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Uso dei crediti internazionali

Politica

I crediti internazionali sono strumenti finanziari che rappresentano una tonnellata di CO2 eliminata o ridotta dall’atmosfera a seguito di un progetto di riduzione delle emissioni.

Attualmente i crediti internazionali sono generati attraverso due meccanismi istituiti nell'ambito del protocollo di Kyoto:

  • il meccanismo di sviluppo pulito (CDM) – che permette ai paesi industrializzati impegnati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra (detti paesi dell'allegato 1) di investire in progetti che riducono le emissioni in paesi in via di sviluppo come alternativa a più costose riduzioni da effettuare a casa propria
  • l'applicazione congiunta (JI) – che permette ai paesi industrializzati di ottemperare in parte all'obbligo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serrato finanziando progetti che riducono tali emissioni in altri paesi industrializzati.

L’applicazione congiunta (JI) prevede la creazione di unità di riduzione delle emissioni (ERU), mentre il meccanismo di sviluppo pulito (CDM) genera riduzioni certificate di emissioni (CER).

L'accordo di Parigi ha istituito un nuovo meccanismo di mercato per sostituire il CDM e la JI dopo il 2020.

Uso dei crediti internazionali nella fase 3 dell’ETS

I partecipanti al sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS) possono utilizzare fino al 2020 crediti internazionali generati dai meccanismi CDM e JI per assolvere parte dei loro obblighi previsti dal sistema EU ETS, nel rispetto di alcune restrizioni qualitative e quantitative.

In quanto maggior mercato della CO2, il sistema EU ETS è attualmente la principale fonte di domanda di crediti internazionali, il che ne fa il principale motore del mercato internazionale della CO2 e la principale fonte di investimenti in energia pulita nei paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione.

Restrizioni qualitative

Vengono accettati i crediti generati da tutti i tipi di progetti, eccetto:

  • progetti nel settore dell’energia nucleare
  • attività di afforestazione o riforestazione (LULUCF)
  • progetti che comportano la distruzione di gas industriali (HFC-23 e N2O).

I crediti risultanti da progetti idroelettrici superiori a 20 MW di capacità installata possono essere accettati solo a determinate condizioni.

Inoltre, l’uso di crediti/CER derivanti da nuovi progetti è vietato dopo il 2012, a meno che il progetto non sia registrato in uno dei paesi meno sviluppati (LDC).

Restrizioni quantitative

La legislazione dell'UE specifica i limiti massimi di crediti internazionali ammissibili che i gestori possono usare nel quadro dell'EU ETS per ottemperare ai loro obblighi nella fase 2 e nella fase 3.

I diritti di utilizzo dei crediti internazionali iniziali per ciascun partecipante per l'insieme delle fasi 2 e 3 sono stabiliti dagli Stati membri e successivamente approvati dalla Commissione in accordo con le norme vigenti.

Nell’ambito della fase 2 (2008-2012) i partecipanti all’ETS hanno utilizzato 1 058 miliardi di tonnellate di crediti internazionali. I diritti non utilizzati sono stati trasferiti alla fase 3 (2013-2020).

Scambio di crediti

A partire dalla fase 3 le CER (riduzioni certificate delle emissioni) e le ERU (unità di riduzione delle emissioni) non costituiscono più unità utilizzabili per conformarsi agli obblighi nell'ambito dell'ETS e devono essere scambiate con quote UE. I gestori devono chiedere di scambiare le CER e le ERU con quote di emissione fino al limite dei loro diritti individuali indicato nel registro.

I crediti rilasciati a seguito di riduzioni delle emissioni nel primo periodo d'impegno del protocollo di Kyoto (2008-2012) dovevano essere scambiati con quote di emissione entro il 31 marzo 2015.

Uso dei crediti internazionali nell'ambito dell’EU ETS dopo il 2020

L'UE ha un obiettivo interno di riduzione delle emissioni e attualmente non prevede di continuare a usare crediti internazionali dopo il 2020.

Tuttavia, è importante il fatto che l'accordo di Parigi preveda disposizioni sul ricorso al mercato per fornire un quadro chiaro e solido per il collegamento dei mercati di CO2 in futuro.

L'articolo 6 dell'accordo stabilisce:

  • norme contabili che impongono alle parti di applicare una contabilità rigorosa agli approcci che ricorrono all'utilizzo dei "risultati della mitigazione trasferiti a livello internazionale" per raggiungere i loro contributi determinati a livello nazionale. Tali norme consentiranno di collegare i diversi regimi pur garantendo l'integrità degli impegni
  • un meccanismo di mitigazione che sostituisca quelli esistenti (come CDM e JI) e fornisca una certificazione delle riduzioni delle emissioni da utilizzare per rispettare gli impegni stabiliti a livello nazionale. Ciò potrebbe agevolare la partecipazione ai mercati internazionali della CO2 definiti sulla base di un contributo alla mitigazione definito.

Nei prossimi anni tali disposizioni dovranno essere applicate mediante decisioni di attuazione. Pur basandosi sull’esperienza maturata, dovranno essere adeguate al nuovo contesto in cui tutti i paesi contribuiscono agli obiettivi, ma secondo modalità diverse.

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