Quale futuro per l'agricoltura europea?
Quali sono le nuove sfide per l'agricoltura europea? Si deve mantenere la
politica agricola a livello comunitario, sul modello introdotto dalla Politica
agricola comune circa 50 anni fa? Come si possono garantire buone condizioni di
vita per gli agricoltori, assicurando allo stesso tempo l'uso ottimale dei
fondi pubblici? Il Parlamento europeo ha appena iniziato un dibattito sulla
riforma della politica agricola, in vista della nuova fase di sostegno alle
politiche comunitarie, che inizierà nel 2013. Ma il momento cruciale sulle
decisioni da prendere inizia già adesso: tutti gli operatori del settore, ma
anche chi ha a cuore temi come la tutela dei territori, la protezione
dell'ambiente e la sicurezza alimentare, farebbero bene a seguire la
vicenda.
La politica agricola comune dell'UE è al centro delle discussioni: si tratta
di uno dei settori storicamente più rilevanti tra quelli di cui si occupa
l'Unione. Il bilancio comunitario riflette questa situazione: ancora per il
periodo finanziario in corso a livello europeo, che va dal 2007 al 2013, la
parte destinata alle spese agricole, o comunque allo sviluppo rurale e alla
gestione delle risorse naturali, è la voce più importante. Nei sette anni in
corso a disposizione della PAC ci sono quasi 400 miliardi di euro (cioè il 43%
del totale delle risorse UE), di cui quasi 300 per le misure di mercato. Negli
anni più recenti, dal 2003 in poi la discussione e le conseguenti decisioni
hanno messo l'accento non soltanto sulla funzione produttiva del settore, ma
anche sui concetti più generale di sviluppo delle risorse naturali e dei
territori rurali, e sulla sostenibilità ambientale dell'attività agricola.
La PAC è una parte della soluzione alle nuove sfide economiche che l'UE ha
di fronte, secondo il relatore della risoluzione del Parlamento europeo sul
futuro della politica agricola, il britannico George Lyon del gruppo dei
liberali. Ma al dibattito organizzato nei giorni scorsi dall'Assemblea
comunitaria non hanno partecipato soltanto i politici. Sono intervenuti diversi
rappresentanti delle organizzazioni di categoria, esperti e accademici. La
maggior parte si è dichiarata a favore di mantenere la politica agricola a
livello europeo, perché il cofinanziamento tra il budget europeo e quelli
nazionali potrebbe significare la fine della PAC. Molti anche gli appelli
all'introduzione di strumenti per ridurre la volatilità dei prezzi dei prodotti
agricoli, per rinforzare un settore che porta molti benefici all'intera
società.
La politica agricola del futuro dovrà essere più giusta, più verde e più
sostenibile. L'UE deve assicurare dei livelli di vita dignitosi agli
agricoltori, e trattamento equo per quelli dei Paesi di recente adesione
all'Unione europea. Secondo il socialista portoghese Luis Capoulas Santos
quella agricola è una delle politiche europee di maggior successo, ma deve
essere adattata ai nuovi tempi, evitando di ri-nazionalizzarla anche dal punto
di vista finanziario.
Gli agricoltori, e più in generale i produttori, dovrebbero avere più potere
nelle decisioni di mercato della catena alimentare. L'altalena dei prezzi è
critica, e serve uno strumento per gestire le crisi potenziali, come ad esempio
quella recente sui prezzi del latte. I verdi dicono un sì deciso a una PAC più
verde, appunto, visto che nel passato la politica europea non è sempre riuscita
a mantenere redditi dignitosi agli agricoltori, la cui posizione di mercato
deve essere rinforzata.
Un aspetto da rinforzare è l'adattamento degli agricoltori alle nuove
tecnologie e ai nuovi modelli produttivi. La stabilità finanziaria è la base
necessaria per pianificare gli investimenti, cioè il futuro. Il sostegno
diretto agli agricoltori è un aspetto essenziale della PAC, che va
mantenuto.
D'altra parte, l'uso ottimale dei fondi pubblici è stato un altro tema
d'attenzione nel dibattito. Ai produttori dovrebbe essere riconosciuto
maggiormente il ruolo di creatori di beni pubblici importanti come la
produzione di cibo di alta qualità, il miglioramento del benessere degli
animali, la gestione del territorio e un contributo importante alla protezione
ambientale e alla sicurezza alimentare. Tutta l'UE e i suoi cittadini
godono di alti livelli di qualità, ma questo ha un prezzo, secondo Michel
Dantin del gruppo dei popolari. La PAC del post-2013 dovrà quindi affrontare
anche le sfide ambientali e guadagnarsi il favore dell'opinione pubblica.
Per la nuova politica agricola, secondo l'organizzazione che rappresenta i
produttori e le cooperative agricole a livello europeo, il COPA-COGECA, non
sarà più possibile basarsi esclusivamente sul mercato. L'opinione pubblica
considera costosa la politica agricola comunitaria, senza però pensare ai suoi
benefici: i produttori europei affermano la necessità di migliorare
quest'immagine, e quella degli agricoltori stessi, introducendo solide misure
di promozione.
Matteo Fornara
Rappresentanza a Milano
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