Articolo del 17-02-2010

L'Europa vista dai giovani

Quando l'abito fa ancora il monaco




    Un noto proverbio dice “L’abito non fa il monaco”. Cosa significa? Che non bisogna basarsi sull’apparenza per scoprire la persona che si ha di fronte. Giustissimo.

    Peccato che la realtà sia un’altra.

    Infatti non si spiega come mai alle interpreti al Festival del Cinema siano richieste bella presenza ed età inferiore ai 30 anni oltre a un’ottima conoscenza linguistica dell’inglese piuttosto che dell’arabo, come mai per fare volantinaggio in Centro a Milano si chieda un ottimo Curriculum Vitae e una serie di fotografie di profilo, a mezzo busto e a figura intera, come mai se al colloquio di selezione si presenta un giovane in gamba, pieno di esperienza, volenteroso e pieno di capacità ma allo stesso tempo “malvestito” o semplicemente con un piercing, un tatuaggio i capelli colorati o i dreadlocks questi venga automaticamente scartato. I disabili spesso non fanno lavori a contatto con il pubblico, come se dovessero rimanere nascosti e come se non avessero diritto alla dignità, alla parità di trattamento e alla piena partecipazione alla vita sociale. Di discriminazione delle persone omosessuali e transessuali sul posto di lavoro si parla poco, ma probabilmente il 90% dei gay e delle lesbiche ha temuto almeno per un momento di restare vittima di soprusi sul luogo di lavoro a causa del proprio orientamento sessuale. Poi, bisognerebbe soffermarsi a riflettere dei casi in cui i candidati, anziché essere giudicati in base alla professionalità e all’esperienza, vengono eliminati perché di origini rumene o di colore, quindi, seppur ben vestiti, destano numerosi sospetti.

    È vero, il nostro cervello impiega circa dieci secondi per valutare una persona nuova e giudicarla per come si veste, per come si presenta, per il suo modo di porsi… ma oggi siamo troppo influenzati dall’apparenza e badiamo troppo poco alla sostanza. Inoltre, soprattutto qui in Italia, nella maggior parte dei casi, raccomandazioni e “ottimo standing” continuano a prevalere sulla preparazione e sui meriti.

    Molti sostengono che inserire la fotografia nel CV possa aiutare il selezionatore a legare la chiacchierata ad un viso dopo una stressante giornata di colloqui. Di fatto, spesso e volentieri le candidature senza fotografie non vengono nemmeno prese in considerazione.

    Come uno si presenta esteriormente dovrebbe concorrere solo minimamente, e in parecchie situazioni per nulla, alla formulazione del giudizio complessivo sulla persona. È evidente che a un colloquio o, in generale, in ufficio ci si debba presentare in modo diverso rispetto a quando si va a fare una gita al mare, ma è davvero inutile cercare di manifestarsi diversi da come si è e soprattutto, se continuiamo ad alimentare i pregiudizi legati al modo di vestire, presto nemmeno chi porta gli occhiali o l’apparecchio sarà ritenuto adatto a fare il cassiere, il venditore, l’impiegato o il manager.

    Si dice che Europa sociale sia sinonimo di partecipazione, solidarietà, inclusione e opportunità. L'allegoria del circo è stata usata a Bologna e Ravenna per presentare ai cittadini le politiche e le azioni dell'Unione europea sulle tematiche sociali. Eppure, io vedo ancora tanta discriminazione e un mondo che vive sempre più d’immagine. Forse, l’UE dovrebbe insegnarci che ciò che conta sono le capacità e che un saggio “malvestito” rimane un grande uomo.

    Cristina Brembilla
     

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    Quando l'abito fa ancora il monaco
    di Cristina Brembilla

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