 % (- 0,4 punti percentuali).

Nel 2017 i trasferimenti sociali hanno portato al di sopra della soglia di povertà l'8,7 % della popolazione dell'UE.

Nel 2017 i redditi percepiti dal 20 % della popolazione con i redditi disponibili più elevati dell'UE sono risultati superiori di 5,1 volte rispetto a quelli percepiti dal 20 % della popolazione con i redditi disponibili più bassi.

Tasso di rischio di povertà, 2017

Nella presente scheda sono analizzate le recenti statistiche sulla povertà monetaria e sulle disparità di reddito nell'Unione europea (UE). I confronti tra i tenori di vita dei vari paesi sono spesso basati sul prodotto interno lordo (PIL) pro capite, che esprime in termini monetari la ricchezza di un paese in rapporto agli altri paesi. Tale indicatore fornisce tuttavia pochissime informazioni sulla distribuzione del reddito all'interno di un paese, o sui fattori non monetari che possono contribuire in larga misura a determinare la qualità della vita di cui gode la popolazione. Se da un lato le disuguaglianze nella distribuzione del reddito possono costituire un incentivo a migliorare la propria situazione economica attraverso il lavoro, l'innovazione o l'acquisizione di nuove competenze, dall'altro le disparità di reddito sono spesso considerate legate a fenomeni quali criminalità, povertà ed esclusione sociale.

Scheda completa

Tasso e soglia di rischio di povertà

Si osserva una lieve tendenza al rialzo deltasso di rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali) nell'UE-28, a partire dal 16,5 % del 2010. Se nel periodo 2011-2013 le variazioni sono state minime, nel 2014 un'impennata di 0,5 punti percentuali (pp) ha fatto registrare i livelli più elevati nello stesso periodo per tre anni consecutivi (17,2 % o 17,3 %). Per il 2017, l'anno per il quale sono disponibili i dati più recenti, si è osservato un calo al 16,9 % (- 0,4 pp).

Grafico 1 - Tasso e soglia di rischio di povertà, 2017
Fonte: Eurostat (ilc_li01) e (ilc_li02)


Il tasso dell'UE-28, calcolato come media ponderata dei risultati nazionali, nasconde rilevanti differenze tra gli Stati membri dell'UE (cfr. grafico 1). In nove Stati membri, ossia Romania (23,6 %), Bulgaria (23,4 %), Lituania (22,9 %), Lettonia (22,1 %), Spagna (21,6 %), Estonia (21,0 %), Italia (20,3 %), Grecia (20,2 %) e Croazia (20,0 %), un quinto o più della popolazione è considerato a rischio di povertà; dati analoghi sono stati riscontrati per la Serbia (25,7 %), la Macedonia del Nord e la Turchia (entrambe 22,2 %). Tra gli Stati membri dell'UE, la quota meno elevata di persone a rischio di povertà è stata registrata in Cechia (9,1 %) e in Finlandia (11,5 %); l'Islanda (8,8 % - dati del 2016) presenta una percentuale ancora più bassa di persone a rischio di povertà rispetto al totale della sua popolazione.

La soglia di rischio di povertà (presentata anch'essa nel grafico 1) è pari al 60 % del reddito disponibile equivalente mediano nazionale. Per effettuare confronti nello spazio è espressa sovente in standard di potere d'acquisto (SPA) in modo da tenere conto delle differenze del costo della vita nei vari paesi. Nel 2017 i valori reddituali per tale soglia variavano notevolmente tra gli Stati membri dell'UE: da 3 182 SPA in Romania a 14 006 SPA in Austria, con il valore soglia del Lussemburgo (17 604 SPA) nettamente superiore al valore più alto dell'intervallo. La soglia di povertà era altresì relativamente bassa in Serbia (3 087 SPA), nella Macedonia del Nord (3 179 SPA) e in Turchia (3 987 SPA), e relativamente elevata in Islanda (13 316 SPA – dati del 2016), Norvegia (15 740 SPA) e Svizzera (16 225 SPA).

Grafico 2 - Tasso di rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali, 2017
(% della popolazione di 16 anni o più)
Fonte: Eurostat (ilc_li02)


Alcuni gruppi sociali sono più esposti di altri al rischio di povertà monetaria
Nel 2017 il differenziale tra il tasso di rischio di povertà nell'UE-28 (dopo i trasferimenti sociali) per i due sessi era contenuto: secondo i dati più recenti era pari al 15,5 % per gli uomini e leggermente più alto (17,1 %) per le donne (cfr. grafico 2). Nel 2017 i divari maggiori in termini di genere sono stati osservati in Estonia (6,0 pp), Lettonia (5,8 pp), Lituania (5,0 pp), Cechia (4,0 pp), Bulgaria (3,8 pp) e Slovenia (3,2 pp). Anche Irlanda, Croazia, Cipro, Belgio, Regno Unito, Italia, Malta, Austria e Germania hanno registrato tassi di rischio di povertà per le donne superiori a quelli per gli uomini di almeno 2,0 pp, al pari della Svizzera e della Norvegia. Al contrario, in Danimarca il tasso di rischio di povertà era più alto per gli uomini rispetto alle donne di 1 pp. Un dato analogo è stato osservato nella Macedonia del Nord (1 pp).


Tavola 1 - Tasso di rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali secondo le condizioni lavorative più frequenti, 2017
(% della popolazione di 18 anni o più)
Fonte: Eurostat (ilc_li04)


Il differenziale tra i tassi di rischio di povertà aumenta se la popolazione viene classificata secondo la condizione lavorativa
Un gruppo particolarmente vulnerabile è costituito dai disoccupati (cfr. tavola 1): nel 2017 quasi la metà (47,8 %) dei disoccupati nell'UE-28 era esposta al rischio di povertà, con il tasso di gran lunga più elevato in Germania (70,6 %), mentre in altri dieci Stati membri dell'UE (Lituania, Bulgaria, Malta, Lettonia, Lussemburgo, Regno Unito, Romania, Ungheria, Svezia ed Estonia) era a rischio di povertà almeno la metà dei disoccupati.

Nell'UE-28 circa un pensionato su sette (14,2 %) era esposto al rischio di povertà nel 2017. Tassi più che doppi rispetto alla media dell'UE-28 sono stati registrati in Estonia (46,1 %), Lettonia (43,7 %), Lituania (36,7 %) e Bulgaria (32,4 %).

Il rischio di povertà è molto inferiore tra gli occupati (una media del 9,4 % nell'intera UE-28 nel 2017). Percentuali relativamente elevate di occupati a rischio di povertà sono state registrate in Romania (17,4 %) e, in misura minore, in Lussemburgo (13,7 %) e Spagna (13,1 %), mentre Grecia, Italia, Portogallo e Ungheria rilevavano che più di un occupato su dieci era esposto al rischio di povertà nel 2017.


Grafico 3 - Rischio di povertà per tipologia familiare, famiglie senza figli a carico, 2017
(% della popolazione specificata)
Fonte: Eurostat (ilc_li03)


I tassi di rischio di povertà non sono distribuiti uniformemente tra tipologie familiari diverse per numero di adulti e di figli a carico
Nel 2017, tra le famiglie senza figli a carico (cfr. grafico 3), quelle costituite da persone che vivono da sole erano maggiormente esposte al rischio di povertà, una situazione in cui si trovava il 26,0 % delle famiglie unipersonali nell'UE-28. Per contro, il tasso di rischio di povertà per le famiglie con due o più adulti era inferiore alla metà di tale dato (11,1 %) e, in particolare, nelle famiglie con due adulti di cui almeno uno di età uguale o superiore a 65 anni, il tasso di rischio di povertà era lo stesso (11,1 %).

La maggior parte degli Stati membri dell'UE presentava una situazione analoga: tra le famiglie senza figli a carico quelle costituite da una sola persona registravano i tassi di rischio di povertà più elevati in tutti gli Stati membri dell'UE tranne Malta, dove le famiglie con due adulti di cui almeno uno di età uguale o superiore a 65 anni registravano un tasso più alto (25,8 % contro 25,5 % per le famiglie unipersonali). Una situazione analoga a quella maltese è stata osservata nella Macedonia del Nord salvo che, tra le tre tipologie analizzate, erano le famiglie costituite da una sola persona a far registrare il tasso più basso (7,1 %).

In 13 Stati membri dell'UE su 28, il tasso di rischio di povertà per le famiglie con due adulti di cui almeno uno di età uguale o superiore a 65 anni era inferiore al tasso per la categoria più ampia comprendente tutte le famiglie con due o più adulti, in particolare in Grecia (dove la differenza era di 6,6 pp). All'estremo opposto, a Malta, il tasso di rischio di povertà per le famiglie con due adulti di cui almeno uno di età uguale o superiore a 65 anni era superiore di 13,5 pp rispetto alle famiglie con due o più adulti. Anche in Svizzera è stata riscontrata questa situazione (8,5 pp).


Grafico 4 - Tasso di rischio di povertà per tipologia familiare, famiglie con figli a carico, 2017
(% della popolazione specificata)
Fonte: Eurostat (ilc_li03)


Per quanto riguarda le famiglie con figli a carico, il tasso di rischio di povertà più elevato nell'UE-28 è stato registrato per le persone sole con figli a carico ed era superiore a un terzo (35,3 %)
Da un confronto dei tassi per le famiglie con due adulti (cfr. grafico 4) emerge che in quelle con un solo figlio a carico (12,6 %) il rischio di povertà era di poco superiore alla metà di quello rilevato per le famiglie con tre o più figli a carico (26,9 %). Per quanto riguarda le tre tipologie di famiglie presentate nel grafico 4, in tutti gli Stati membri dell'UE, ad eccezione dell'Ungheria, le famiglie composte da "due adulti con un figlio a carico" erano quelle meno esposte al rischio di povertà; in Ungheria il minor rischio di povertà è stato rilevato tra le famiglie composte da due adulti con tre o più figli a carico (14,2 %). Nella maggior parte degli Stati membri dell'UE il tasso di rischio di povertà era più elevato per le famiglie costituite da una sola persona con figli a carico, pur con alcune eccezioni in cui il tasso era più alto per le famiglie composte da due adulti con tre o più figli: in particolare in Romania (61,9 % contro 31,2 %) e Bulgaria (65,0 % contro 35,7 %) e in misura minore in Portogallo (differenza di 8,3 pp) e Spagna (differenza di 3,3 pp). Questa situazione è stata riscontrata anche in Svizzera (differenza di 4,3 pp) e in tutti e tre i paesi candidati per i quali vi sono dati disponibili.

Grafico 5 - Tasso di rischio di povertà prima e dopo i trasferimenti sociali, 2017
(% della popolazione totale)
Fonte: Eurostat (ilc_li02) e (ilc_li10)


La povertà e l'esclusione sociale possono essere ridotte mediante misure di protezione sociale
Questo obiettivo può essere raggiunto, ad esempio, tramite l'erogazione di prestazioni sociali. Uno dei metodi per valutare il successo delle misure di protezione sociale è quello di confrontare gli indicatori di rischio di povertà prima e dopo i trasferimenti sociali (cfr. grafico 5). Nel 2017 i trasferimenti sociali hanno ridotto il tasso di rischio di povertà tra la popolazione dell'UE-28 dal 25,6 % prima dei trasferimenti al 16,9 % dopo i trasferimenti, portando al di sopra della soglia di povertà l'8,7 % della popolazione che, senza i trasferimenti sociali, sarebbe stata esposta a tale rischio.

Dal confronto tra i tassi di rischio di povertà prima e dopo i trasferimenti sociali, emerge che l'incidenza delle prestazioni sociali è stata bassa in Bulgaria (5,8 %), Portogallo (5,3 %), Slovacchia (5,1 %), Italia (4,9 %), Romania (4,7 %) e Grecia (3,8 %), nonché in Serbia (5,9 %), Macedonia del Nord (3,7 %) e Turchia (2,1 %), portando nel migliore dei casi il 6 % della popolazione al di sopra della soglia di povertà.

Considerando l'incidenza in termini relativi, almeno la metà di tutte le persone che erano esposte al rischio di povertà in Finlandia, Irlanda e Danimarca è stata portata al di sopra della soglia grazie ai trasferimenti sociali. Lo stesso è avvenuto in Islanda e Norvegia.

Disparità di reddito

Le amministrazioni pubbliche, i decisori politici e la società in generale non possono lottare contro la povertà e l'esclusione sociale senza aver prima analizzato se le disparità esistenti sono di natura economica o sociale. I dati sulle disparità economiche assumono particolare importanza ai fini della stima della povertà relativa, perché la distribuzione delle risorse economiche può avere un'incidenza diretta sull'ampiezza e sulla gravità del fenomeno della povertà.

Grafico 6 - Disparità nella distribuzione dei redditi, 2017
(rapporto tra quintili di reddito)
Fonte: Eurostat (ilc_di11)


Nel 2017 si sono registrate forti disparità nella distribuzione del reddito: considerando la media dei dati nazionali di ciascuno degli Stati membri dell'UE ponderata in base alla popolazione (cfr. grafico 6), i redditi percepiti dal 20 % della popolazione con i redditi disponibili equivalenti più elevati risultano superiori di 5,1 volte a quelli percepiti dal 20 % della popolazione con i redditi disponibili equivalenti più bassi. Il rapporto tra quintili varia notevolmente tra gli Stati membri dell'UE: da 3,4 in Slovenia e Cechia a valori superiori a 6,0 in Grecia, Lettonia, Romania e Spagna e superiori a 7,0 in Lituania, fino a raggiungere 8,2 in Bulgaria. Tra i paesi terzi presenti nel grafico 6, anche l'Islanda (3,3 - dati del 2016) e la Norvegia (3,9) hanno registrato valori particolarmente contenuti in quanto a disparità nella distribuzione dei redditi, mentre in Turchia (8,7) e in Serbia (9,4) i valori erano più alti che in qualsiasi altro Stato membro dell'UE.

La politica presta particolare attenzione alle disparità che colpiscono diversi gruppi della società. Un gruppo di particolare interesse è quello degli anziani, anche in considerazione della crescente proporzione della popolazione di età pari o superiore a 65 anni. I sistemi pensionistici possono svolgere un ruolo importante nell'affrontare il problema della povertà tra gli anziani. A questo riguardo è interessante confrontarei redditi degli anziani con quelli del resto della popolazione.


Grafico 7 - Rapporto tra redditi mediani relativi, 2017
Fonte: Eurostat (ilc_pnp2)


Nell'insieme dell'UE-28, il reddito mediano delle persone di 65 anni e più nel 2017 era pari al 92 % del reddito mediano della popolazione di età inferiore a 65 anni
In quattro Stati membri dell'UE (Lussemburgo, Francia, Grecia e Italia) il reddito mediano degli anziani era superiore a quello delle persone di età inferiore a 65 anni (cfr. grafico 7). Un dato analogo è stato osservato nella Macedonia del Nord (1,12), in Serbia (1,03) e in Turchia (1,01). In Spagna, Ungheria, Austria, Romania, Polonia e Portogallo il reddito mediano degli anziani si attestava tra il 90 % e il 100 % di quello registrato per la popolazione di meno di 65 anni. Lo stesso risultava anche in Islanda (dati del 2015) e Norvegia. Belgio, Svezia, Danimarca, Cechia, Bulgaria, Malta, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno riportato valori inferiori all'80 %. Percentuali relativamente basse possono rispecchiare in generale le prestazioni pensionistiche erogate.


Grafico 8 - Gap mediano di povertà relativa, 2017
(in %)
Fonte: Eurostat (ilc_li11)

L'intensità di povertà, che aiuta a quantificare il grado di povertà, può essere misurata sulla base del gap mediano di povertà relativa. Nel 2017 il reddito mediano delle persone a rischio di povertà nell'UE-28 era, in media, del 24,1 % inferiore alla soglia di povertà (cfr. grafico 8), la quale è fissata al 60 % del reddito disponibile mediano equivalente nazionale. Tra gli Stati membri dell'UE, in Romania il reddito mediano delle persone a rischio di povertà era quello maggiormente al di sotto della soglia di povertà (34,5 %). Ulteriori gap superiori al 25,0 % si registravano in Lettonia, Slovacchia, Croazia, Portogallo, Lituania, Italia, Grecia, Bulgaria e Spagna. Il gap era ancora più elevato in Serbia (38,8 %) e nella Macedonia del Nord (37,3 %). Il gap più basso tra gli Stati membri dell'UE si è osservato in Finlandia (13,7 %), seguita da Cipro (15,1 %). Anche l'Islanda ha registrato un gap particolarmente basso (15,3 % - dati del 2016).

Fonte dei dati per le tavole e i grafici

Fonti dei dati

Le statistiche dell'UE sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC), la cui compilazione è iniziata nel 2003 sulla base di un accordo informale tra Eurostat, sei Stati membri dell'UE (Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda e Lussemburgo) e la Norvegia, sono state introdotte al fine di ottenere i dati pertinenti per gli indicatori sul reddito e sulle condizioni di vita. La base giuridica di tale rilevazione è costituita dal regolamento (CE) n. 1177/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio.

La rilevazione di tali statistiche è stata formalmente avviata nel 2004 in 15 Stati membri ed estesa nel 2005 a tutti i rimanenti Stati membri (UE-25), oltre che all'Islanda e alla Norvegia. La Bulgaria e la Turchia hanno iniziato a compilare le statistiche EU-SILC nel 2006, la Romania nel 2007, la Svizzera nel 2008 e la Croazia nel 2010. Anche i dati della Macedonia del Nord sono disponibili a partire dal 2010, mentre quelli relativi alla Serbia lo sono a partire dal 2013. Le statistiche EU-SILC comprendono una dimensione sia longitudinale sia trasversale.

Il reddito disponibile delle famiglie è determinato sommando tutti i redditi monetari (a prescindere dalla fonte da cui siano percepiti, compresi i redditi da lavoro, gli investimenti e le prestazioni sociali) di ciascun componente della famiglia ai redditi percepiti a livello di famiglia e detraendo le imposte e i contributi sociali versati. Al fine di rispecchiare le differenze tra le famiglie in termini di dimensione e di tipologia familiare, questo totale è diviso per il numero di "adulti equivalenti" utilizzando una scala (di equivalenza) standard, la cosiddetta "scala OCSE modificata", che attribuisce un peso di 1 al primo adulto della famiglia, un peso di 0,5 a ciascun componente successivo della famiglia di 14 anni o più e un peso di 0,3 ai componenti di meno di 14 anni di età. Il dato risultante è denominato reddito disponibile equivalente ed è attribuito a ciascun componente della famiglia. Nel caso degli indicatori sulla povertà, il reddito disponibile equivalente è calcolato dividendo il reddito totale disponibile di ciascuna famiglia per il numero equivalente dei suoi componenti. Di conseguenza, ciascuna persona nella famiglia dispone dello stesso reddito equivalente.

Per tutti i paesi, il periodo di riferimento per i redditi è un periodo fisso di 12 mesi (come l'anno civile o fiscale precedente). Fanno eccezione il Regno Unito, per il quale il periodo di riferimento per i redditi è l'anno dell'indagine, e l'Irlanda, per la quale l'indagine è continua e il reddito è rilevato per i 12 mesi antecedenti l'indagine.

Il tasso di rischio di povertà è definito come la percentuale di popolazione con un reddito disponibile equivalente inferiore alla soglia di rischio di povertà [espressa in standard di potere d'acquisto (SPA)], fissata al 60 % del reddito disponibile mediano equivalente nazionale. In linea con le decisioni del Consiglio europeo, il tasso di rischio di povertà è misurato con riferimento alla situazione in ciascuno Stato membro dell'UE anziché applicando una soglia comune. Questo tasso può essere calcolato prima o dopo i trasferimenti sociali: la differenza misura l'incidenza ipotetica dei trasferimenti sociali nazionali sulla riduzione del rischio di povertà. Le pensioni di anzianità e di reversibilità sono considerate come redditi prima dei trasferimenti e non come trasferimenti sociali. Per questo indicatore sono disponibili molte analisi, ad esempio secondo l'età, il sesso, la condizione lavorativa, la tipologia familiare o il livello di istruzione. Va osservato come l'indicatore non misuri la ricchezza, bensì rappresenti un parametro relativo di bassi redditi correnti (rispetto ad altri cittadini dello stesso paese), il che non implica necessariamente un basso tenore di vita. I dati dell'UE-28 e della zona euro sono medie dei dati degli Stati membri ponderate in base alla popolazione.

Contesto

Nel dicembre 2001, al Consiglio europeo di Laeken, i capi di Stato e di governo europei hanno fissato una prima serie di indicatori statistici comuni in materia di povertà e di esclusione sociale, che sono sottoposti a un continuo processo di perfezionamento da parte del sottogruppo Indicatori del comitato per la protezione sociale (CPS). Tali indicatori costituiscono un elemento essenziale del metodo di coordinamento aperto (MCA) ai fini del monitoraggio dei progressi realizzati dagli Stati membri dell'UE per attenuare la povertà e l'esclusione sociale.

Le statistiche EU-SILC costituiscono la fonte di riferimento per i dati sul reddito e sulle condizioni di vita e, in particolare, per gli indicatori relativi all'inclusione sociale. Nel contesto della strategia Europa 2020, nel giugno 2010 il Consiglio europeo ha adottato l'inclusione sociale come uno degli obiettivi principali, impegnandosi affinché il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale nell'UE si riduca entro il 2020 di almeno 20 milioni di persone rispetto al 2008. Le statistiche EU-SILC costituiscono la fonte utilizzata per monitorare i progressi verso il conseguimento di questo obiettivo, misurati servendosi di un indicatore che combina tasso di rischio di povertà, tasso di grave deprivazione materiale e quota di persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa (per maggiori informazioni si rinvia alla scheda sulle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale).

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