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Scienze marine
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Evoluzione

Molti più pesci nel mare?

La pressione ittica su determinate specie causa cambiamenti evolutivi e influenza l’intera catena alimentare provocando squilibri talvolta irreversibili. Nei casi estremi ciò può portare alla definitiva distruzione di certi ecosistemi. C’è quindi un’urgente necessità di migliorare la nostra comprensione dei processi in atto e fornire ai policy-makers validi consigli scientifici su come tutelare al meglio la diversità dei nostri oceani e assicurare il loro sviluppo sostenibile per il futuro.

Estendere l’acquacoltura può fornire un’alternativa possibile, ma anche in questo caso sono necessarie ulteriori ricerche atte a valutare l’impatto ambientale ed ecologico delle attività su larga scala. I gruppi di ricerca europei stanno attualmente indagando tutti gli aspetti relativi a tali problemi.

Si sta ponendo l’accento sempre più spiccatamente su un approccio che tenga in considerazione l’intero ecosistema per la gestione delle risorse ittiche, che comporti l’integrazione di diverse discipline scientifiche e la collaborazione e lo scambio di informazioni tra tutte le parti coinvolte.

Perlustrando le coste

Le nostre regioni costiere servono a molteplici scopi e le già gravose sollecitazioni a danno di queste zone sono in costante crescita. Esse rappresentano una meta privilegiata delle attività turistiche e di svago, costituiscono la base dell’industria collegata all’ambiente marino (trasporti, pesca, spedizioni industriali) e un importante habitat naturale. Il gruppo di progetti ELOISE sostenuto dall’UE prende in esame un’ampia serie di questioni relative alle interazioni terra-oceano a livello europeo. I risultati di tale ricerca dovrebbero contribuire allo sviluppo di politiche migliori per la gestione delle zone costiere.

Una questione di equilibrio

La Rete di eccellenza (NoE) EUR-OCEANS , lanciata nel gennaio del 2005, riunisce oltre 60 organizzazioni di ricerca e università di 25 paesi. La rete si prefigge la promozione dell’integrazione a lungo termine della ricerca europea in materia di effetti climatici e umani sulle dinamiche della catena alimentare degli ecosistemi pelagici in mare aperto. Ciò richiederà un approccio interdisciplinare mirato a integrare progressivamente il lavoro di importanti organizzazioni di ricerca e a costituire un centro di ricerca europea “virtuale? multisede.

Preservare la diversità

La Rete di eccellenza (NoE) MARBEF riunisce 56 istituti marini europei impegnati nella discussione di una delle principali questioni di biologia marina, ovvero chiarire il rapporto tra biodiversità e funzionamento degli ecosistemi. Un secondo risultato che questa rete spera di raggiungere col tempo è istituire un centro europeo di eccellenza che fungerà da piattaforma per l’integrazione e la diffusione di conoscenze sulla biodiversità marina. Il Centro Europeo per lo Studio della Biodiversità Marina e del Funzionamento degli Ecosistemi (EMBEF) che ne deriverà garantirà all’Europa un ruolo chiave in questo campo.

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