
La nuova Commissione in azione e il rodaggio del nuovo Trattato
di Carlo Corazza
Con la delusione di Copenaghen e la crisi che continua a mordere, con l'aumento
della disoccupazione, le pressioni speculative sulla Grecia e sugli altri paesi
dell'area euro si è aperto il difficile 2010, che la nuova Commissione Barroso,
fresca di voto a larga maggioranza del Parlamento europeo, si trova ad
affrontare.
L'entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1 dicembre ha creato aspettative
nell'opinione pubblica che si attende risposte concrete a livello europeo
rispetto alle crescenti inquietudini create da una globalizzazione che sembra
sfuggire alla capacità di governo anche dei "grandi players". UE, USA e
Cina, che nonostante gli sforzi e le pressioni internazionali, non sono
riuscite a delineare neppure una bozza di governance globale sul clima.
Rimandano il tutto a dopo il 2010. Gli sforzi in sede G20 per tracciare un
nuovo quadro di regole internazionali per i mercati finanziari che prevengano
nuove crisi sembrano più promettenti, ma siamo ancora lontani da risultati
concreti.
Grazie al suo collaudato sistema d'istituzioni e regole comuni l'UE è riuscita
a reggere meglio all'impatto della crisi e a darsi un quadro regolamentare per
affrontare la green revolution. Il nuovo Trattato dovrebbe migliorare
l'efficacia del processo decisionale e la capacità dell'UE di agire sulla scena
internazionale. Eppure molti analisti si chiedono se davvero questa nuova
Europa sarà in grado di raccogliere le sfide che ha davanti e agire in modo
credibile con un'unica voce all'esterno.
Il patto di stabilità e la governance economica europea non sono servite ad
evitare il tracollo greco, anche perché la Grecia ha truccato i conti evitando
che scattassero le procedure previste in caso di violazione dei parametri. E
resta ancora aperto la questione sul come rassicurare davvero i mercati e
chiudere definitivamente le tentazioni speculative sugli anelli deboli
dell'area euro. Ma quello che preoccupa davvero nel dopo crisi in cui nulla
sarà più come prima è la constatazione che, da oltre 10 anni la strategia
collettiva messa in piedi dagli europei per rilanciare in maniera robusta la
crescita e la competitività di Eurolandia non ha dato i risultati sperati.
Senza una risposta politica forte e una nuova strategia davvero efficace
l'Europa rischia il declino economico e una progressiva marginalizzazione a
fronte dei molti emergenti che, malgrado la crisi, continuano brillantemente a
crescere.
Insomma, anche a seguito di qualche
incomprensione tra i nuovi vertici, ci si chiede se il Trattato di Lisbona e
gli attuali strumenti di governo dell'economia consentono davvero all'Europa
quella svolta che molti si aspettano necessaria per affrontare problemi che non
possono più essere rinviati. E' naturalmente troppo presto anche per un primo
bilancio sul nuovo Trattato. Molte procedure di attuazione sono in corso di
elaborazione, tra cui la creazione di un servizio diplomatico comune con un più
forte coordinamento dell'azione esterna dell'UE sotto l'impulso dell'Alto
Rappresentante per la Politica Estera. Anche l'ufficio del nuovo presidente del
Consiglio Europeo Van Rompuy è in fase di rodaggio, ma è certo che si sta
preparando a svolgere un ruolo d'impulso politico indispensabile per dare una
direzione strategica alla macchina europea.
Anche il nuovo Parlamento europeo potrà svolgere un ruolo centrale con nuovi poteri rilevanti che lo fanno sempre più assomigliare al Congresso USA. E' il vero vincitore delle riforme di Lisbona avendo conquistato pari dignità di colegislatore in tutti i settori con il Consiglio dei ministri con pieni poteri sul bilancio e i capitoli i spesa più significavi come agricoltura e fondi i coesione. L'Europa si è trovata spesso a crescere proprio in reazione alle sue crisi. E questi sono tempi capaci di temprare la nuova Unione rendendola all'altezza del lavoro che l'attende.
Carlo Corazza
Direttore della Rappresentanza a Milano
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