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Narrazione e racconto del Sé per una didattica del continuum

08/05/2019
by Giorgio Rini
Lingua: IT

Quale posto possono occupare la narrazione e il racconto del Sé a livello didattico? È da questa domanda che prende spunto la mia riflessione sulla possibilità di trovare nuove forme di insegnamento che puntano sulla centralità dello studente. Le linee moderne della pedagogia già da tempo insistono sulla centralità del soggetto in formazione e al CPIA di Terni ho trovato parecchie occasioni di portare avanti un modello di insegnamento di questo tipo. Mi riferisco in particolare ai corsi di alfabetizzazione rivolti agli adolescenti e a quelli rivolti agli studenti dei corsi di livello B1 della lingua italiana, oltre che a tutti i corsi in generale rivolti all’apprendimento della lingua italiana. Ma perché proprio la narrazione?

La narrazione come un continuum

A mio avviso la narrazione come proposta didattica sarebbe oggetto di particolare attenzione, perché si situa benissimo nell’ambito di un continuum che implica differenti concetti. Prima di ogni altra cosa è un continuum del Sé, un modo di percepire la propria vita come una trama di vicende, di relazioni interpersonali, di prese di visioni del mondo che non possono essere riprodotte in frammenti.

La vita di ogni studente è un percorso continuo e costante che sente il bisogno di essere narrato dallo studente stesso al di là del “confine” rappresentato dall’aver lasciato il proprio Paese di origine per venire in Italia. Ecco perché credo sia importante dare peso e lasciare spazio alle espressioni del racconto di vita, come strumento essenziale per acquisire la competenza del parlare in lingua italiana, ma anche per dare la possibilità agli studenti di altre nazionalità di percepire il loro percorso esistenziale senza fratture emotive che potrebbero essere determinate dall’abbandono della loro cultura di origine.

Ma il concetto di continuum, come dicevo prima, non è solo questo: è ricordare, è proiettarsi nel futuro, è strutturazione della personalità, è costruzione di una realtà nuova, è modificarsi nel senso di un adattamento (parziale o totale?) a nuovi modi di vivere, di relazionarsi e di fare.

Uno strumento educativo?

Se pensiamo alla struttura della narrazione come una linea che continua in una dimensione temporale, che segna un inizio e un continuum nel tempo fatto di varie trame, credo che possiamo pensare ad essa come un valido strumento educativo. Ho sperimentato varie volte la possibilità del raccontare in classe con gli studenti stranieri durante le mie attività didattiche al CPIA di Terni.

Non mi riferisco soltanto alla possibilità che gli studenti hanno di raccontare il loro vissuto, ma anche alle narrazioni, al racconto di storie riprese dai libri, riprese dai brani  che vengono letti in classe per attività di comprensione della lingua italiana scritta. Oppure possono essere storie che via via ho preso a leggere agli studenti come attività di ascolto.

La struttura narrativa è la stessa: un inizio, un continuum di trame e una conclusione, che fa il punto sulla situazione di carattere comunicativo-emotivo aperta al principio.

Il mio obiettivo è quello di promuovere un’identificazione e, ancora di più, di trasmettere una struttura, una forma mentis ideale per raccontare, per strutturare un’identità. Mettere le azioni in una successione temporale, spaziale e, soprattutto emotiva, significa per me dare la possibilità di trovare una struttura, nell’ambito della quale riordinare il vissuto.

Narrazione e minori non accompagnati

Non si può non pensare ad un Sé frammentato in riferimento all’esperienza dei minori non accompagnati, al loro viaggio difficile per l’arrivo in Italia, al distacco dalle figure genitoriali che hanno avuto come punti di riferimento. Tutti fatti che hanno inevitabili ricadute sul contesto della didattica e dell’apprendimento. Ecco perché abbiamo pensato nel nostro CPIA di realizzare un blog proprio in relazione alle attività per i minori stranieri non accompagnati.

Si tratta del blog http://nuvoledisogni.altervista.org/. Io stesso ho curato con i ragazzi la possibilità data a loro di raccontare i loro progetti per il futuro, le loro speranze, i loro sogni in vista della realizzazione di un futuro migliore. Da queste esperienze raccontate è venuto fuori un forte carico emozionale, sempre contenuto all’interno di una struttura narrativa, che ha saputo operare una sorta di “distillazione”, un processo di canalizzazione del vissuto, per contribuire ad una crescita a livello personale, oltre che ad un apprendimento più proficuo della lingua italiana.

Il racconto come strumento didattico nei corsi di PRE – A1?

Infine vorrei permettermi una riflessione sulle potenzialità che il racconto e la narrazione potrebbero avere anche nell’ambito della didattica dei corsi di livello PREA – A1 della lingua italiana. Spesso il livello PRE - A1 è caratterizzato da situazioni scolastiche pregresse molto differenti. Molte volte gli studenti non hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola nemmeno nel loro Paese di origine.

Tutto ciò li pone in una condizione di una certa difficoltà, perché il processo di apprendimento deve iniziare dall’acquisizione degli strumenti operativi di base. Ecco allora che il racconto, a mio avviso, potrebbe rappresentare un’occasione importante.

Mi riferisco alla proposizione di storie lette dall’insegnante rivolte all’ascolto. Il proporre delle situazioni strutturate a livello narrativo potrebbe essere un punto in più per instaurare un rapporto comunicativo accanto all’acquisizione delle più tradizionali nozioni di base della lingua.

Penso ad un raccontare e ad un sentire raccontare per inquadrare il mondo, per fare ordine e per proporre delle relazioni che a livello emotivo abbiano la possibilità di ridurre confusione e di dare nuove possibilità di introspezione e di interpretazione del nuovo contesto culturale, nel quale gli studenti stranieri si trovano con il loro arrivo in Italia.

Prof. Giorgio Rini

CPIA Terni

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