E’ mio grande onore inaugurare il 264° Anno Accademico di questa prestigiosa e storica istituzione. Dalla sua fondazione nel 1753, l’Accademia dei Georgofili è stata un faro per l’apprendimento e l’istruzione nei settori dell’agricoltura, agronomia, selvicoltura, economia e geografia.

L’obiettivo della sua fondazione era quello di “promuovere e indirizzare esperimenti e osservazioni al fine di perfezionare l’utile arte dell’agricoltura in Toscana”. Questa illuminata attitudine continua nei giorni presenti, infatti i prodotti agroalimentari italiani sono apprezzati e conosciuti per la loro elevata qualità dai consumatori di tutto il mondo.

Il mio ruolo, come Commissario Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, è quello di assicurare che gli agricoltori e i produttori della Toscana e di tutte le regioni d’Italia abbiano i necessari strumenti e supporti politici per continuare a praticare la loro arte, nelle generazioni attuali e in quelle che verranno.

Oltre a questo, la PAC raggiunge tutte le parti d’Europa, persino le più marginali, sia attraverso gli aiuti diretti agli agricoltori che con una più ampia rete di sostegni erogati dalla nostra politica di sviluppo rurale.

Si tratta di una politica che crea e sostiene il lavoro l’economia, e si sviluppa in quelle aree in cui è più necessario. La PAC è nel cuore di un vivace settore agroalimentare europeo che fornisce 44 milioni di posti di lavoro, facendo dell’Europa il più grande datore di lavoro.

Al di là di questa mission primaria, la PAC è andata incontro a un crescente numero di aspettative sociali e ha creato un crescente quantitativo di beni pubblici.

L’agricoltura europea si è adeguata ad una crescente domanda da parte della società in termini di ambiente e salute, sia dell’uomo che degli animali. Andando incontro in maniera sostenibile all’esigenza di cibo per oltre 9 miliardi di persone sul pianeta nel 2050, essa affronta molte sfide ma al tempo stesso offre enorme opportunità di business per gli agricoltori e tutta la filiera.

Questo è un punto che desidero sottolineare più volte quando mi trovo in Italia. I nostri agricoltori sono oggetto dei più richiesti ed elevati standard qualitativi del mondo. Questo li colloca sotto una notevole pressione ma offre loro anche una preziosa opportunità.

Con l’indiscutibile qualità dei nostri prodotti, noi siamo i più indicati di chiunque altro a rispondere alla domanda di alimenti del crescente ceto medio mondiale.

E questo è particolarmente vero in Italia, dove il vostro impegno per le produzioni di qualità è vecchio come le colline della Toscana.

Gli agricoltori europei e le filiere agroalimentari sono oggi estremamente competitivi sui mercati internazionali, particolarmente quando si tratta dei nostri prodotti di origine, famosi in tutto il mondo.

Qui, l’Italia è “prima inter pares” – voi fate strada tra le altre nazioni europee per quanto riguarda il numero di prodotti registrati con marchi di qualità: 284 cibi, 603 tipi di vino, 37 superalcolici.

Ed io vorrei aggiungere che questo non deve stupire, considerando l’impegno di istituzioni italiane quali l’Accademia dei Georgofili verso un continuo miglioramento.

So, per esempio, che l’Accademia ha notevolmente contribuito al miglioramento della tecnologia e delle varietà nella produzione italiana di vino nel corso del XIX secolo.

Tutto questo aiuta nel delineare l’attitudine italiana alla qualità, che adesso l’UE ha elevato come fulcro filosofico del nostro sistema agroalimentare. E questa filosofia sta dando i suoi frutti. Lasciate che vi illustri il concetto con alcuni dati statistici:

Il valore annuale dell’export europeo ha raggiunto il record di 131 miliardi di euro nel 2016, 1,6% in più rispetto al 2015 e 29% in più rispetto al 2011.

Per aiutare i nostri agricoltori e operatori della filiera a trarre benefici da queste opportunità, oltre a dare loro mezzi più forti per affrontare la volatilità del mercato e le oscillazioni dei prezzi, dobbiamo ammodernare e semplificare la politica.

Per questo motivo, la Commissione europea ha recentemente lanciato una pubblica consultazione sul futuro della PAC, che sarà aperta al pubblico fino al prossimo 2 maggio. Invito gli agricoltori italiani, gli accademici e anche tutti gli abitanti delle zone rurali e delle città a far sentire forte la loro voce.

Abbiamo già avuto oltre 27mila risposte da tutta Europa, cosa estremamente incoraggiante. La pubblica consultazione andrà a costituire le basi per la comunicazione del futuro della PAC, che sarà pubblicata tra qualche mese e sottolineerà un quadro di opportunità politiche.

E’ dunque un imperativo che i politici, i portatori di interesse nella filiera agroalimentare e le comunità rurali parlino e ricordino ai propri governi nazionali che la PAC deve portare valore a tutti i cittadini. Una PAC ben fondata continuerà a portare benefici a tutta la popolazione europea.

Abbiamo l’opportunità d’oro di portare la PAC a dare il contributo più grande alla politica globale della Commissione su crescita e impiego. In questo quadro, ho osservato con grande interesse il motto dell’Accademia dei Georgofili “per accrescere il benessere dello Stato”. Ai miei occhi, questo è chiaramente un modo aggiuntivo di portare crescita, sviluppo e lavoro.

Dunque penso che sia abbastanza chiaro che gli obiettivi di questa istituzione, così come quelli della PAC, sono fortemente rivolti al bene della collettività. La PAC è realmente una politica europea e un reale trionfo europeo della cooperazione politica al di là dei miopi interessi nazionali.