Ambiente

Interview: Friedrich Schmidt-Bleek - "Il pesante fardello dell’inefficienza delle risorse"

04/11/2015
Interview: Friedrich Schmidt-Bleek - "The heavy weight of resource inefficiency"

Friedrich Schmidt-Bleek è tra i pionieri dei dibattiti sulla sostenibilità ambientale e l’efficienza delle risorse. Si è formato in ambito chimico ed è stato vicepresidente e fondatore del Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy (Istituto Wuppertal per il Clima, l’ambiente e l’energia), dove ha sviluppato teorie sull’«apporto di materiali per unità utile», ossia sulla quantità di risorse necessarie a fornire una determinata funzione1 : un concetto espresso attraverso l’idea di uno «zaino ecologico» che i prodotti portano con sé. In seguito, Friedrich Schmidt-Bleek ha fondato l’International Factor 10 Institute (Istituto internazionale per il fattore 10), il cui campo di attività è la produttività delle risorse a livello delle singole economie. In questa intervista, illustra brevemente il concetto di zaino ecologico e parla del ruolo centrale dell’efficienza delle risorse per la sostenibilità ambientale.

lei ha sviluppato il concetto di «zaino ecologico». Può riassumere questa idea in parole semplici?

Friedrich Schmidt-Bleek: per fabbricare un prodotto occorrono materiali che si trovano in natura ed energia. Pensiamo a un’automobile, ad esempio. Tanti materiali differenti di numerosi paesi diversi devono essere mobilitati in natura, ossia estratti, lavorati, trasportati e infine trasformati nelle migliaia di varie parti necessarie per produrre l’automobile. In modo analogo, per mettere a disposizione energia occorre utilizzare materiali come l’acciaio, il rame, il petrolio e la sabbia, anche solo per raccogliere le radiazioni solari. In ogni fase, dalla «culla» dell’ambiente naturale al prodotto finale, si producono rifiuti: lo «zaino ecologico», appunto. In genere, lo zaino ecologico è 30 volte più pesante del prodotto stesso. È un saccheggio sconsiderato, smodato e non indispensabile, sul piano tecnico, del nostro pianeta.

Le tecnologie digitali sono ancora più «affamate» di natura. Uno smartphone reca con sé uno zaino ecologico di 70 chilogrammi, pari a 600 volte il proprio peso. Quindi, se inventassimo sistemi per incrementare l’efficienza delle risorse di tutti i prodotti, ci avvicineremmo alla sostenibilità ecologica. Possiamo raggiungere questo risultato? La risposta è «sì». Dal 1993, in Wuppertal mostriamo qual è il percorso da seguire.

Ritiene che i tempi siano maturi per questo concetto, tenuto conto del crescente interesse per l’economia circolare?

25 anni fa sono stato il primo a chiedere che l’economia mondiale decuplicasse, in media, la propria efficienza sul piano delle risorse per avvicinarsi all’obiettivo della sostenibilità. Precedentemente, il mio amico Dennis Meadows aveva avvertito il mondo che esistono limiti alla crescita2. A giugno 2015, il vertice G7 (di cui quattro membri sono paesi dell’UE) ha riconosciuto che la tutela e un uso efficiente delle risorse naturali sono essenziali per uno sviluppo sostenibile3.

Dal 1990 chiedo un’«inversione delle risorse» radicale. Le mie idee rispondono alle seguenti domande: quali sono le ragioni di fondo dei nostri problemi ambientali? Quali misure occorre adottare per raggiungere la sostenibilità ecologica? Come misurare, infine, successi e fallimenti sul piano della sostenibilità?

Le mie risposte sono queste:

  1. La ragione tecnica di fondo della nostra crisi ecologica risiede nella scarsissima efficienza attuale delle risorse di beni e servizi, ovvero in una loro alta intensità sul piano delle risorse. La principale ragione economica di fondo è il fatto che l’economia tradizionale è basata sulla necessità di una crescita illimitata su un pianeta limitato e sulla disponibilità di risorse naturali illimitate a basso costo.
  2. La tecnologia deve e può generare servizi di qualità elevata applicando tecniche a bassa intensità di risorse («fattore 10»).
  3. Occorre «etichettare» beni, infrastrutture e servizi per indicarne il fabbisogno di materiali durante tutto il ciclo di vita per unità prodotta, ossia la loro efficienza sul piano delle risorse, o impronta dei materiali.

Si può ricorrere al concetto di zaino ecologico per ampliare gli obiettivi dell’UE in termini di efficienza delle risorse?

Sì, perché il concetto che ho creato permette di misurare l’efficienza delle risorse di ogni bene, processo, sistema, servizio, consuetudine o procedura, compreso il loro zaino ecologico. Conoscendo la massa complessiva dei beni, inoltre, è possibile stimare in via preliminare che l’obiettivo dovrà essere un consumo pro capite annuo di materiali di cinque-sette tonnellate su scala globale, inclusi i materiali utilizzati per produrre energia. Tale obiettivo è compatibile con un maggiore consumo delle risorse nei paesi in via di sviluppo. Si ritiene che debba essere raggiunto entro il 2050 per evitare problemi gravi, a cui non sarà possibile porre riparo.

Se questi obiettivi venissero adottati, si verificherebbe una riorganizzazione dell’economia?

Non in modo automatico, perché la struttura attuale dei prezzi di mercato non offre incentivi o profitti sufficienti per innovare e commercializzare con successo la tecnologia necessaria. Oggi, il prezzo di beni e servizi non rivela la «verità ecologica», come direbbe Ernst von Weizsäcker [fondatore del Wuppertal Institute]. I prezzi delle risorse naturali sono semplicemente troppo bassi. Per orientare il mercato verso una maggiore efficienza delle risorse, tali costi dovranno aumentare notevolmente. Un modo per affrontare la questione sarebbe quello di dirottare imposte e oneri dalla manodopera alle risorse materiali, inclusa l’acqua.

Quali esempi esistono dell’applicazione di tale concetto e quali sono i benefici ambientali conseguiti?

Esistono centinaia di esempi, che però sono ancora insufficienti. Mi sembra di particolare importanza un esempio pratico perché proviene da un settore responsabile di circa il 40 % del consumo delle risorse: Rhombergbau4 a Bregenz, in Austria, ha realizzato una costruzione di grande altezza prevalentemente in legno. Sono possibili strutture fino a un massimo di 30 piani. Questa azienda è in grado di assemblarle in tempi rapidi, con un basso livello di rumore e di polveri e senza sprechi nell’ambito del cantiere. L’efficienza delle risorse, o impronta dei materiali, di queste strutture supera quella degli edifici tradizionali di un fattore che può arrivare fino a 10 se confrontiamo il consumo di materiali duraturi per spazio abitativo unitario. Questa potrebbe rivelarsi un’opzione importante per risolvere i problemi che l’Europa e il mondo intero si troveranno ad affrontare per offrire riparo a milioni di rifugiati, in particolare in seguito all’innalzamento del livello degli oceani.

È ottimista riguardo al conseguimento della sostenibilità in un futuro prossimo?

Non particolarmente. Tuttora, i politici sembrano mancare del buon senso e del coraggio necessari a predisporre e seguire percorsi per addentrarsi in un territorio ecologico, sociale, tecnico, economico e finanziario finora inesplorato. Oggi, l’Europa non è organizzata in misura neppure sufficiente, non dispone di programmi per organizzarsi né è propensa a risolvere, di comune accordo tra gli Stati membri, problemi relativamente minori di coesione, come la crisi economica del 2 % della propria popolazione in Grecia, o a dare alloggio a rifugiati il cui numero è inferiore all’1 % dei cittadini europei.

Se l’Europa vuole sopravvivere come attore politico importante in questo mondo, farebbe bene a organizzarsi al più presto per affrontare problemi come l’ondata di 50 milioni di rifugiati o più che verrà causata dal livello crescente dei mari. La mia sensazione è che solo se un gran numero di persone in Europa comincerà a sperimentare personalmente la morsa del cambiamento climatico o a restare priva di acqua e cibo eserciterà una pressione sufficiente sui pavidi leader del mondo politico e imprenditoriale e ad agire per un futuro con qualche prospettiva; ma potrebbe essere ormai troppo tardi, perché la tecnologia non è in grado di ricostruire la natura.


[1] http://wupperinst.org/de/das-wuppertal-institut/geschichte/

[2] http://www.dartmouth.edu/~library/digital/publishing/meadows/ltg/?mswitch-redir=classic

[3] https://sustainabledevelopment.un.org/content/documents/7320LEADERS%20STATEMENT_FINAL_CLEAN.pdf , page 16

[4] http://www.rhombergbau.at/