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18/05/2011

    La Commissione europea rafforza la protezione delle vittime di reato

    Un turista italiano rimane gravemente ferito a seguito di uno scippo di cui è vittima a Parigi. Un adolescente tedesco viene aggredito all'uscita di una stazione della metropolitana di Milano. Sono casi molto frequenti: ogni anno, nell'Unione europea, più di 75 milioni di cittadini sono vittime di reati gravi e vivono un'esperienza che può avere ripercussioni fisiche, emotive e finanziarie devastanti per essi stessi e per le loro famiglie. Per questo motivo, oggi la Commissione europea presenta un pacchetto di misure che introducono in tutta l'Unione europea un livello minimo di tutela dei diritti, di sostegno e di protezione per le vittime, indipendentemente dai luoghi di origine e residenza. Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona alla fine del 2009, all'Unione europea è stata attribuita la competenza esplicita di legiferare sulle vittime di reato.

    Quando i reati avvengono all'estero, le differenze di cultura, lingua e normativa possono creare problemi notevoli. A chi si rivolgono le vittime di reato per chiedere aiuto? Quali diritti possono invocare? Secondo uno dei principi fondamentali dell'Unione europea, i cittadini devono essere trattati senza discriminazioni in tutti i paesi UE. Che abbiano subito uno scippo o siano state coinvolte in un attentato terroristico, tutte le vittime devono essere trattate con rispetto, ricevere protezione, trovare sostegno e avere accesso alla giustizia. Tuttavia, le normative attualmente in vigore nei diversi paesi dell'Unione europea sono lacunose e non sempre soddisfano questi bisogni fondamentali.

    Il costo stimato dei reati sulla società è stimato attorno ai 233 miliardi di euro all'anno. Le vittime di reato saranno trattate con rispetto e la polizia, i pubblici ministeri e i giudici riceveranno una formazione adeguata in tal senso. Le vittime saranno tutelate attraverso informazioni comprensibili in merito ai loro diritti alla loro situazione, il tutto correlato a forme di sostegno presenti in ogni Stato dell'UE. I cittadini saranno messi nelle condizioni di partecipare nella maniera più completa possibile al processo, ovviamente sotto protezione per tutta la durata del processo. Le norme riguardano in particolare la tutela di gruppi vulnerabili di vittime come i bambini, le vittime di violenze sessuali e le vittime disabili.

    Solo il 38% delle vittime che chiedono assistenza, di tipo fisico o psicologico, dopo il reato ottiene qualche forma di sostegno. Per contribuire a proteggere le vittime di violenze dal rischio di subire nuovamente violenze da parte del loro aggressore, la Commissione ha poi proposto anche un regolamento sul riconoscimento reciproco delle misure di protezione civili, che garantirà che le vittime di violenza (per esempio, la violenza domestica) possano continuare a contare, anche in caso di viaggio o trasferimento in un altro paese UE, sugli ordini di restrizione o di protezione emessi nei confronti del responsabile delle violenze.

    Nei prossimi anni, la Commissione rafforzerà le norme UE in vigore in materia di risarcimento delle vittime di reato, per garantire che queste abbiano un accesso adeguato al risarcimento, soprattutto qualora il reato sia avvenuto all'estero. Questo riguarda in particolare le vittime di incidenti della strada avvenuti in un altro paese UE: la possibilità chiedere il risarcimento dei danni, la Commissione ha inoltre l'intenzione di rivedere la normativa UE esistente in materia di conflitto di leggi, in modo che i cittadini possano contare sugli stessi termini previsti nei rispettivi paesi di origine. Le vittime mortali di incidenti stradali sono circa 40.000 all'anno.

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    Ultimo aggiornamento: 23/05/2011  |Inizio pagina