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Il Rapporto sulle aree urbane: 58 città sotto osservazione


Créteil, 21 settembre 2000. Il piccolo centro, a pochi chilometri a sud di Parigi, si appresta ad ospitare il secondo Festival internazionale della città, battezzato "Villes d'Europe". Fervono ovunque gli ultimi preparativi. Chilometri di cavi elettrici vengono srotolati, si stringono bulloni, si erigono palchi. Per tre giorni, tutti coloro che "si occupano quotidianamente delle città" si ritrovano per riflettere, scambiare idee, partecipare e far festa. E' in questa cornice cha ha luogo la giornata dedicata al "Rapporto sulle aree urbane", un'ampia inchiesta sulla qualità della vita condotta in 58 delle principali città del Vecchio Continente, su iniziativa della Commissione europea.

Sindaci, rappresentanti locali, urbanisti, funzionari delle varie amministrazioni territoriali..., erano più di 300 le persone riunite nella Maison de l'Art et de la Culture della cittadina francese, per scambiarsi opinioni sulle risultanze dell'inchiesta - frutto di due anni di raccolta ed elaborazione di dati - presentate dal Commissario Michel Barnier. L'indagine si basa su un complesso di indicatori chiave riguardanti gli aspetti socio-economici di una città (popolazione, struttura dei nuclei familiari,...), la cittadinanza (percentuale di votanti, numero di persone iscritte nelle liste elettorali,...), la scuola e la formazione professionale (percentuale di studenti, livello di istruzione,...), l'ambiente (qualità dell'aria, rifiuti,...) nonché la cultura e il tempo libero (sale cinematografiche, impianti sportivi,...).

Le politiche urbane a confronto

Grazie a questi dati, si possono raffrontare le condizioni di vita delle grandi città europee.
Come sottolinea Valentino Castellani, sindaco di Torino, "si tratta di uno strumento che agevola la valutazione dell'impatto delle politiche adottate e permette di vedere su scala cittadina e con dati alla mano, se ad esempio una politica dell'occupazione funziona o no. Il Rapporto sulle aree urbane fornisce inoltre una tabella comparativa che consente di scoprire similitudini tra alcune città e la nostra e di avviare una riflessione comune sui metodi da utilizzare".

La politica di un'amministrazione municipale può essere realmente influenzata da dati statistici?

Certamente. Qualche tempo fa ci siamo accorti ad esempio che i furti di auto in una data zona aumentavano in ore precise. Così ci è stato possibile intervenire con più efficacia per ridurre questo tipo di delinquenza e aumentare la sicurezza".

Ai fini di questo tipo di analisi, si può considerare Torino come un'unica entità?

In realtà non esiste un'unica città, ma più d'una all'interno della stessa unità amministrativa. Abbiamo suddiviso il territorio in sessanta zone, che presentano talvolta differenze significative. Tutte le città europee prese in esame, sono state ripartite in varie zone relativamente ad alcuni indicatori socio-economici. In questo modo ci si può render conto dei divari esistenti in una stessa città.

I dati ottenuti confermano sempre le impressioni degli abitanti?

No. Ma è proprio per questo che uno strumento come il Rapporto sulle aree urbane si rivela interessante. Come dimostrano del resto le inchieste e le interviste realizzate a latere di questa grande indagine. Alcuni sono magari convinti che la criminalità sia in aumento quando invece, in realtà, è in forte regresso. Per la disoccupazione può accadere il contrario: i cittadini hanno talvolta una visione molto più ottimista rispetto alla realtà.

Da Göteborg a Lisbona

 

A quanto risulta da quest'ampia inchiesta, negli ultimi vent'anni quasi la metà delle città esaminate ha registrato un aumento della popolazione, contrariamente a quanto è avvenuto per le altre. In media, il 90% degli abitanti sono cittadini della nazione. Questa percentuale può variare tuttavia considerevolmente, scendendo ad esempio dal 99,2% di Helsinki al 49,5 per cento di Lussemburgo. Anche il numero di donne che lavorano è aumentato sensibilmente, aggirandosi ormai intorno al 41% della popolazione attiva. Ma se questa percentuale raggiunge a Berlino il 70%, a Siviglia non sfiora neppure il 33% mentre a Salonicco tocca il 41%.

Emerge inoltre che più di un quarto della popolazione urbana usa i trasporti pubblici per recarsi al lavoro. Gli abitanti delle città sono infine più cinefili che melomani: acquistano infatti dieci volte più biglietti per il cinema che per i concerti. Tutti questi dati, informazioni, cifre e tendenze sono stati raccolti in modo minuzioso e talvolta laborioso.

I governi nazionali, regionali e locali hanno dovuto mantenersi in stretto contatto con i servizi statistici della Commissione europea, superando alcune difficoltà metodologiche. "Che cos'è una città o un'area urbana?
Si definisce in termini geografici, sociali od economici?", si chiede Eva-Riitta Sitonen, sindaco di Helsinki, secondo la quale "occorre rispondere in modo preciso a queste domande perché le statistiche si basano su definizioni chiare".

Gli autori dell'inchiesta si sono limitati alla circoscrizione amministrativa, ma per dare maggior rilievo all'indagine, hanno raccolto informazioni anche su territori più ampi. Un'altra difficoltà è costituita dal fatto che le informazioni non sono sempre disponibili allo stesso livello né con la stessa modalità. Se un comune conosce il suo numero di abitanti, i dati sull'occupazione vengono invece raccolti, talvolta, solo dallo Stato. E ancora, i sistemi di calcolo non sono uguali in tutti i paesi e alcuni indicatori, come il costo degli alloggi, hanno valore solo se rapportati al livello di reddito degli abitanti.

Ciò nondimeno, come afferma il sindaco di Torino, Valentino Castellani: "Il Rapporto sulle aree urbane è riuscito a fornire un ritratto coerente e abbastanza completo delle città prese in esame. In futuro, ora che si è constatata l'utilità di questo strumento, occorrerà una maggiore interazione fra di esse e un regolare flusso d'informazioni di ritorno".

Dopo i primi risultati, si guarda al domani

Per poter essere rappresentativo anche delle città di piccole e medie dimensioni, il Rapporto dovrà ampliare il campo d'indagine affinando i suoi indicatori. Una delle soluzioni intraviste a Créteil potrebbe essere quella di conservare soltanto quelli più pertinenti ai fini di un'analisi di un maggior numero di aree urbane. Per realizzare un equilibrio fra domanda e offerta, l'indagine potrebbe essere estesa a nuovi aspetti quali: la quantità e la qualità dei servizi a disposizione dei cittadini, la povertà non monetaria, i problemi di alloggio, l'opinione corrente sull'assistenza sanitaria, il numero di posti letto negli ospedali, gli accessi pubblici a Internet o il numero di famiglie che possiedono un modem.
Col tempo, il Rapporto dovrà dunque perfezionare i suoi metodi e divenire una base di studio e di confronto per l'intera Europa.



Per maggiori informazioni sul Rapporto sulle aree urbane si può consultare il sito:
http://ec.europa.eu/regional_policy/archive/urban2/urban/audit/src/intro.html
 

 


 

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