
L'Europa vista dai giovani
Taranto nuestre
Taranto. La città pugliese dei due mari.
L’archetipo moderno del disagio economico, morale e sociale.
La città dimenticata dagli italiani e dall’Europa.
Taranto e le periferie senza scampo. Taranto e le insenature tanto belle quanto aggredite dalla violenza del progresso scriteriato. Taranto e i veleni ossessivi delle acciaierie.
Taranto. La città più inquinata d’Europa dove si produce il 92% della diossina italiana e 8,8% di quella europea.
La città dove le leucemie sono aumentate del 40%, dove le neoplasie e le bronchiti croniche e spastiche colpiscono grandi e piccoli.
La città con la più alta percentuale di allergie.
“Marpiccolo” è il titolo di un film appena uscito che parla di un sedicenne, Tiziano, che vive in un quartiere malfamato, va poco a scuola e si arrangia facendo lavoretti per un boss locale. Suo padre ha abbandonato moglie e figli per un'esistenza disperata cercando il colpo al videopoker e la madre è una popolana impreparata a crescere due figli da sola ma determinata a tenerli fuori dalla malavita e a proteggerli dalle prepotenze di chi vuole installare un'antenna per telefonia cellulare davanti alla scuola della sua piccola. Tiziano è troppo sveglio per andare a scuola, ma non abbastanza da restare lontano dai guai.
Una brutta pubblicità, secondo i tarantini. Perché Taranto è anche e soprattutto il rumore della risacca lungo il litorale ionico, il Castello Aragonese, i resti del tempio di Poseidone, il respiro dei mercati ortofrutticoli, le cozze, il ponte girevole, la processione della Settimana Santa.
Purtroppo però Tiziano è il simbolo dei giovani tarantini. Ragazzi che non hanno la possibilità di proseguire gli studi, che sono in balia del mostro ecologico che tiene sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro una città intera, che spesso hanno come unico sogno: quello di entrare in Marina o nell’Esercito per avere un futuro, perché solo le Forze Armate offrono “buone prospettive di carriera”, anche per le donne.
Taranto muore giorno dopo giorno a causa delle emissioni di diossina. Sono sempre di più le vite stroncate di chi abita vicino all’Ilva o di chi ci lavora. Gli operai non credono più nel sindacato, soprattutto i più giovani, e mettono in gioco la loro vita per pochissimi euro. Chi non lavora alle dirette dipendenze di Riva muore con intollerabile frequenza e non ci sono nemmeno statistiche che documentano questo dramma.
Taranto è una città che è stata violentata al pari del mare che la fronteggia, ormai soffocato dal veleno dell’industria. Ci sono anche tanta omertà politica e tanti rapporti occultati mentre i morti evaporano nel silenzio, scrive Vulpio ne “La città delle nuvole”.
Leogrande, un tarantino ovviamente emigrato, racconta ne “Il corpo e il sangue d’Italia”, che “chiunque vinca le elezioni, dopo sei mesi il Comune sarà assaltato, arriverà proprio la folla... e dopo altri sei mesi cadrà. Si tornerà a votare. Taranto è ormai una città finita”.
Dov’è l’UE in tutto ciò? Perché non fa rispettare le direttive comunitarie? Perché non si impongono limiti più severi alle emissioni velenose? Il disastro ambientale dell’Ilva sta diventando un pericolo per l’Italia, la battaglia sulla sicurezza del lavoro si gioca soprattutto qui. E soprattutto non è chiudendo l’Ilva e lasciando migliaia di famiglie sul lastrico che si possono risolvere i problemi... Foschini in “Quindici passi” rammenta che i bambini disegnano solo cieli neri, le donne si ritrovano le loro scope rosse di quarzite e i pastori hanno visto soppressi i loro greggi per l’allarme diossina. E i giovani tarantini del quartiere di Paolo VI o dei Tamburi, dove regnano povertà, degrado e quindi criminalità, che già si sentono trattati come italiani di serie B, come fanno a sentirsi parte del progetto europeo? Loro non sognano nemmeno più di avere una vita migliore.
L’agonia di Taranto ispira scrittori e registi, filosofi e giornalisti, ma soprattutto fa imbufalire quei tarantini che amano la loro città così affascinante e unica. Questo infatti svia anche quei pochi turisti che vogliono visitare quest’antica perla della Magna Grecia. C’è un muro di gomma che va abbattuto e occorre combattere contro quel potere che si arricchisce sulla disperazione. Insomma, “Tàrde jè Tàrde e dojie so li culur, ross com u' cor e blu com u' mar shcur” (Taranto è Taranto e due sono i colori: rosso come il cuore e blu come il mare scuro).
Vito Bozza e Cristina Brembilla
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L'Europa vista dai giovani
Taranto nuestre
di Vito Bozza e Cristina Brembilla
La Redazione
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