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Lavorare all'estero: una valida alternativa - 22/09/2009

Le fiere del lavoro evidenziano i vantaggi di un'esperienza professionale all'estero.

Le imprese che operano nell'Unione europea si lamentano da tempo della riluttanza degli europei a trasferirsi in un altro paese per cercare un lavoro migliore. La recessione ha influito sugli atteggiamenti dei lavoratori? Gli imminenti "Job Days" – le fiere del lavoro organizzate annualmente dall'UE per promuovere la mobilità professionale – dovrebbero poterci dare qualche indicazione in merito.

Aderiscono all'iniziativa dei Job Days oltre 200 città europee. Organizzate con l'aiuto di EURES, il servizio europeo per l'impiego, le fiere del lavoro sono l'occasione per promuovere i vantaggi di lavorare in un paese dell'UE diverso dal proprio.

Lo scorso anno hanno partecipato all'iniziativa circa 150 000 persone in cerca di lavoro, di cui alcune sono riuscite a ottenere direttamente un colloquio in vista di un'assunzione. Quest'anno l'affluenza dovrebbe essere persino maggiore, considerato l'aumento dei tassi di disoccupazione.

I cittadini dell'UE hanno il diritto di lavorare in un paese europeo diverso da quello di origine (anche se esistono alcune restrizioni per i cittadini dei paesi che soltanto recentemente hanno aderito all'Unione), ma sono abbastanza pochi quelli che si avvalgono di questo diritto. Nonostante le grandi possibilità offerte dall'apertura del mercato del lavoro, gli europei tendono a svolgere la propria carriera professionale in un unico paese – in genere il proprio.

Una maggiore mobilità dei lavoratori potrebbe ridurre la disoccupazione ed accrescere la produttività, dando all'economia l'impulso di cui ha tanto bisogno. Il piano elaborato dall'UE per favorire la ripresa economica evidenzia, come priorità assoluta, la necessità di disporre di una forza lavoro più fluida e flessibile.

Secondo una recente indagine, più di 5 milioni di europei – circa il 2,2% della forza lavoro – vivono in un paese dell'UE diverso da quello di origine. Il dato è leggermente più alto rispetto a qualche anno fa, ma la crescita è comunque più lenta che per i cittadini di paesi extra UE, che costituiscono oggi il 3,8% della forza lavoro europea.

Tra le ragioni della loro riluttanza a trasferirsi all'estero, gli europei citano l'impatto sulla vita familiare o la difficoltà di apprendere una nuova lingua e di adattarsi ad una nuova cultura. L'accesso ai servizi sociali ed il riconoscimento delle loro qualifiche professionali all'estero si aggiungono a queste preoccupazioni.

L'UE ha adottato una serie di misure per rendere più trasparenti i mercati del lavoro nazionali e per tutelare i diritti dei cittadini che si trasferiscono in un altro paese europeo. Nonostante l'integrazione dei mercati del lavoro, restano tuttavia ancora molti ostacoli giuridici alla mobilità dei lavoratori in Europa.

Vivere e lavorare nei paesi dell'UE

Il "Job Day" di Bruxelles

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