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Cosa fa l'Europa?

La natura e il tempo

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Graphic elementI fatti

La natura e il tempoDurante le tempeste che si sono abbattute su Francia, Germania e Svizzera nel dicembre 1999, centinaia di monumenti hanno subito gravi lesioni. Qualche mese prima il terremoto aveva colpito a più riprese alcuni dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, danneggiando tra l'altro luoghi culturali a Istanbul e Atene. Nel 1997 cinque sismi avevano scosso l'Umbria e le Marche; tra le vittime anche la Basilica di San Francesco di Assisi, devastata dal crollo di parte della struttura architettonica e degli affreschi di Giotto e Cimabue. Periodicamente, incendi e inondazioni lasciano dietro di sé una scia di distruzione.
Al degrado non è estranea nemmeno l'azione dei diversi biotopi: la pietra calcarea d'Egitto viene erosa dalla sabbia trasportata dal vento, il granito dei megaliti celtici dal sale marino. Anche i batteri, le alghe, i licheni, gli insetti sono vittime di questo mutare della natura.
Ovviamente, nulla è eterno, nemmeno i capolavori. I materiali più incorruttibili invecchiano. I dipinti si screpolano, le strutture degli edifici si indeboliscono, i colori sbiadiscono, il legno e il marmo si coprono di patina.
Non si può fare nulla, dunque, contro le forze distruttrici della natura e i segni del tempo? Non proprio. Oggi esistono tecnologie innovative che offrono ai responsabili del patrimonio nuovi strumenti per la prevenzione, la protezione e il restauro.

 

Graphic elementLe azioni

La natura e il tempoDal 1986 l'Unione europea sostiene il più grande programma internazionale di ricerca sui danni causati dall'ambiente al patrimonio culturale, promuovendo un approccio interdisciplinare e una cooperazione transfrontaliera. Climatologi, biologi, chimici lavorano insieme ad ingegneri, architetti, archeologi e conservatori di paesi diversi per analizzare lo stato di conservazione e i danni subiti da monumenti e opere d'arte.
In Europa e nel mondo, la salvaguardia dei tesori culturali rappresenta un importante settore di attività economica. Dalle sinergie con l'industria scaturiscono innovazioni spesso fondate su tecnologie o materiali nati per altri scopi: in questo campo della ricerca sono infatti spesso determinanti i trasferimenti di tecnologie tra settori più diversi come l'aerospaziale, la farmacia, la medicina, la geologia, ecc., i cui progressi sono messi al servizio del rinnovamento delle strategie di tutela. Ne è un esempio il laboratorio ELSA del Centro comune di ricerca a Ispra: le sue strutture di sperimentazione sulle tecnologie antisismiche, uniche in Europa, permettono di effettuare svariate prove per lo studio del consolidamento di monumenti storici.



La natura e il tempo

Chirurgia antisismica ad Assisi

La Basilica di San Francesco, squarciata dai terremoti del 1997, è stata sottoposta a vari trattamenti antisismici. Uno di questi, frutto di un
progetto realizzato da una PMI
italiana con la partecipazione del Centro comune di ricerca di Ispra e di altri atenei e centri di ricerca di Grecia, Italia e Portogallo, prevede l'uso di un nuovo tipo di sistemi di rinforzo basati sull'impiego di una lega nichel-titanio. Questo materiale, appartenente alla famiglia delle leghe è capace di distribuire e dissolvere l'energia accumulatasi in caso di movimento e dovrebbe aumentare almeno del 50% la resistenza ai sismi delle strutture in cui è inserito.

La natura e il tempo

Quando il legno soffre il clima
Gli elementi in legno dell'architettura storica, sensibili all'umidità, si deteriorano. Alcuni scienziati europei hanno analizzato le variabili climatiche (temperatura, precipitazioni, ecc.) di vari luoghi tedeschi, polacchi, svedesi e norvegesi che in cui si trovano strutture di questo genere, utilizzando un nuovo tipo di sensore per valutare lo stato di conservazione e i danni subiti. Sulla base dei risultati di questo studio hanno poi redatto una "carta dei rischi climatici" che offre una base di conoscenze su cui fondare misure di protezione adeguate.

La natura e il tempo

Fragili resti del passato
Un gruppo multidisciplinare formato
da archeologi, geologi, microbiologi, osteologi, geochimici, mineralogisti, ecc. analizza resti ossei rinvenuti in
vari scavi, nonché campioni del suolo circostante. Le indicazioni ricavate sulle loro condizioni e sul loro stato di conservazione permetteranno di stabilire una scala di qualità dell'ambiente sotterraneo. Per molti ricercatori, queste testimonianze della nostra preistoria e della nostra storia andrebbero se possibile conservate in situ.

 
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