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Piani nazionali di assegnazione

Politica

Prima dell’inizio delle fasi 1 e 2 del sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS), ciascun paese dell’UE ha deciso in merito all’assegnazione delle quote di emissioni. A tale scopo sono stati messi a punto piani nazionali di assegnazione (PNA). Oltre a fissare un tetto per tutta l’UE in un modo decentrato e dal basso (il tetto globale corrispondeva alla somma dei PNA), il processo ha consentito di stabilire anche le regole per l’assegnazione delle quote ai singoli impianti.

La Commissione europea ha esaminato i piani per assicurarsi che rispettassero i criteri stabiliti in un allegato alla direttiva ETS e le norme europee sugli aiuti di Stato e la concorrenza.

In molti casi, la Commissione ha richiesto delle modifiche, in particolare al fine di ridurre i tetti nazionali. Una volta che un piano è stato approvato, non è più possibile modificare il tetto né l'assegnazione per impianto.

I PNA nella fase 1 (2005-2007)

I vari paesi dovevano pubblicare i rispettivi PAN entro il 31 marzo 2004 (o entro il 1° maggio 2004 nel caso dei 10 paesi che hanno aderito all'UE in quello stesso anno), seguendo gli orientamenti della Commissione.

La Commissione ha formulato le sue decisioni sui PNA nel periodo 2004-2005. Alcuni piani sono stati modificati prima che la Commissione prendesse la sua decisione.

La Commissione ha chiesto ad alcuni paesi di cambiare i piani. Queste le sue obiezioni più frequenti:

  • un'assegnazione eccessiva avrebbe messo a repentaglio il raggiungimento dell'obiettivo di Kyoto da parte del paese
  • il volume di quote era incompatibile con la valutazione dei progressi verso la realizzazione dell’obiettivo di Kyoto, ossia l’assegnazione superava le previsioni relative alle emissioni
  • il paese intendeva apportare "adeguamenti ex-post" al suo PNA, ossia intendeva intervenire sul mercato una volta effettuata l’assegnazione e ridistribuire le quote tra le società partecipanti  

I PNA nella fase 2 (2008-2012)

Il processo per i piani della fase 1 è stato molto lungo, e molti piani sono risultati troppo complessi. L’esperienza così acquisita ha contribuito a migliorare il processo per la fase 2.

Nel suo documento di orientamento, la Commissione sottolineava la necessità di rendere i piani più semplici e trasparenti

  • incoraggiando i paesi a riesaminare le norme amministrative create nel loro primo piano
  • elaborando tabelle standardizzate per riassumere le principali informazioni.

I paesi erano tenuti a pubblicare i piani nazionali di assegnazione entro il 30 giugno 2006.

La Commissione ha formulato le sue decisioni sui PNA nel corso del 2006 e 2007. I PAN di Polonia ed Estonia sono stati approvati rispettivamente nel 2010 e nel 2011, dopo che i piani proposti inizialmente erano stati respinti

L’autorità di vigilanza EFTA ha adottato le decisioni sul piano del Liechtenstein nel 2007 e su quello della Norvegia nel 2009. L’Islanda non disponeva di un PNA, dato che i pochi impianti che rientravano nell'EU ETS avevano ritirato la loro adesione al sistema.

Nella fase 2 molti dei tetti proposti sono stati successivamente ridotti. Inoltre, numerose decisioni della Commissione sui PNA sono state contestate dagli Stati membri. La necessità di evitare questa incertezza giuridica è stata uno dei fattori che hanno influito sulla decisione di utilizzare un unico tetto per tutta l'UE nella fase 3.

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