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Donne e Scienza
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Carriera

Percorsi interrotti e percorsi insidiosi

Se le donne sono meno presenti, è semplicemente perché non ci sono più. Nel campo delle scienze il fenomeno dell'abbandono graduale (la "condotta difettosa" o "leaky pipeline" in inglese) è molto esteso e visibile. Durante il percorso universitario, le donne abbandonano gli studi in percentuale maggiore rispetto agli uomini; ciò avviene soprattutto a partire dal post-dottorato, momento-chiave in cui occorre trovare i crediti e pubblicare per essere riconosciuti dai propri omologhi e iniziare la carriera nel mondo della ricerca scientifica.

Per quella percentuale che prosegue il cammino, si osserva inoltre (con differenze tra paesi, università e/o discipline) che il loro riconoscimento professionale è quantomai distante e difficoltoso da raggiungere. Nell'ambito di uno studio condotto all'interno del CNR italiano, è stato analizzato, tra l'altro, il percorso di carriera del personale scientifico, a distanza di dieci anni dall'assunzione. Ne emerge che il 26 % degli uomini occupa attualmente un posto di direttore di ricerca, mentre per le donne ciò è vero solo nel 13 % dei casi.

Chi giudica chi?

Per procedere nella carriera, gli studiosi hanno costantemente bisogno del giudizio di altri studiosi. Per ottenere sovvenzioni, finanziamenti, incarichi qualificati è necessario che il ricercatore (uomo o donna) sia valutato inter pares, dai suoi omologhi. Sempre tra loro sarà giudicata reciprocamente la qualità delle pubblicazioni e dei lavori. "Il processo di valutazione si basa sul principio che i colleghi ricercatori (gli omologhi) siano i più qualificati a giudicare gli altri scienziati. Ma esso poggia anche sull'ipotesi alquanto ingenua che i valutatori siano esenti dai pregiudizi imperanti nella società in genere e che esprimano giudizi assolutamente obiettivi", si legge nel rapporto pubblicato dalla Commissione.

La scarsa presenza femminile nelle strutture scientifiche va compensata, allora, con politiche di contingentamento?
La necessità di una parità a questo livello, per esempio, è presentata come condizione per l'equilibrio dei comitati scientifici, delle commissioni di valutazione e di altri organi decisionali.
Alcuni paesi scandinavi, infatti, rispettano un minimo del 40%
per entrambi i sessi nei vari comitati e organismi nazionali.

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Omologhi e (im)parzialità

Due studiose svedesi, Christine Wenneras e Agnes Wold, hanno suscitato una serie di vive reazioni analizzando il metodo di valutazione utilizzato del Consiglio svedese della ricerca medica. Esse si sono rese conto che gli uomini hanno il doppio
di probabilità rispetto alle donne di ottenere un incarico di post-dottorato.
A pari produttività, gli uomini ricevono un punteggio migliore. Questa rivelazione, in particolare, è stata all'origine della sostituzione del direttivo del Consiglio. L'assegnazione delle borse dipende ora da una valutazione molto più imparziale. Nei Paesi Bassi, uno studio sullo stesso tema condotto sull'Organizzazione della ricerca scientifica (NWO) e sulla Regia accademia delle scienze (KNAW) ha evidenziato una situazione molto più equa.


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