Ed Rubbettino, 2011
In questi giorni così convulsi e difficili, in cui sentirsi cittadini europei appare quasi complicato, mentre riaffiorano nazionalismi che si pensavano se non superati completamente almeno sopiti, la lettura di un libro come quello che vi proponiamo è estremamente interessante.
Guido Sapelli, docente di Storia economica presso l'Università Statale di Milano, affronta infatti un tema quanto mai attuale: i cambiamenti rapidissimi, economici, politici e sociali dopo i primi anni Settanta, di cui l'Europa del Sud è stata protagonista.
Il lavoro, apparso precedentemente in lingua inglese a Londra e a NewYork, è in realtà un prezioso contributo all'integrazione europea intesa non soltanto come una parola spesso usata a sproposito, ma come una meta di non facile raggiungimento.
Scrive infatti Sapelli nel capitolo "Più Europe": "E'possibile parlare di un'Europa meridionale o di un'Europa del Sud? Questa domanda non nasce a caso. La specificità delle esperienze nazionali europee è, oggi, sotto gli occhi di tutti. Il processo di unificazione economica del vecchio continente pareva potersi concludere con facilità,quando fu firmato il Trattato di Maastricht nel 1992. Esso fissava il percorso per giungere al mercato unico europeo. In questi ultimi tempi, però, non soltanto quel processo economico si è rivelato molto difficile, ma anche le diversità politiche tra le varie nazioni che costituiscono l'Europa si sono accresciute....."
Vivendo oggi noi tutti conflitti di interesse e di opinioni di grande intensità, e' molto importante comprendere come si siano sviluppati in ambito europeo, fino a porre in discussione l'armonia stessa dell'Europa unita.
In questo senso il saggio di Guido Sapelli, già alla sua seconda edizione italiana, appare proprio, come ha scritto Kamal Karpat dell'Università del Wisconsin riferendosi all'edizione in lingua inglese, "la più chiara e completa analisi comparata dello sviluppo socio-economico e politico dell'Italia, della Spagna, della Turchia, della Grecia, del Portogallo dopo la seconda guerra mondiale..." E’ proprio a proposito della Turchia, l’unica delle nazioni considerate non ancora facente parte dell’UE, che le osservazioni dell’autore appaiono particolarmente interessanti soprattutto riguardo all’apertura al mercato, dimostrando palesemente il caso turco vantaggi e svantaggi del protezionismo. La Turchia infatti, dopo gli anni 80, è il primo paese in via di sviluppo ad aver adottato una economia mista su larga scala.
Un libro che apparirà senza dubbio molto utile a quanti intendano comprendere il perché di tante differenze e le difficoltà di affrontare l'oggi con un vero spirito europeista.
Giuliana Costantini*
*L'opinione espressa è dell'autore e non necessariamente rispecchia quella della Commissione europea.

