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Concorso "Racconta il dialogo". Narrazioni interculturali in Europa cercasi

25/09/2017
Language: IT

Sabato 16 Settembre, abbiamo avuto il piacere di ospitare un micro laboratorio autobiografico su "Racconta il dialogo", all'interno del seminario EPALE "La formazione accogliente: condivisione di pratiche e scenari di collaborazione" (La Spezia, 14 - 16 settembre 2017).

Abbiamo chiesto a Andrea Ciantar, autore del laboratorio, nonché Ambasciatore Epale e formatore esperto di metodo autobiografico di presentare il concorso dedicato al tema del dialogo e dell'auto-biografia promosso nell'ambito del progetto "Lampedusa-Berlin".

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Il concorso "Racconta il dialogo", fa parte del progetto Europe for Citizen "Lampedusa Berlino diario di viaggio", coordinato dalla fondazione ForTeS di Siena. Attraverso questa attività vogliamo raccogliere narrazioni relative al tema del dialogo interculturale in Europa.

Questa tematica potrebbe sembrare lontana dall'esperienza quotidiana di ognuno, ma invece non è così. Pensiamo ad esempio, a quel tipo di esperienze quali:

  • esperienze personali, legate al tema dell'incontro con l' "altro";
  • esperienze legate al tema del razzismo e della xenofobia, e al valore del dialogo interculturale in genere;
  • esperienze che hanno portato al'incontro, al superamento delle barriere, o che hanno evidenziato una difficoltà, il bisogno e la difficoltà di creare un dialogo;
  • esperienze personali di eventi storici rilevanti rispetto al tema del dialogo interculturale.

Oltre a queste, ci sono naturalmente:

  • progetti educativi volti a combattere il razzismo e la xenofobia;
  • azioni e campagne sociali promosse da attivisti, migranti e cittadini in generale, con l'obiettivo di favorire la conoscenza reciproca e la cooperazione tra persone di culture diverse.

 

Importante sottolineare altri due aspetti:

- in primo luogo, il concorso non si riferisce solo ad esperienze ed episodi relativi alla cosiddetta "crisi migratoria" che interessa l'Europa negli ultimi anni; ciò che sosteniamo, è che la tematica del dialogo interculturale attraversi l'intera storia europea, come suo elemento costitutivo; pensiamo ad esempio, in riferimento alla storia recente, al crollo della cortina di ferro, e agli anni in cui l'incontro tra europei dell'est e dell'ovest è stata la tematica quotidiana con la quale i governi e gli abitanti europei tutti si sono dovuti cimentare; pensiamo alla crisi della ex Jugoslavia, che ha portato profughi in molti paesi europei; pensiamo alle migrazioni interne che hanno interessato i singoli paesi europei e l'Europa intera dal dopoguerra in poi, e che hanno portato milioni di persone con lingua e culture diverse ad incontrarsi e convivere, spesso non senza difficoltà. E in fondo, la tematica dell'incontro interculturale, e della necessità del dialogo tra le differenze, è sicuramente parte costitutiva della storia dell'umanità intera.

 

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Foto: Goethe Institut Rom

 

- Ai fini del concorso poi, è importante sottolineare altre caratteristiche che possono avere le storie che parteciperanno al concorso:

  • le storie possono essere realizzate da individui, gruppi informali, comunità, organizzazioni;
  • possono essere esperienze di successo o esperienze che non hanno avuto l'esito desiderato, ma da cui, tuttavia, si è imparato qualcosa di importante;
  • esperienze cercate, organizzate, o esperienze inattese.

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Il concorso è aperto a vari tipi di narrazioni:       
  • Autobiografia o biografia: una narrazione autobiografica che racconta ciò che hai sperimentato direttamente in prima persona, o una narrazione biografica, se stai raccogliendo esperienze di altre persone
  • Fotonarrazione (testo e immagini): una narrazione composta da immagini accompagnate da testi. Può essere una narrazione autobiografica che racconta ciò che hai sperimentato direttamente in prima persona, o una narrazione biografica, se stai raccogliendo esperienze di altre persone.
  • Video: puoi raccontare la storia attraverso diverse modalità di video narrazione, come documentari, interviste video, narrazione digitale o qualsiasi altra forma creativa.
  • Fumetti: raccontare un'esperienza vissuta del dialogo interculturale attraverso il fumetto.

 

La scadenza del concorso è il 20 Novembre. Sarà possibile inviare le storie secondo due modalità: attraverso il sito del progetto, www.lampedusaberlin.eu; il sito infatti è pensato per poter caricare le storie autonomamente, e renderle disponibili a chi voglia leggerle o consultarle, attraverso la creazione di un archivio digitale destinato a restare disponibile anche dopo la fine del progetto; via e-mail, secondo le istruzioni fornite nel sito stesso http://lampedusaberlin.eu/contest.

Le storie vincitrici saranno scelte secondo due livelli di selezione: quello nazionale, da cui scaturiranno alcune opere "finaliste" e quello europeo.

I vincitori saranno invitati a partecipare all'evento finale del progetto che si svolgerà a Strasburgo.

Dobbiamo comunque non dimenticare che il concorso è solo un pretesto per spingere quante più persone a scrivere e raccontare, e così a condividere le proprie esperienze legate al tema del dialogo interculturale in Europa.

 

Il bando e le informazioni in inglese: http://www.lampedusaberlin.eu/contest

Il bando in italiano:

/epale/en/file/concorsoraccontaildialogoitpdfconcorso_racconta_il_dialogo_it.pdf

 

di Andrea Ciantar

Foto: GoeteInstitute  ©Tobias Kruse

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  • Filomena Montella's picture

    Ecco il racconto di un mio alunno, già pubblicato sul sito.

    Io mi chiamo Youssouf Mohamed.

    Sono nato in Niger,  in una città che si chiama  Thaoua.

     

    Quando avevo 15 anni ho lasciato la mia città e i miei due fratelli. Ho fatto ciò per due motivi.

    Il primo motivo per la guerra e per la mia etnia, quella di hausa fulani.

    Il secondo  motivo è legato alle difficoltà economico-politiche della mia famiglia: mi sono trovato in difficoltà e ho deciso di lasciare i miei  fratelli con  mio zio, perché i terroristi di Boko haram hanno ucciso mio padre e mio madre. 

     

    Ho visto che la mia vita era in pericolo e ho deciso di lasciare la città.

    Volevo andare in un'altra città vicino, in Nigeria, e lì i fondamentalisti di Boko haram  mi hanno offerto di andare con loro a combattere.

     

    Ma come potevo? Fin da piccolo il mio sogno è stato quello di diventare un medico, studiando con passione e gioia, e così mi sono rifiutato di andare con loro. Tuttavia, uno di loro mi ha minacciato di morte, se non mi fossi unito a loro. E così ho fatto finta di seguirli; poi, appena è stato possibile,

    sono scappato sono andato in una città in Libia.

     

    Per raggiungere la Libia quasi la metà dei miei amici sono tutti morti per la sete. Io, anche se ero più piccolo, ce l’ho fatta, soprattutto grazie all’aiuto dei più grandi.

     

    In Libia ho trovato lavoro come segretario in una grande moschea e sono stato accolto da un Imam che mi ha offerto di andare a combattere con i gruppi di terroristi.

    Anche questa volta ho rifiutato l’offerta di morte, perché il mio obiettivo era di studiare e diventare un medico, volto all’aiuto dei malati.

     

    Sono così scappato dalla moschea dove lavoravo e un altro Imam mi ha aiutato, presentandomi ad un suo amico che gestiva il traffico degli immigranti per  andare in Europa. Sono stato reclutato come interprete perché io parlo due lingue, l'arabo e il francese; questa conoscenza mi ha aiutato molto, perché non ho pagato niente, ma gli altri compagni di viaggio hanno pagato tanti soldi, quasi $1000, per poter essere imbarcati sui barconi.

     

    Quando sono arrivato in Italia, alla prima domanda che mi hanno rivolto nel centro di accoglienza di Lamezia Terme, ovvero che cosa volessi fare in questo nuovo paese, ho risposto che volevo studiare (cosa che rappresenta il mio più alto desiderio), e che non volevo cercare un lavoro.

    Così mi hanno trasferito in un altro centro di accoglienza dove sono andato a scuola quasi per tre mesi, frequentando il primo anno di scuola e mi sono innamorato della lingua italiana.

     

    Quando ho raggiunto l'età di 18 mi hanno trasferito in un altro centro accoglienza, il Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati) di Grumo Appula: di mattina andavo in campagna a lavorare per raccogliere le olive; di pomeriggio frequentavo la scuola media; di sera dalle 20.00 andavo a scuola guida (ho preso la patente, utilizzando i soldi guadagnati con il mio lavoro).

     

    Dopo il periodo di permanenza obbligatoria nel centro Sprar, la responsabile mi ha presentato don Gianni, il parroco della Chiesa San Marcello, che mi ha accolto nella sua casa, il centro “Le querce di Mamre”: il nome indica accoglienza e qui mi sono sentito a casa.

     

    Attualmente, mentre vi racconto la mia farraginosa storia, sto studiando in un corso serale, all’IISS “E. Majorana” di Bari, per prendere il diploma dell’alberghiero – indirizzo Enogastronomico.

    Sono al quarto anno e con impegno e serietà porto avanti i miei studi.

     

    Quando mi diplomerò, vorrei continuare a studiare e iscrivermi alla Facoltà di Medicina.

     

    Il mio sogno di diventare medico spero possa realizzarsi.

    La mia vita, fatta di incontri sia con persone cattive sia con persone buone, è caratterizzata dal voler andare avanti: non ci si può arrendere, nonostante le difficoltà.

     

    Sarebbe stato facile per me cadere nella trappola mentale dei terroristi, ma io credo nella vita e non nella morte e diventare medico mi aiuterà a preservare la vita, rispettando chi è diverso da me per colore della pelle, per fede, per idee politiche.

     

    Credo fortemente nell’uguaglianza fra gli uomini e vivo seguendo i dettami del cuore.

    La gentilezza vale più di una bomba: ne sono pienamente convinto.

     

    Ringrazio tutti coloro che credono in me: il donare rende davvero più belli.

     

    Bari, 21.10.2017                                                                               Youssouf Mohamed