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Vendita all'asta

Politica

La vendita all’asta è il metodo standard di assegnazione delle quote nell'ambito del sistema di scambio di quote di emissione EU ETS. Ciò significa che le imprese devono acquistare una percentuale crescente delle quote di emissione tramite aste.

Nel 2013, oltre il 40 % delle quote di emissione è stato messo all’asta. Nel periodo 2013-2020 la percentuale messa all’asta sarà più elevata, e si stima che arrivi fino alla metà delle quote.

La vendita all’asta è il metodo di assegnazione più trasparente e mette in pratica il principio "chi inquina paga".

Borsa dell'RBC © CC BY 2.0 Richard Alvin

Esistono due piattaforme d'asta:

  • la European Energy Exchange (EEX), a Lipsia, è la piattaforma comune per la grande maggioranza dei paesi che partecipano all'EU ETS l'EEX funge anche da piattaforma d'asta della Germania.
  • La seconda piattaforma è ICE Futures Europe (ICE), a Londra, che funge da piattaforma per il Regno Unito.

Una processo aperto, trasparente, armonizzato e non discriminatorio

La vendita all'asta delle quote di emissione è disciplinata dall'apposito regolamento dell'EU ETS, che riguarda i tempi, la gestione e altri aspetti della vendita all’asta delle quote per garantire che si svolga in maniera aperta, trasparente, armonizzata e non discriminatoria.

Il regolamento della vendita all'asta cerca di mettere in pratica diversi criteri indicati come necessari dalla direttiva EU ETS, come la prevedibilità, l'efficienza rispetto ai costi, l'accesso equo alle aste e il simultaneo accesso alle informazioni per tutti gli operatori.

Nel periodo 2013-2020 la percentuale di quote vendute all’asta è destinata ad aumentare ogni anno

In settori diversi da quello della produzione di energia, il passaggio alla messa all’asta avviene progressivamente. L'industria manifatturiera ha ricevuto l'80% delle sue quote a titolo gratuito nel 2013, ma questa percentuale diminuirà annualmente fino a raggiungere il 30% nel 2020, diversamente dai settori che si ritengono esposti al trasferimento delle emissioni di CO2. Le quote non assegnate gratuitamente dovranno essere messe all’asta. Dato il peso significativo della produzione di energia elettrica nel sistema EU ETS, malgrado una parziale assegnazione gratuita a otto Stati membri, nel 2013 più del 40% delle quote annuali di emissione è stata messa all’asta. Questa percentuale aumenterà nei prossimi anni, dato che il volume delle quote assegnate a titolo gratuito va riducendosi più rapidamente del tetto.

Complessivamente la Commissione stima che il 57% della quantità totale delle quote sarà messo all'asta durante il periodo 2013-2020, mentre le quote rimanenti potranno essere assegnate a titolo gratuito. La proposta di revisione della direttiva EU ETS avanzata dalla Commissione prevede che la percentuale di quote da mettere all'asta resti la stessa anche dopo il 2020. Nel secondo periodo di scambio (2008-2012) non era stato messo all'asta più del 4% delle quote. Nel settore aereo , il 15% delle quote in circolazione verrà messo all'asta.

Nel contesto del quadro per il clima e l'energia 2030, nell'ottobre 2014 i leader dell'UE hanno deciso che l'assegnazione di quote a titolo gratuito non cesserà, ma la percentuale di quote da mettere all'asta non si ridurrà nel corso del prossimo decennio. Informazioni recenti sulla quantità esatta da mettere all'asta sono reperibili sui siti delle piattaforme d'asta e nella pagina delle domande frequenti.

Le percentuali degli Stati membri nel volume delle vendite all’asta

A norma dell’articolo 10, paragrafo 1, della direttiva EU ETS:

  • l’88% del quantitativo totale di quote da mettere all'asta nel periodo 2013-2020 è distribuito tra gli Stati membri in base alla rispettiva percentuale di emissioni verificate nell’ambito del sistema EU ETS per il 2005 o alla media del periodo dal 2005 al 2007, qualunque sia il quantitativo superiore
  • il 10% è assegnato agli Stati membri meno ricchi come fonte aggiuntiva di entrate per aiutarli a investire in modo da ridurre l'intensità di CO2 delle loro economie e adattarsi ai cambiamenti climatici
  • il rimanente 2% viene assegnato come "Kyoto bonus" ai nove Stati membri che nel 2005 hanno ridotto le loro emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto al loro anno o periodo di riferimento. Tali Stati sono Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria. Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia.

I leader dell’UE hanno deciso che nel corso del prossimo decennio:

  • il 90% delle quote da vendere all'asta venga distribuito agli Stati membri in base alla loro percentuale di emissioni verificate
  • il 10% venga assegnato agli Stati membri meno ricchi all'insegna della solidarietà e ai fini della crescita e dell'interconnessione.

Anche i tre paesi SEE-EFTA metteranno all’asta le quote secondo gli stessi principi degli Stati membri dell’Unione europea.

Almeno la metà degli introiti delle aste da utilizzare per scopi climatici ed energetici.

La direttiva EU ETS modificata stabilisce che almeno il 50% dei proventi della vendita all'asta, o l'equivalente in valore finanziario di tali entrate, deve essere utilizzato dagli Stati membri per finalità connesse al clima e all'energia.

In base al regolamento sul meccanismo di monitoraggio, gli Stati membri sono tenuti a riferire annualmente, per la prima volta entro il 31 luglio 2014, sui proventi e l’uso di tali entrate (articolo 17 del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013).

Nel 2013 le entrate totali per l’UE hanno raggiunto i 3,6 miliardi di euro. Di questi, circa 3 miliardi verranno usati per finalità connesse con il clima e l'energia, come efficienza energetica, energie rinnovabili, ricerca e trasporto sostenibile - una cifra decisamente superiore al 50% raccomandato dalla direttiva EU ETS.

Maggiori informazioni sull'uso dei proventi delle vendite all'asta sono reperibili nella relazione del 2014 sui progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto ed UE 2020.

Piattaforma d'asta comune

Il regolamento sulle vendite all'asta stabilisce che gli Stati membri e la Commissione si dotino insieme di una piattaforma comune per mettere all'asta quote di emissione a nome degli Stati membri.

È l'approccio più efficiente rispetto ai costi sia per gli Stati membri che per gli offerenti. La Commissione ritiene anche che una piattaforma comune garantisca meglio il rispetto dei principi di non discriminazione, trasparenza e semplicità, offra le migliori garanzie per un accesso pieno, equo e paritario alle piccole e medie imprese e agli impianti di piccole dimensioni che rientrano nel sistema EU ETS, e riduca al minimo il rischio di abusi di mercato.

A seguito di una procedura di gara bandita nell'ambito di un accordo di aggiudicazione congiunta, la Commissione e 25 Stati membri hanno nuovamente indicato nell'European Energy Exchange (EEX) e nel suo sistema di compensazione, lo European Commodity Clearing, la piattaforma d'asta comune per i paesi in questione.  Anche i tre Stati del SEE-EFTA stipuleranno un contratto con l'EEX per la vendita all’asta delle loro quote.

Il contratto con l'EEX è entrato in vigore il 13 luglio 2016. Informazioni sulle relative procedure erano reperibili sulla pagina dedicata agli appalti pubblici della DG CLIMA.

Piattaforme d’asta indipendenti per Germania, Polonia e Regno Unito

Gli Stati membri hanno la facoltà di recedere dalla piattaforma comune e designarne una "propria". La Germania, la Polonia e il Regno Unito hanno deciso in tal senso.

La Germania ha designato l'EEX come sua piattaforma d'asta. Il Regno Unito ha a sua volta designato l'ICE Futures Europe (ICE) di Londra come sua piattaforma. Queste designazioni sono state approvate attraverso modifiche del regolamento sulle vendite all’asta, previa verifica da parte della Commissione del fatto che le piattaforme siano conformi alle norme del regolamento e agli obiettivi della direttiva ETS.

Non avendo indicato una piattaforma d’asta indipendente, la Polonia si rivolgerà all'EEX nella sua qualità di piattaforma comune per gestire le aste in suo nome in attesa di tale indicazione.

Sorvegliante d’asta

La Commissione e tutti gli Stati membri hanno anche sottoscritto un accordo di aggiudicazione congiunta per la nomina di un sorvegliante d'asta che controlli e riferisca sulle aste gestite su tutte le piattaforme come previsto dall'articolo 25 del regolamento sulle vendite all'asta.

Due procedure di appalto sono state lanciate nel 2012 e 2013, rispettivamente, ma l’appalto non ha potuto essere aggiudicato. Maggiori informazioni sono reperibili sulla pagina del sito dedicata ad appalti e sovvenzioni. La Commissione e gli Stati membri stanno attualmente valutando le opzioni a loro disposizione.

Procedure di aggiudicazione congiunta

Gli accordi tra la Commissione e gli Stati membri stabiliscono le regole in base alle quali si svolgono le procedure di aggiudicazione congiunta. Tali procedure sono conformi alle norme del regolamento finanziario, il quadro giuridico abituale per le procedure di aggiudicazione indette dalla Commissione.

Per i terzi, la Commissione è l’unico interlocutore cui richiedere informazioni relative alle procedure di aggiudicazione congiunta. Tutte le informazioni necessarie saranno fornite in tempo utile e nel pieno rispetto del principio di accesso non discriminatorio alle informazioni. Si veda in proposito la nota informativa della Commissione.

I bandi vengono sempre pubblicati su Tender Electronic Daily (TED), la versione elettronica del supplemento S della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. I documenti relativi alla gara saranno resi disponibili in tempo utile. I documenti relativi a bandi chiusi o in corso sono accessibili attraverso le pagine contratti e sovvenzioni.

Informazioni utili per le piattaforme d’asta candidate e i potenziali partecipanti alle aste

Gli Stati membri potrebbero dover modificare la legislazione nazionale per attuare alcuni articoli del regolamento sulle vendite all’asta, in modo da consentire ai potenziali candidati di partecipare alla procedura di aggiudicazione per la designazione delle piattaforme d’asta ed eseguire il successivo contratto.

Analogamente, gli Stati membri potrebbero dover modificare la legislazione nazionale per consentire a determinate categorie di imprese di chiedere l'ammissione alle aste, o a determinate categorie di società di presentare offerte per conto dei loro clienti.

Le informazioni sull'attuazione di tali disposizioni da parte degli Stati membri sono disponibili nella scheda Documentazione.

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