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EPALE

Piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa

 
 

Blog

La formazione tecnica degli adulti non può prescindere dalla discussione etica

27/02/2018
by Fabrizio Pivari
Lingua: IT

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Viviamo in un’epoca di ignoranza digitale dovuta alla velocità dell’evoluzione ed alla conseguente conoscenza superficiale delle tecnologie che ci circondano.
La conoscenza si ferma quasi sempre all’utilizzo con la percezione di “sapere” di “saper dominiare“.
La lingua dei computer, i linguaggi di programmazione, sono conosciuti da pochissimi.
Questo probabilmente è normale, era così anche ai tempi della televisione e della radio.
Molto più strano è che il mondo si stia evolvendo in nuove direzioni e non se ne parli, non vi sia discussione etica, non si discuta su cosa e buono e cosa no riguardo le prossime modifiche apportate dalle tecnologie soprattutto in due importanti settori:
  • il rapporto uomo – macchina/robot
  • il rapporto reale – virtuale

Vi pongo alcuni esempi:
GTA: un videogioco virtuale dove lo scopo del protagonista è uccidere, essere spietato, e dove in questo contesto ci si droga e si fa sesso, ovviamente vietato ai minori di 18 anni, ma spesso giocato, per molte ore, da ragazzini anche di 10-12 anni non potrebbe creare uno sfasamento nel rapporto reale-virtuale? Ovvero, siamo sicuri che un ragazzino di 10-12 anni che abusi nell’utilizzo di questo videogioco si rende conto dove finisce il videogioco ed inizia la realtà? e sa viverli in maniera differente con regole differenti?
Abusi sessuali: gli abusi sessuali virtuali sono abusi? gli abusi sessuali con bambole sono abusi? gli abusi sessuali con robot sono abusi? Siamo sicuri che abusando nell’utilizzo del virtuale non si abbia una percezione errata del reale?

Di questi ed altre argomentazioni abbiamo parlato in una esposizione/dialogo presso la comunità parrocchiale di genitori di un piccolo comune in provincia di Rovigo: Villamarzana. In teoria l’argomento principale era il cyberbullismo, ma il cyberbullismo è solo la punta dell’iceberg di una non volonta generale di affrontare tematiche etiche sulla tecnologia.

CodeScuola.it

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Commenti 1 - 2 di 2
  • Ritratto di Filomena Montella
    E' vero, condivido in pieno con quanto sopra detto.
    E mi sono ricordata di quando mi sono iscritta al liceo classico e mi proposero una sezione sperimentale con informatica e fisica dal primo anno. All'inizio mi sembrava una contraddizione insuperabile, poi mi sono ricreduta, perché la cultura classica mi ha dato gli strumenti metodologici ed etici per affrontare la competenza digitale, in un connubio di reciproco scambio per un apprendimento efficace ed efficiente.
    La competenza digitale deve essere monitorata dagli educatori, per mostrarne gli effetti positivi e quelli negativi ("onnivori, ma non acritici", insegnava ad essere Calvino). Le potenzialità del mondo digitale sono infinite e in continua evoluzione (e aggiungerei inarrestabile al concetto di evoluzione), ma devono essere controllate, affinché non prendano il sopravvento (indicativo mi sembra il film Matrix). Per fare ciò credo sia necessaria una buona dose di ritorno alla CULTURA, non solo umanistica, ma intellettiva e critica. La scuola, certo, è in prima linea, ma da sola non può farcela se la famiglia, la parrocchia, le associazioni e le diverse agenzie educative non creino fra di loro ed insieme delle reti a sostegno di una competenza digitale eticamente connessa.
  • Ritratto di Fabrizio Pivari
    Grazie per le preziose integrazioni su questo argomento che stranamente percepisco come sottovalutato invece di essere messo a fondamento.