Lidia Yusupova: "la donna più coraggiosa d'Europa"

Il 15 aprile Lidia Yusupova, ovvero "la donna più coraggiosa
d'Europa" secondo l'emittente inglese BBC, era al Parlamento europeo per
presentare un documentario su Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa nel
2006.
La Yusupova (nata a Grozny, Cecenia) non si limita a esercitare la professione
di avvocato per la tutela dei diritti umani in Russia rischiando la vita per
difendere i ceceni e le altre popolazioni del Caucaso contro l'esercito e i
servizi segreti russi, ma ormai svolge anche il lavoro di giornalista
raccogliendo le testimonianze delle vittime di abusi, omicidi e sparizioni. Ed
è proprio grazie al suo impegno civile e alla sua passione che è stata
candidata al Nobel per la pace non perdendo occasione di denunciare la violenza
senza fine di cui è vittima la sua terra.
"La sindrome cecena", a suo dire, si sta diffondendo in tutto il
Caucaso e questa sorta di terrore di Stato provoca la contro-reazione
inevitabile della popolazione innescando una spirale di attentati difficile da
fermare. La recente esplosione nella metropolitana della capitale russa, è solo
l'ennesimo atto di una violenza che si protrae da anni, e che riduce l'intera
popolazione a essere ostaggio del potere il quale governa attraverso la paura e
il terrore.
Il suo intervento a Bruxelles, però, dimostra come, secondo la Yusupova non sia
troppo tardi per sperare in un intervento decisivo dell'UE affinché faccia
pressione su Mosca per una soluzione. Ci si chiede, dunque, quali strumenti
possiede l'Unione europea per potersi imporre quale garante dei diritti umani?
Le relazioni col gigante russo sembrano essere tutte improntate agli accordi
economici e all'approvvigionamento energetico, questo non significa forse
sacrificare nel nome del principio di non ingerenza negli affari interni
l'aspetto altrettanto importante della tutela delle libertà fondamentali?
Attraverso la vicenda di Anna Politkovskaya presentata a Bruxelles dalla
Yusupova, emerge come all'interno del paese non esista alcuna possibilità di
una dissidenza organizzata in quanto il perenne Stato di polizia esercita un
controllo, così capillare su tutto e su tutti, che l'unica ancora di salvezza
si trova all'estero, lontano dai confini del Paese. Le Ong e le associazioni
che hanno organizzato in varie parti del mondo manifestazioni di solidarietà
sull'accaduto non sono comunque abbastanza influenti per poter rappresentare
una valida alternativa allo status quo. Ecco, dunque, che la presenza di Lidia
Yusupova davanti al Parlamento europeo lancia un segnale forte per un maggiore
coinvolgimento delle istituzioni nella tutela dei diritti fondamentali
all'interno del territorio russo.
Rahma Arhlam
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