Statistiche dell'occupazione


Dati estratti a maggio 2019.

Prossimo aggiornamento della scheda: settembre 2020.

La versione inglese di questa scheda è stata aggiornata più di recente.

Aspetti salient

Il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni ha registrato nel 2018 il dato più elevato, pari al 73,1 %.

Nel 2018 il tasso di occupazione per gli uomini ha superato ancora quello per le donne in tutti gli Stati membri dell'UE, nonostante una costante riduzione del divario occupazionale di genere.

Nell'UE il 30,8 % delle lavoratrici tra i 20 e i 64 anni di età ha lavorato nel 2018 a tempo parziale rispetto all'8,0 % degli uomini.


Grafico interattivo 1 - Occupazione (totale, femminile, maschile, giovanile e dei lavoratori anziani), 2002-2018
(% della popolazione in età 20-64 anni)
Fonte: Eurostat


La presente scheda illustra le più recenti statistiche sull'occupazione nell'Unione europea (UE) in base all'indagine sulle forze di lavoro nell'UE e comprende un'analisi incentrata su aspetti socioeconomici. In via generale, le statistiche dell'occupazione evidenziano marcate differenze secondo il sesso, l'età e il livello di istruzione conseguito. Notevoli sono anche le disparità riscontrate tra i mercati del lavoro dei vari Stati membri dell'UE.

A seguito dell'introduzione nel 1997 di un capitolo sull'occupazione nel trattato di Amsterdam, le statistiche del mercato del lavoro servono da base per numerose politiche dell'UE. Il tasso di occupazione, ossia la quota degli occupati sulla popolazione in età lavorativa, è considerato un indicatore sociale fondamentale nello studio delle dinamiche del mercato del lavoro.

Va osservato che le cifre e i tassi indicati nei grafici interattivi e riportati nel testo della presente scheda possono talvolta differire per effetto di una continua revisione dei dati di origine: i grafici interattivi si riferiscono ai dati più recenti (come indicato nella banca dati di Eurostat alla sezione Employment and unemployment (Labour Force Survey) (employ)) (in inglese), mentre il testo riguarda i dati estratti a maggio 2019.

Scheda completa

Tassi di occupazione secondo il sesso, l'età e il livello di istruzione

Nel 2018 il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni nell'UE-28, quale risulta dall'indagine sulle forze di lavoro dell'UE, era del 73,1 %, la media annua più alta mai registrata per l'UE, che non rende però conto delle forti disparità tra i paesi (cfr. cartogramma 1 e grafico interattivo 1). La Svezia è l'unico paese tra gli Stati membri con un tasso di occupazione pari ad almeno l'80 % (82,6 %). Un tasso altrettanto elevato si registra nei paesi dell'EFTA quali l'Islanda (86,5 %) e la Svizzera (82,5 %).

Nel 2010 il Consiglio europeo ha adottato la strategia Europa 2020 che è stata principalmente orientata a rafforzare l'economia dell'UE e a predisporre gli impegni in vista del decennio successivo. Uno dei principali obiettivi di tale strategia a livello dell'UE è l'innalzamento del tasso di occupazione della popolazione in età tra i 20 e i 64 anni fino perlomeno al 75 % entro il 2020. Nel 2018 quattordici Stati membri dell'UE registravano un tasso del 75 % o più, segnatamente i tre Stati membri nordici (Svezia, Danimarca e Finlandia) e i tre Stati membri baltici (Estonia, Lituania e Lettonia), oltre a Cechia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Austria, Portogallo, Slovenia e Malta (cfr. cartogramma 1). Anche tre paesi EFTA, cioè Islanda, Svizzera e Norvegia, riportavano tassi di occupazione superiori al 75 %.

All'estremità opposta della scala, il tasso di occupazione è rimasto distante dall'obiettivo dell'UE, ovvero al di sotto del 70 % in Romania, Belgio, Spagna, Croazia e Italia, registrando il minor valore in Grecia (59,5 %).

Cartogramma 1 - Tasso di occupazione della popolazione in età 20-64 anni, 2018
(%)
Fonte: Eurostat (lfsa_ergan)

Il diagramma lineare interattivo (cfr. grafico interattivo 1) indica le variazioni del tasso di occupazione per paese a decorrere dal 2002. Facendo clic sulle icone nella parte inferiore del grafico è possibile osservare l'andamento dell'occupazione in base a specifiche disaggregazioni: da sinistra a destra si possono attivare rispettivamente la popolazione totale, delle donne, degli uomini, dei giovani e degli anziani.

Nel periodo compreso tra il 2002 e il 2018 il tasso di occupazione relativo al totale della popolazione in età tra i 20 e i 64 anni è aumentato nell'UE-28 di 6,4 punti percentuali, passando dal 66,8 % al 73,2 %. Tuttavia, negli ultimi anni, vari paesi presentavano situazioni del mercato del lavoro alquanto differenziate. Tra il 2002 e il 2018 il tasso di occupazione è aumentato in tutti i paesi ad eccezione della Grecia (-3,0 p.p.) e di Cipro (-1,0 p.p.). L'incremento supera la media UE di 6,4 punti percentuali in tutti i paesi che hanno aderito all'UE nel 2004 o successivamente (eccetto Cipro) e in Germania. Gli aumenti più elevati si osservano in Bulgaria (dove il tasso di occupazione è aumentato di 16,6 p.p., passando dal 55,8 % nel 2002 al 72,4 % nel 2018) e a Malta (dove l'incremento è stato di 17,3 p.p., ossia dal 57,7 % al 75,0 %).

In tutti gli Stati membri dell'UE il tasso di occupazione nel 2018 è stato più elevato per gli uomini che per le donne. Lo stesso dicasi per l'intero periodo compreso tra il 2002 e il 2018, con due eccezioni che hanno riguardato la Lettonia nel 2010 e la Lituania nel 2009 e nel 2010. L'andamento del tasso di occupazione per gli uomini e per le donne durante il periodo dal 2002 al 2018 è stato tuttavia divergente. Facendo clic sulla seconda e terza icona del grafico interattivo 1 è possibile evidenziare l'evoluzione dal 2002 del tasso di occupazione per gli uomini e per le donne rispettivamente.

Grafico interattivo 1 - Occupazione (totale, femminile, maschile, giovanile e dei lavoratori anziani), 2002-2018
(% della popolazione in età 20-64 anni)
Fonte: Eurostat


Dal 2002 il tasso di occupazione per le donne è cresciuto in tutta Europa, con un aumento di 9,2 p.p. a livello dell'UE. I maggiori incrementi dei tassi di occupazione per le donne tra il 2002 e il 2018 sono stati registrati a Malta (29,0 p.p.), in Bulgaria (16,0 p.p.) e in Germania (14,0 p.p.). Nel 2018 i maggiori tassi di occupazione per le donne sono stati riscontrati in Svezia (80,4 %) e in Islanda (83,2 %), mentre i valori più bassi dello stesso dato si sono registrati in Grecia (49,1 %) e in Italia (53,1 %).

Per contro, la crescita nell'UE del tasso di occupazione per gli uomini è stata più contenuta (3,5 p.p.) rispetto all'aumento del tasso di occupazione per le donne durante il periodo tra il 2002 e il 2018. Il tasso di occupazione maschile è addirittura diminuito in 11 Stati membri dell'UE, con le variazioni più evidenti registrate in Grecia (-8,3 p.p., dal 78,4 % nel 2002 al 70,1 % nel 2018) e a Cipro (-6,5 p.p., dall'85,8 % al 79,3 %).

Il divario di genere nel tasso di occupazione ha subito di conseguenza una flessione a livello dell'UE, passando da 17,3 p.p. nel 2002 a 11,6 p.p. nel 2018. Lo stesso andamento è stato registrato in tutti gli Stati membri dell'UE tranne che in Bulgaria, Estonia, Ungheria, Svezia, Polonia, Slovacchia e Romania. Il calo è stato particolarmente forte a Malta (dove il divario di genere nel tasso di occupazione è sceso di 24,3 p.p.) per effetto della crescita del tasso di occupazione femminile, come pure in Spagna (-17,4 p.p.) e Lussemburgo (-17,3 p.p.) in ragione di una riduzione della quota occupazionale maschile unita alla crescita della quota di occupazione femminile.

La quarta e quinta icona del grafico interattivo 1 permettono di evidenziare una diminuzione a livello dell'UE del tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 24 anni (occupazione giovanile) dal 2002 al 2018, mentre durante lo stesso periodo il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni (occupazione dei lavoratori anziani) è aumentato. La riduzione del tasso di occupazione giovanile è evidente soprattutto in Irlanda, Portogallo, Spagna e Grecia. Per contro Germania, Bulgaria e Slovacchia hanno registrato la maggiore crescita del tasso di occupazione delle persone in età 55-64 anni.

I tassi di occupazione variano inoltre notevolmente in base al livello di istruzione conseguito (cfr. grafico interattivo 2). I tassi analizzati per livello di istruzione conseguito riguardano la classe di età 25-64 anni, poiché è probabile che i più giovani stiano ancora studiando, in particolare nel ciclo terziario di istruzione, e ciò potrebbe riflettersi in modo significativo sui tassi di occupazione.

Grafico interattivo 2 - Tasso di occupazione per livello di istruzione, 2002-2018
(% della popolazione con livello di istruzione basso/medio/alto in età 25-64 anni)
Fonte: Eurostat


Il tasso di occupazione dei possessori di un diploma di istruzione terziaria [istruzione universitaria di ciclo breve, laurea di primo livello, laurea magistrale o dottorato (o diplomi equivalenti)] (livelli ISCED 5-8), in età 25-64 anni, a livello dell'UE, era nel 2018 pari all'85,8 %, di molto superiore al tasso di occupazione (56,8 %) della popolazione che ha conseguito al più un livello di istruzione primaria o secondaria inferiore (livelli ISCED 0-2). Il tasso di occupazione nell'UE-28 delle persone che hanno completato al massimo un livello di istruzione secondaria superiore o post-secondaria non-terziaria (livelli ISCED 3-4) si posiziona tra i due precedenti valori, ovvero al 76,4 %. Queste cifre possono indicare che ad un maggiore livello di istruzione conseguito corrisponde anche un aumento della probabilità di ottenere un posto di lavoro.

Oltre a costituire il gruppo con le minori probabilità di trovare un lavoro (tra i tre gruppi di livelli di istruzione), i possessori al massimo di un titolo di istruzione secondaria inferiore (livelli ISCED 0-2) sono stati più duramente colpiti dalla crisi: il tasso di occupazione in questo gruppo è sceso nell'UE di 5,0 punti percentuali tra il 2007 e il 2013, mentre il numero corrispondente per coloro che avevano un livello di istruzione medio (livelli ISCED 3-4) e alto (livelli ISCED 5-8) era di 1,7 punti percentuali in entrambi i gruppi.

Il grafico interattivo 2 dimostra l'importanza di avere quanto meno un livello di istruzione medio per riuscire a trovare un lavoro. Difatti, ad esempio, in Slovacchia il tasso di occupazione delle persone con un livello di istruzione basso era nel 2018 pari al 37,9 %, cioè molto al di sotto del tasso di occupazione delle persone con un livello di istruzione medio (76,9 %) nonché delle persone con un livello di istruzione alto (82,6 )%. Tale situazione è molto evidente anche in Croazia (37,5 % per il livello di istruzione basso rispetto al 68,5 % per il livello di istruzione medio), Cechia (52,2 % rispetto all'83,5 %), Bulgaria (47,0 % rispetto al 78,5 %) e Polonia (43,1 % rispetto al 70,4 %).

Le persone che svolgono più di un'attività lavorativa sono più numerose tra coloro che hanno un livello di istruzione elevato

Il grafico 1 evidenzia che la quota di persone che svolgono più di un'attività lavorativa è esigua; inoltre chi ha un livello di istruzione elevato (livelli ISCED 5-8) ha più probabilità di avere un secondo lavoro rispetto a chi ha un livello di istruzione medio (livelli ISCED 3-4) o basso (livelli ISCED 0-2). Nel 2018 il 5,0 % delle persone nell'UE-28 con un titolo di istruzione terziaria aveva più di un'attività lavorativa, mentre tale quota era pari al 2,8 % e al 3,8 % per le persone con un livello di istruzione rispettivamente basso e medio.

La quota di persone con un livello di istruzione alto che esercitano più di un'attività lavorativa è stata maggiore nei Paesi Bassi (10,1 %), in Estonia (9,8 %), in Svezia (8,8 %) e in Danimarca (8,3 %). La disparità tra le persone con un livello di istruzione basso e quelle con un livello di istruzione alto nell'ambito degli occupati con più di un'attività lavorativa è stata particolarmente evidente in Lettonia (6,9 p.p. di differenza), seguita da Estonia (6,7 p.p. di differenza), Portogallo (5,6 p.p. di differenza) e Paesi Bassi (4,9 p.p. di differenza). Tuttavia in alcuni paesi la quota di persone con più di un'attività lavorativa è stata lievemente superiore tra le persone con un livello di istruzione basso rispetto a coloro che avevano un livello di istruzione alto, con la maggior differenza in tal senso registrata in Francia (-1,8 p.p. di differenza).

Grafico 1 - Occupati con una seconda attività lavorativa in età 20-64 anni, per livello di istruzione conseguito, 2018
(% del totale degli occupati)
Fonte: Eurostat (lfsa_egaed) e (lfsa_e2ged)

Prevalenza di occupati tra i quadri, i dipendenti di grado inferiore e gli addetti ai servizi e alle vendite

In termini di occupazione, nel 2018 i quadri rappresentavano nell'UE-28 il gruppo più numeroso (cfr. grafico 2a) con il 20,0 % di occupati, seguiti dagli addetti ai servizi e alle vendite, attestati al 16,4 %, e successivamente dalle professioni tecniche intermedie con il 16,3 % di lavoratori. All'altro capo della scala, i due gruppi di occupati meno numerosi erano costituiti dai lavoratori specializzati nei settori dell’agricoltura, delle foreste e della pesca (3,0 %) e dai membri delle forze armate (0,6 %).

Tuttavia, prendendo in esame la mera occupazione si fornisce un quadro limitato delle caratteristiche economiche, sociali e culturali degli occupati. Per questa ragione è stata introdotta una classificazione più ampia denominata "gruppi socioeconomici europei" (ESeG), che considera insieme l'occupazione e la posizione nella professione. Sulla base di tale classificazione i quadri (20,0 %) rimangono il gruppo più numeroso nell'UE-28 nel 2018 (cfr. grafico 2b), seguiti però in questo caso dai dipendenti di grado inferiore, con il 18,2 %, e successivamente dai lavoratori qualificati dell'industria, con il 16,2 % di occupati.

Grafico 2a: Occupati in età 20-64 anni, per occupazione (ISCO) nell'UE-28, 2018
(% del totale degli occupati)
Fonte: Eurostat (lfsa_egais)


Grafico 2b - Occupati in età 20-64 anni, per gruppo socioeconomico europeo nell'UE-28, 2018
(% del totale degli occupati)
Fonte: Eurostat (lfsa_esega)

Crescita del lavoro a tempo parziale e del lavoro temporaneo

La quota dei lavoratori tra i 20 e i 64 anni nell'UE-28 la cui attività lavorativa principale è a tempo parziale è salita in maniera lenta ma costante, passando dal 14,9 % nel 2002 al 19,0 % nel 2015 per poi scendere lievemente al 18,5 % nel 2018 (cfr. grafico interattivo 3, icona 1). La percentuale di gran lunga più elevata di lavoratori a tempo parziale nel 2018 è stata rilevata nei Paesi Bassi (46,8 %), seguiti da Austria, Germania, Belgio, Regno Unito, Svezia e Danimarca, dove i lavoratori a tempo parziale rappresentavano in ciascun paese oltre un quinto (21 %) degli occupati. Per contro, il lavoro a tempo parziale è stato relativamente poco frequente in Bulgaria (1,8 % degli occupati) nonché in Ungheria, Slovacchia, Croazia e Polonia (tra il 4,2 % e il 6,2 %). Dal 2002 il lavoro a tempo parziale è aumentato in tutti gli Stati membri dell'UE ad eccezione di Romania (-3,1 p.p.), Polonia (-2,7 p.p.), Lituania (-2,6 p.p.), Lettonia (-1,7 p.p.), Croazia (-1,6 p.p.), Bulgaria (-0,9 p.p.) e Portogallo (-0,6 p.p.).

La seconda e la terza icona del grafico interattivo 3 mostrano una netta differenza tra uomini e donne per quanto riguarda la prevalenza del lavoro a tempo parziale. Nel 2018 poco meno di un terzo (30,8 %) delle lavoratrici di età compresa tra i 20 e i 64 anni lavorava nell'UE-28 a tempo parziale, una quota molto superiore a quella registrata per gli uomini (8,0 %). Nei Paesi Bassi circa i tre quarti (73,8 %) delle lavoratrici e poco meno di un quarto (23,0 %) dei lavoratori erano occupati nel 2018 a tempo parziale, facendo registrare il tasso più elevato tra tutti gli Stati membri dell'UE. Il maggior aumento in punti percentuali del lavoro a tempo parziale tra il 2002 e il 2018 ha riguardato le donne in Italia (15,6 p.p., dal 16,8 % al 32,4 %) e gli uomini in Svizzera (7,9 p.p., dal 9,1 % al 17,0 %), mentre la riduzione più importante è stata registrata in Islanda per le donne (-11,8 p.p., dal 42,3 % al 30,5 %) e in Lituania per gli uomini (-3,2 p.p., dall'8,3 % al 5,1 %).

Grafico interattivo 3 - Lavoro a tempo parziale (totale, femminile e maschile) e lavoro temporaneo (totale, femminile e maschile), 2002-2018
(% del totale degli occupati/delle lavoratrici/dei lavoratori in età 20-64 anni)
Fonte: Eurostat


Dal 2002 al 2018 la quota di persone con un contratto di lavoro permanente ha registrato una lieve diminuzione nell'UE-28, mentre quella degli occupati su base temporanea è salita dall'11,2 % nel 2002 al 13,2 % nel 2018 (cfr. grafico interattivo 3, icona 4). Il numero di persone con un'occupazione temporanea varia nell'UE tra uno Stato membro e l'altro: le percentuali più elevate di persone con un contratto di lavoro temporaneo sono state registrate nel 2018 in Spagna (26,4 %), Polonia (23,9 %) e Portogallo (21,5 %). All'opposto, le quote più basse relativamente ai contratti di lavoro temporaneo sono riscontrabili in Romania, (1,1 %), Lituania (1,4 %) e Lettonia (2,6 %).

Il confronto tra uomini e donne in termini di lavoro temporaneo (cfr. grafico interattivo 3, icone 5 e 6) nel 2018 indica che il divario di genere nell'UE non è così ampio, essendo le relative quote attestate al 12,6 % per gli uomini e al 13,8 % per le donne.

Il grafico interattivo 4 presenta la quota di occupati tra i 20 e i 64 anni con un contratto a tempo determinato, secondo la classificazione per gruppi socioeconomici europei (ESeG). Nella maggior parte dei paesi i dirigenti rappresentano la categoria con minori probabilità di avere contratti a tempo determinato, mentre la categoria in cui questa tipologia di contratto è più probabile è quella dei dipendenti di grado inferiore. I livelli tuttavia variano sensibilmente da un paese all'altro: in Polonia questa situazione riguarda il 39,2 % dei dipendenti di grado inferiore, mentre in Romania la quota corrispondente è solo del 2,6 %. Il notevole divario tra gli Stati membri dell'UE nella propensione a ricorrere a contratti di lavoro a tempo determinato può essere riconducibile, almeno in una certa misura, alle differenti prassi nazionali, al rapporto tra domanda e offerta di lavoro, alle valutazioni dei datori di lavoro sulle potenzialità di crescita o su un'eventuale contrazione delle attività e alla facilità con cui un datore di lavoro può assumere e licenziare.

Grafico interattivo 4 - Lavoratori con contratti di lavoro a tempo determinato per gruppo socioeconomico europeo, 2018
(% di occupati in età 20-64 anni)
Fonte: Eurostat


Lavoratori alle dipendenze di agenzie di lavoro interinale

La percentuale di occupati che lavorano tramite agenzie di lavoro interinale è ridotta. A livello dell'UE tale quota è stata nel 2018 pari al 2,2 % dei lavoratori e all'1,5 % delle lavoratrici di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Il grafico 3 mostra che il ricorso a questa forma di occupazione è stato maggiore in Slovenia (4,2 % per gli uomini, 6,0 % per le donne) e Spagna (4,1 % per gli uomini, 3,6 % per le donne), mentre è pressoché inesistente in Ungheria (0,3 % per entrambi i generi), Grecia (0,2 % per gli uomini e 0,3 % per le donne) e nel Regno Unito (0,6 % per gli uomini e 0,5 % per le donne).

Il maggior divario tra uomini e donne è stato registrato in Francia (2,0 p.p.), seguita da Paesi Bassi e Austria (1,6 p.p. per ciascun paese). Tuttavia la differenza tra uomini e donne è inferiore a 1 punto percentuale nella maggior parte degli Stati membri dell'UE. Le donne hanno maggiori probabilità rispetto agli uomini di lavorare alle dipendenze di agenzie interinali in sette Stati membri dell'UE (Grecia, Croazia, Danimarca, Polonia, Lettonia, Irlanda e Slovenia). In Ungheria la percentuale delle persone che lavorano per un'agenzia interinale è uguale per entrambi i generi.

Grafico 3 - Lavoratori alle dipendenze di agenzie di lavoro interinale per genere, 2018
(% degli occupati in età 20-64 anni)
Fonte: Eurostat (lfsa_qoe_4a6r2)

Occupazione precaria

Nel 2018 il 2,1 % degli uomini e delle donne in età tra i 20 e i 64 anni nell'UE-28 aveva una situazione di occupazione precaria (con un contratto di lavoro della durata massima di soli tre mesi). La proporzione complessiva di persone con un'occupazione precaria è stata più elevata in Croazia, Francia, Spagna, Italia e Slovenia, come pure nei paesi candidati quali Serbia, Montenegro e Macedonia del Nord (grafico 4). Le differenze tra uomini e donne erano al di sotto di 1 punto percentuale in tutti i paesi, eccetto in Finlandia (1,1 p.p.), Serbia (1,3 p.p.) e Turchia (2,0 p.p.). La tendenza ad una situazione di precarietà lavorativa era leggermente superiore per le donne che per gli uomini nella metà degli Stati membri dell'UE.

Grafico 4 - Lavoratori con occupazione precaria per genere, 2018
(% degli occupati in età 20-64 anni)
Fonte: Eurostat (lfsa_qoe_4ax1r2)

Fonte dei dati per le tavole e i grafici

Fonti dei dati

Copertura

La popolazione economicamente attiva (forze di lavoro) comprende gli occupati e i disoccupati. L'indagine sulle forze di lavoro definisce occupati le persone di 15 anni e più che, nella settimana di riferimento, hanno svolto almeno un'ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura o nell'interesse della famiglia. Le forze di lavoro comprendono inoltre le persone assenti dal lavoro (ad esempio per malattia, ferie, controversia aziendale, istruzione o formazione) ma che mantengono il posto di lavoro o l'attività durante il periodo di assenza temporanea.

L'occupazione può essere misurata in termini di numero di persone o di posizioni lavorative, di equivalenti a tempo pieno o di ore lavorate. Tutte le stime presentate in questa scheda sono fondate sul numero di persone; anche le informazioni per i tassi di occupazione sono basate su stime del numero di persone. Le statistiche dell'occupazione sono frequentemente espresse come tassi di occupazione per tenere conto della differente consistenza della popolazione dei paesi nel tempo e per facilitare i confronti tra Stati di dimensioni differenti. Questi tassi sono generalmente pubblicati per la popolazione in età lavorativa, costituita di norma dalle persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni, sebbene in Spagna, Regno Unito e Islanda la fascia di età vada dai 16 ai 64 anni. La fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni è utilizzata anche da altre organizzazioni statistiche internazionali (benché alcuni decisori politici diano sempre più importanza alla classe di età 20-64 anni, dal momento che una quota crescente di cittadini dell'UE prosegue gli studi nell'istruzione terziaria).

Concetti principali

Tra le principali caratteristiche dell'occupazione definite dall'indagine sulle forze di lavoro dell'UE figurano le seguenti:

  • i lavoratori dipendenti sono le persone che lavorano alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato e che percepiscono un corrispettivo sotto forma di stipendio, salario, pagamento a cottimo o in natura, tra cui sono inclusi anche i membri delle forze armate non di leva;
  • i lavoratori indipendenti sono coloro che lavorano nella propria impresa o azienda agricola o esercitano una libera professione. Si considera che un lavoratore indipendente lavori durante la settimana di riferimento se soddisfa uno o più dei seguenti criteri: svolge un'attività a fini di lucro, dedica tempo alla gestione di un'impresa o sta avviando un'impresa;
  • la distinzione tra tempo pieno e tempo parziale è generalmente basata sulla dichiarazione spontanea del rispondente. Le principali eccezioni sono costituite dai Paesi Bassi e dall'Islanda, in cui si applica una soglia di 35 ore, dalla Svezia, in cui è applicata una soglia ai lavoratori indipendenti, e dalla Norvegia, dove le persone che dichiarano tra 32 e 36 ore di lavoro sono invitate a precisare se si tratta di una posizione di lavoro a tempo pieno o parziale;
  • gli indicatori per gli occupati con un secondo lavoro si riferiscono soltanto alle persone che esercitano contemporaneamente più di un'attività lavorativa; le persone che hanno cambiato lavoro durante la settimana di riferimento non sono considerate come lavoratori con due posizioni lavorative;
  • si considera che un lavoratore dipendente svolga un lavoro temporaneo se ha concordato con il datore di lavoro che la conclusione del rapporto di lavoro è determinata da condizioni oggettive, quali una data specifica, il completamento di un compito o il rientro di un lavoratore sostituito per un periodo di tempo limitato. Sono normalmente inclusi: i lavoratori stagionali; il personale alle dipendenze di un'agenzia per il lavoro inviato presso un soggetto terzo a svolgere una specifica attività lavorativa (salvo che non sia stato stipulato un contratto scritto di lavoro di durata illimitata); le persone con specifici contratti di formazione.

Il livello di istruzione si riferisce al livello di istruzione conseguito, vale a dire al titolo di studio più elevato raggiunto. Il livello di istruzione basso riguarda i livelli ISCED 0-2 (inferiore all'istruzione primaria, primaria e secondaria inferiore), il livello medio si riferisce ai livelli ISCED 3 e 4 (istruzione secondaria superiore e post-secondaria non terziaria) e il livello di istruzione alto riguarda i livelli ISCED 5-8 (istruzione terziaria).

I gruppi socioeconomici europei (ESeG) costituiscono una classificazione derivata che consente di raggruppare individui con caratteristiche economiche, sociali e culturali similari in tutta l'Unione europea, sulla base delle sole variabili sociali fondamentali per garantire un utilizzo adeguato in tutte le indagini sociali che forniscano risultati comparabili. Le principali variabili sociali fondamentali sono le seguenti: "Condizione lavorativa OIL" (secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro), "Posizione nella professione", "Professione" (conformemente a ISCO-08) e "Condizione lavorativa dichiarata". Per la classificazione dettagliata e le note esplicative cfr. la pagina dell'ESeG sul server di classificazione Eurostat RAMON (in inglese).

Serie di dati

La maggior parte degli indicatori presentati in questa scheda proviene da serie di dati che fanno parte dei principali indicatori dell'indagine sulle forze di lavoro (serie di dati che cominciano con le lettere "lfsi"). Questi indicatori principali differiscono dalle serie di dati con i risultati dettagliati annuali e trimestrali dell'indagine (serie di dati che cominciano con le lettere "lfsa" e "lfsq") per il fatto che i risultati dettagliati dell'indagine sono esclusivamente basati su microdati provenienti dall'indagine sulle forze di lavoro, mentre gli indicatori principali sono stati sottoposti a un trattamento aggiuntivo. Gli adeguamenti aggiuntivi più comuni sono le rettifiche alle principali discontinuità nelle serie e le stime dei valori mancanti. Questi adeguamenti producono notevoli differenze tra le due serie di dati per alcuni anni.

Le serie di dati degli indicatori principali dell'indagine sulle forze di lavoro sono la raccolta più completa e attendibile di dati sull'occupazione e sulla disoccupazione nell'ambito dell'indagine sulle forze di lavoro. Tuttavia, poiché non offrono un'analisi di tutte le variabili di base, in alcuni casi è necessario utilizzare anche i risultati dettagliati dell'indagine.

Contesto

Le statistiche dell'occupazione possono essere utilizzate per molteplici analisi di vario tipo, compresi studi macroeconomici (considerando il lavoro come fattore di produzione), sulla produttività o sulla competitività. Possono essere impiegate anche per approfondire una serie di aspetti sociali e comportamentali legati alla situazione occupazionale di una persona, ad esempio l'integrazione sociale delle minoranze o l'occupazione quale fonte di reddito delle famiglie.

L'occupazione è un indicatore sia strutturale che congiunturale. In qualità di indicatore strutturale può fornire informazioni sulla struttura dei mercati del lavoro e sui sistemi economici, misurati sulla base dell'equilibrio fra domanda e offerta di lavoro, o della qualità dell'occupazione. Come indicatore congiunturale l'occupazione segue il ciclo economico; sotto questo aspetto presenta tuttavia dei limiti ed è spesso riconosciuta come un "lagging indicator" (indicatore ritardato).

Le statistiche dell'occupazione servono da base per numerose politiche dell'UE. La strategia europea per l'occupazione (SEO), avviata dal vertice sull'occupazione di Lussemburgo nel novembre del 1997, è stata rilanciata nel 2005 per essere opportunamente allineata ad alcuni obiettivi di Lisbona riveduti. Nel luglio del 2008 sono stati aggiornati gli orientamenti in materia di occupazione per il periodo 2008-2010. Nel marzo 2010 la Commissione europea ha avviato la strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, formalmente adottata dal Consiglio europeo nel giugno 2010. Il Consiglio europeo ha definito cinque obiettivi strategici, il primo dei quali consiste nell'innalzare fino al 75 % entro il 2020 il tasso di occupazione degli uomini e delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Gli Stati membri dell'UE possono fissare obiettivi nazionali propri in vista del conseguimento di tali obiettivi strategici e redigere programmi nazionali di riforma comprendenti le iniziative che ritengono opportuno adottare ai fini dell'attuazione della strategia. Quest'ultima può essere realizzata, almeno in parte, tramite la promozione di condizioni di lavoro flessibili, quali ad esempio il lavoro a tempo parziale o il telelavoro, giudicate idonee a stimolare la partecipazione al lavoro. Tra le iniziative atte ad incoraggiare l'ingresso nel mercato del lavoro di un numero maggiore di persone figurano il miglioramento della disponibilità di strutture per l'infanzia, la creazione di maggiori opportunità di formazione permanente o la promozione della mobilità dei lavoratori. Fondamentale a questo riguardo è il concetto della "flessicurezza", ossia delle politiche che promuovono contemporaneamente la flessibilità dei mercati del lavoro, dell'organizzazione del lavoro e delle relazioni di lavoro tenendo conto al tempo stesso della necessità di conciliare lavoro e vita privata e di aspetti quali la sicurezza del lavoro e la protezione sociale. In linea con la strategia Europa 2020, la strategia europea per l'occupazione promuove misure volte al conseguimento entro il 2020 di tre obiettivi:

  • dare lavoro al 75 % della popolazione tra i 20 e i 64 anni;
  • portare il tasso di abbandono scolastico al di sotto della soglia del 10 % e fare in modo che almeno il 40 % dei giovani tra i 30 e i 34 anni abbia conseguito un titolo di istruzione terziaria;
  • ridurre di almeno 20 milioni il numero delle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale.

La lentezza della ripresa dalla crisi economica e finanziaria e i crescenti segnali di un aumento della disoccupazione hanno indotto la Commissione europea a presentare il 18 aprile 2012 una serie di proposte intese a promuovere l'occupazione tramite uno specifico pacchetto per l'occupazione. Tra l'altro, le proposte prendono in considerazione il lato della domanda della creazione di occupazione, fornendo orientamenti agli Stati membri affinché incoraggino le assunzioni mediante la riduzione delle imposte sul lavoro o la fornitura di assistenza alle start up. Le proposte mirano anche a individuare settori economici che presentano grandi potenzialità di creazione di posti di lavoro, come l'economia verde, i servizi sanitari e le tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Nel dicembre 2012, a fronte di un tasso di disoccupazione giovanile elevato e ulteriormente in aumento in numerosi Stati membri dell'UE, la Commissione europea ha proposto un pacchetto per l'occupazione giovanile [COM(2012) 727 final]. Il pacchetto si inscrive nella scia delle azioni a favore della gioventù previste nel più ampio pacchetto per l'occupazione e contiene una serie di proposte, tra le quali:

  • il ricevimento da parte dei giovani di età inferiore a 25 anni di un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dal completamento del percorso scolastico formale (garanzia per i giovani);
  • una consultazione delle parti sociali europee su un quadro di qualità per i tirocini che consenta ai giovani di acquisire esperienze di lavoro di elevata qualità in condizioni di sicurezza;
  • un'alleanza europea per l'apprendistato, volta a migliorare la qualità e l'offerta di apprendistati e a delineare modalità per ridurre gli ostacoli alla mobilità giovanile.

Gli sforzi per ridurre la disoccupazione giovanile sono continuati nel 2013, con la presentazione da parte della Commissione di una iniziativa a favore dell'occupazione giovanile [COM(2013) 144 final] volta a rafforzare le misure contenute nel pacchetto per l'occupazione giovanile e ad accelerarne l'attuazione. All'iniziativa, diretta in particolare a sostenere i giovani disoccupati al di fuori di ogni ciclo di istruzione o di formazione in regioni con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25 %, ha fatto seguito un'altra comunicazione intitolata "Lavorare insieme per i giovani d'Europa - Invito ad agire contro la disoccupazione giovanile" [COM(2013) 447 final], finalizzata ad accelerare l'attuazione della garanzia per i giovani e ad aiutare gli Stati membri e le imprese dell'UE ad assumere un maggior numero di giovani.

Una delle principali priorità del collegio dei commissari entrato in carica nel 2014 consiste nel puntare a rilanciare l'occupazione, la crescita e gli investimenti, con l'obiettivo di ridurre la regolamentazione e di fare un uso più efficiente delle risorse finanziarie e dei fondi pubblici esistenti. Nel febbraio 2015 la Commissione europea ha pubblicato una serie di relazioni per paese, nelle quali ha analizzato le politiche economiche degli Stati membri dell'UE e ha fornito informazioni sulle priorità degli Stati membri per l'anno successivo in merito alla promozione della crescita e della creazione di posti di lavoro. Nello stesso mese la Commissione europea ha inoltre proposto di mettere a disposizione 1 miliardo di EUR nel 2015 a valere sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile in modo da aumentare fino a 30 volte il prefinanziamento che gli Stati membri dell'UE potrebbero ricevere per far crescere i tassi di occupazione giovanile, con l'obiettivo di aiutare fino a 650 000 giovani a entrare nel mondo del lavoro.

Nel giugno del 2016 la Commissione europea ha adottato una Agenda per le competenze per l'Europa [COM(2016) 381/2] intitolata "Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l'occupabilità e la competitività". Lo scopo è garantire che le persone sviluppino le competenze necessarie oggi e nel futuro per promuovere l'occupabilità, la competitività e la crescita nell'UE.

Più recentemente, il 17 novembre 2017, è stato firmato congiuntamente dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione il pilastro europeo dei diritti sociali. L'occupazione e le politiche sociali sono i principali campi di interesse del pilastro europeo dei diritti sociali, che mira ad offrire ai cittadini ulteriori e più effettivi diritti, articolati in base a tre categorie fondamentali: 1) pari opportunità e pari accesso al mercato del lavoro, 2) condizioni eque di lavoro e 3) protezione sociale e inclusione. In particolare, soluzioni lavorative ad oggi più flessibili offrono nuove opportunità di occupazione in special modo ai giovani, ma possono dare origine a nuova precarietà e a diseguaglianze. Costruire un'Europa più equa e rafforzare la sua dimensione sociale è una delle priorità fondamentali della Commissione. Il pilastro europeo dei diritti sociali è accompagnato da un "quadro di valutazione della situazione sociale" che permetterà di verificare l'attuazione del pilastro tracciando tendenze e risultati nei paesi dell'UE, in 12 aree, e apporterà contributi al semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche. Il quadro di valutazione sarà inoltre utile per misurare i progressi dell'UE nel suo complesso verso una "tripla A" in campo sociale.

Accesso diretto a
Schede correlate
Tavole
Banca dati
Sezione tematica
Pubblicazioni
Metodologia
Legislazione
Visualizzazioni
Link esterni






LFS main indicators (t_lfsi)
Population, activity and inactivity - LFS adjusted series (t_lfsi_act)
Employment - LFS adjusted series (t_lfsi_emp)
Unemployment - LFS adjusted series (t_une)
LFS series - Detailed annual survey results (t_lfsa)
LFS series - Specific topics (t_lfst)
LFS main indicators (lfsi)
Employment and activity - LFS adjusted series (lfsi_emp)
Unemployment - LFS adjusted series (une)
Labour market transitions - LFS longitudinal data (lfsi_long)
LFS series - Detailed quarterly survey results (from 1998 onwards) (lfsq)
LFS series - Detailed annual survey results (lfsa)
LFS series - Specific topics (lfst)
LFS ad-hoc modules (lfso)

Pubblicazioni

ESMS metadata files and EU-LFS methodology