Le 12 Stelle

n. 179 del 22 dicembre 2010


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L'Editoriale del Direttore

Il Consiglio europeo del 16 dicembre é stato un altro Vertice decisivo nella "battaglia per l'Euro", dopo le riunioni del Consiglio e dell’Ecofin dell'8 e 9 maggio dove era emersa netta la volontà di far fronte comune per salvare la moneta unica e il processo d'integrazione europeo.
Alla crisi greca é seguita a novembre quella Iilandese. L’'Europa ha dovuto stanziare  oltre 80 miliardi di euro, buona parte serviti a salvare banche. Intanto Portogallo e Spagna continuano a dare inquietanti segnali di possibile cedimento, con spread consistenti rispetto ai titoli tedeschi.
In questo contesto la vigilia del Vertice di dicembre è stata caratterizzata da un dibattito aperto dalla proposta di Tremonti e del primo Ministro Lussemburghese Junkers di emettere degli euro bond per coprire parte del debito degli Stati membri. Il dibattito è stato particolarmente vivace in Italia e Germania, ma ha toccato sostanzialemtne tutti gli Stati europei. I favorevoli (tra cui anche i partiti di opposizione tedeschi) sostengono che tale strumento, se utilizzato con oculatezza, contribuisce a frenare il differenziale tra i titoli dei paesi più in difficoltà e quelli tedeschi, senza gravare eccessivamente sui secondi. I contrari insistono sul pericolo di deresponsabilizzare i Paesi con i conti in disordine e poco competitivi, disincentivandoli ad assumere misure adeguate.
La proposta è stata respinta dal Vertice di dicembre che sembra invece aver seguito la linea fortemente voluta dalla Cancelliera Angela Merkel. Come voleva la Germania, infatti, è stato raggiunto un accordo per istituire un fondo di garanzia permanente, che, dopo una modifica con procedura semplificata al Trattato di Lisbona, dovrebbe consentire all’UE di inervenire con uno strumento di scala adeguata a far fronte ai rischi futuri dei paesi dell’eurozona. Il nuovo testo del Trattato, sostanzialmente dettato dalla Cancelleria, parla di utilizzo del fondo soggetto a “stretta condizionalità” ossia a interventi subordinati a politiche di rigore di bilancio e rafforzamento della competitività del Paese adeguate al rischio Paese.
Per cominciare il processo di ratifica ora mancano i pareri di Parlamento europeo, Commissione e Banca Centrale.  L’obiettivo è l’entrata in vigore dell’emendamento al Trattato nel 2013.
Il nuovo fondo va considerato nel contesto della serie di importante misure per far fronte alla crisi e alle sue conseguenze. Tra cui le sei proposte della Commissione relative al rafforzamento della governance eonomica europea per cui il Consiglio ha fissato un calendario per l’adozione.
Parte centrale della risposta europea alla crisi é anche la nuova strategia per rilanciare la competitività, Europa 2020. I suoi parametri relativi a ricerca e sviluppo, educazione, economia a basso tenore di carbonio e lotta alla povertà, diventeranno elementi chiave per misurare il livello di competitività dei Paesi membri.
Altro appuntamento essenziale è la prossima definizione delle nuove Prospettive Finanziarie 2014-2020. Non ci possiamo davvero permettere il lusso di utilizzare i soldi dei contribuenti non in coerenza con le priorità che ci siamo dati in “Europa 2020” per rilanciare crescita e occupazione.
Non si può negare che, al di là degli inevitabili dubbi e dinamiche di politica interna che hanno ritardato, talvolta drammaticamente, alcune decisoni essenziali, l’Unione non ha mai davvero dubitato della volontà di far fronte comune per difendere l’Euro e aiutare chi rischiava di rimanere indietro. Gli strumenti e le decisioni concordate, anche in termini di trasferimenti di sovranità nazionale, non hanno precedenti nella storia dell’integrazione europea, anche per la rapidità con cui questi cambiamenti sono avvenuti. In pochi mesi l’UE è cresciuta più che in alcuni decenni passati. E certo viene confermata la tesi per cui l’Europa è destinata ad avanzare “grazie” alle crisi.
Ma le domande che continuano a farsi in molti è: basterà tutto questo per far fronte a possibili nuove tempeste? Riusciremo a ridare dinamismo a una crescita che, per ora, sempra brillare solo in Germania o in Svezia? E che resta comunque bassa se comparata a quella quasi a due cifre di molti Paesi emergenti? Davvero ci potevamo permettere di accantonare gli euro bond?
Speriamo che il 2011 ci porti buone notizie.

Nell’attesa, tanti auguri a tutti!

 Carlo Corazza
Direttore della Rappresentanza a Milano

 

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