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Apprendimento e analfabetismo negli immigrati adulti: riflessioni e sperimentazioni

09/04/2019
by Chiara Migliorini
Lingua: IT

Pubblichiamo qui di seguito due importanti contributi di Katia Raspollini docente del Cpia di Prato su analfabetismo negli adulti e percorsi di apprendimento.

Il primo contributo come scrive l’autrice stessa “vuole proporre una riflessione sulle differenze fra percorsi di inserimento e apprendimento di apprendenti analfabeti afferenti ai livelli Alfa, facendo riferimento a due specifici contesti dove la scrivente ha operato negli ultimi due anni ossia il Centro di Accoglienza Straordinaria della città di Trento e un CPIA toscano, attingendo a dati quantitativi e qualitativi rilevati.

Questo confronto risulta utile alla luce della recente pubblicazione del Sillabo di riferimento per l’italiano L2 in contesto migratorio: livello Alfa (Casi, Minuz 2018) da parte dell’Associazione CLIQ – Certificazione lingua italiana di qualità; un sillabo che potrà dare indicazioni alle istituzioni e agli insegnanti per progettare percorsi formativi adeguati a questa tipologia di utenza.

Oggi in seguito alle direttive del Decreto Sicurezza (Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n. 113), emanato dal Ministero dell’Interno, i migranti inseriti nei CAS che non sono già titolari di protezione internazionale non potranno più usufruire dei servizi relativi all’insegnamento dell’italiano, all’assistenza psicologica e dell’orientamento sul territorio. Il provvedimento menzionato impedisce dunque anche ai soggetti più vulnerabili, come gli analfabeti, di avere un supporto linguistico e psicologico per orientarsi nel nuovo contesto in cui si trovano: si configura uno scenario drammatico a cui potrebbero offrire una risposta i CPIA, ridefinendo la propria mission, sulla base di quanto richiamato nel D.P.R. n. 263 del 2012 che li istituisce”.

Leggi l’articolo: I Livelli Alfa fra Centri di Accoglienza Straordinaria e CPIA: una nuova mission? di Raspollini Katia.

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Nel secondo contributo il problema dell’alfabetizzazione è affrontato all’interno di contesti di apprendimento della lingua italiana L2 da parte di immigrati adulti, alla luce delle nuove ricerche e sperimentazioni portate avanti dall’associazione LESLLA (LITERACY EDUCATION AND SECOND LANGUAGE LEARNING FOR ADULTS).

L’autrice, nell’articolo, riporta l'esperienza di una sperimentazione effettuata nei C.A.S - Centri di Accoglienza Straordinaria, nei quali è stata utilizzata un’attività didattica per l'insegnamento della lingua italiana L2 dove l’accento viene posto sulla soggettività degli apprendenti, al di là della oggettiva necessità che essi vivono nella loro vita quotidiana di imparare l’italiano al fine di ottenere il permesso di soggiorno.

Non sono il mio permesso di soggiorno: azioni per l’affermazione di sé nell’officina didattica della scuola ​ è il titolo dell’attività che è stata presentata durante la giornata di studio Alfabetizzazione e italiano L2: Ricerca, pratiche e politiche dalla scuola al volontariato tenutasi a Palermo il 3 ottobre 2018 giornata organizzata in preparazione del meeting internazionale 14th Annual Symposium LESLLA 2018.

Leggi l’articolo: Recuperare la soggettività attraverso l’educazione linguistica, di Katia Raspollini.

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  • Ritratto di Giorgio Rini
    Trovo molto interessante la ricerca, che ci fa comprendere ancora di più un punto essenziale legato all'apprendimento linguistico: la lingua si dimostra ancora una volta come mezzo di comunicazione fondamentale per riuscire a creare legami soprattutto per i soggetti più vulnerabili che hanno bisogno di costruire una rete sociale forte, punto di riferimento importante per contrastare la stessa vulnerabilità. Quindi in sostanza l'alfabetizzazione si dimostra uno strumento significativo non solo per l'apprendimento linguistico in se stesso, ma per costruire una barriera contro il dilagare di specifiche debolezze. Grazie per il contributo.