Articolo del 10-03-2010

L'Europa vista dai giovani

Quando il genere diventa una categoria

     

     

    Lotta alla povertà e all'esclusione sociale: questo è il proposito dell'Unione europea per il 2010, stimolare l'inclusione a ogni livello. Ma cosa accade se i buoni propositi volti al raggiungimento di obiettivi globali si rivelano inadatti a risolvere i problemi più piccoli e quotidiani, che passano inosservati? Si parla tantissimo di povertà, emarginazione, rispetto della dignità umana come se fossero concetti ideali, da promuovere solo attraverso le burocratiche procedure istituzionali. Il cambiamento deve avvenire innanzitutto nelle nostre menti, nei nostri atteggiamenti, nei pensieri che si fanno pragmatici e reali. Non è possibile realizzare gli obiettivi europei senza una lente di ingrandimento attraverso la quale far emergere tutte le contraddizioni che ostacolano i buoni propositi.

    Come superare le differenze per realizzare un'uguaglianza globale, se persino i rapporti tra uomini e donne appaiono sbilanciati? La domanda, apparentemente provocatoria, sorge spontanea alla luce delle stime pubblicate dall'OCSE, secondo le quali l'Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di occupazione femminile preceduta in classifica solo da Messico e Turchia. Si tratta di un'occupazione, inoltre, che si concentra maggiormente ai livelli più bassi della carriera lavorativa. I fatti sono noti e le polemiche sono sempre le stesse, le donne per prime sono stanche di sottolineare certe mancanze, di essere oggetto di protezioni di qualsiasi sorta, come una specie in via d'estinzione. La richiesta non è di protezione bensì di parità al fine di partecipare come elementi attivi e non anelli deboli della catena. La Dichiarazione dei diritti umani del 1948 sancisce, tra i vari diritti, l'uguaglianza di genere, ma questo non basta anzi spesso rende le discriminazioni ancora più sottili e nascoste dietro il velo di falso perbenismo di una civiltà che pretende di essere un modello sulla base di belle parole che restano tali.

    Le statistiche compilate dal Consiglio d'Europa sulla base dei dati del 2008 mostrano che le donne sono ancora notevolmente sottorappresentate in tutti i livelli regionali e locali di governo. In media, soltanto il 21% dei membri eletti nelle assemblee regionali europee sono donne, così come il 10% dei sindaci e il 25% dei consiglieri comunali. Se consideriamo, in particolar modo, la società italiana, è luogo comune credere che le donne ai vertici abbiano dovuto accettare dei compromessi per vincere la scalata e potersi realizzare.  I recenti scandali politici avvalorano le idee dell'attuale società dell'immagine, secondo le quali il valore estetico precede il giudizio di merito. 

    I tempi delle suffragette sono più che passati, con risultati più o meno soddisfacenti. Le parole che sono state scritte non intendono essere una mera polemica femminista, ma piuttosto, uno spunto di riflessione per parlare e soprattutto creare un equilibrio concreto, sulla base del quale confrontarsi da pari a pari.

    Michela Di Rocchi e Graziana Maellaro

     

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    di Michela di Rocchi e Graziana Maellaro

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