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La Commissione agevola la richiesta delle sovvenzioni UE per la ricerca e l’innovazione
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29/04/2010

La Commissione europea ha presentato un piano per semplificare le procedure di partecipazione ai progetti di ricerca finanziati dall’UE, in modo da rendere la partecipazione trasparente e interessante per i migliori ricercatori e le migliori imprese innovatrici in Europa e nel mondo.Garantire che la ricerca europea realizzi pienamente il proprio potenziale è essenziale per la strategia Europa 2020 dell’UE, vista la necessità di consolidare la ripresa economica e di creare nuove fonti di crescita e occupazione in sostituzione dei posti di lavoro persi con la crisi. A complemento delle proposte di semplificazione, la Commissione ha anche incaricato un gruppo di esperti indipendenti di esaminare tutti gli aspetti del Settimo programma quadro attualmente in vigore.

    La Commissione agevola la richiesta delle sovvenzioni UE per la ricerca e l’innovazione

    La commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn ha dichiarato: “Le nostre proposte sono intese a ridurre al minimo gli oneri amministrativi nei programmi di ricerca in Europa. Abbiamo bisogno della partecipazione dei migliori ricercatori e delle imprese più innovatrici e dobbiamo fare in modo che possano concentrarsi sui risultati e non sulle formalità burocratiche. Lo sviluppo della ricerca rilancerà l’economia e migliorerà la qualità della vita in Europa. Dobbiamo in particolare incoraggiare la partecipazione di un maggior numero di PMI e ritengo che ciò sia fattibile senza compromettere il controllo finanziario. Stiamo chiedendo il sostegno delle altre istituzioni europee per conseguire questo obiettivo.”

    Il commissario europeo per il bilancio Janusz Lewandowski ha aggiunto: “La revisione del regolamento finanziario, che la Commissione presenterà il prossimo mese, sosterrà queste idee di semplificazione dei finanziamenti per la ricerca con proposte giuridiche concrete, che si riveleranno utili anche in molti altri settori strategici. Occorre una normativa più semplice per incoraggiare i potenziali beneficiari dei fondi UE – come le piccole e medie imprese e le ONG – a farne richiesta. Grazie a questa semplificazione, il bilancio dell’UE servirà con maggiore efficacia i cittadini e le imprese.”

    La prima parte della strategia della Commissione renderà possibile dei miglioramenti nell’ambito del quadro giuridico e normativo attualmente in vigore. Essi riguardano, ad esempio, l’uso di sistemi informatici più efficienti, un’applicazione più coerente delle norme, in particolare per quanto riguarda il controllo contabile, e il miglioramento della struttura e del contenuto degli “inviti a presentare proposte”, in risposta ai quali le organizzazioni di ricerca presentano domande di finanziamento.

    La seconda parte comporta la modifica delle norme finanziarie esistenti, per consentire una semplificazione più radicale mantenendo al tempo stesso un controllo efficace, ad esempio ampliando l’utilizzo dei “metodi di calcolo dei costi medi”, grazie ai quali si evita nell’ambito dei progetti di dover meticolosamente effettuare una contabilizzazione separata per ogni voce di spesa, anche di piccola entità. La Commissione intende inoltre permettere che nei progetti vengano utilizzati per i fondi UE gli stessi metodi contabili richiesti per i finanziamenti di ricerca nazionali. Queste proposte richiedono una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio.

    Il terzo tipo di modifica previsto sarà preso in considerazione per una eventuale attuazione nell’ambito dei futuri programmi quadro di ricerca. Fra le possibilità prospettate figura un orientamento verso “pagamenti in funzione dei risultati”, secondo il quale i beneficiari, invece di notificare le singole voci di spesa, riceverebbero somme forfettarie per svolgere determinati compiti scientifici e dovrebbero dimostrare di averli svolti in maniera efficace ed efficiente.

    Nel frattempo la Commissione ha avviato la valutazione intermedia del programma attuale (il Settimo programma quadro per la ricerca 2007-2013, noto anche come 7° PQ). Un gruppo di esperti indipendenti, presieduto da Rolf Annerberg, è stato incaricato di effettuare tale esame e di presentare una relazione in autunno.

    Rolf Annerberg è il direttore generale del Consiglio svedese di ricerca per l’ambiente, le scienze agricole e la pianificazione territoriale (Formas). Il mandato del gruppo comprende un ampio spettro di questioni inerenti alla concezione, all’attuazione e all’impatto delle attività previste dal programma quadro.

     

    Contesto

    Il 7° PQ ha esercitato una notevole attrattiva sulla comunità dei ricercatori: dal 2007 sono infatti pervenute 33 000 proposte e sono stati finanziati poco meno di 7 000 progetti. Quasi tutte le università europee vi partecipano.

    Numerose misure concrete di semplificazione delle procedure sono già state adottate, sia in fase di elaborazione del 7° PQ sia nel corso della sua attuazione.

    Ad esempio, il 7° PQ ha introdotto un nuovo fondo di garanzia e un sistema unico di iscrizione, grazie al quale le organizzazioni che presentano domanda di finanziamento per diversi progetti nel corso di più anni devono inserire i loro dati una sola volta. Otto su dieci partecipanti al 7° PQ sono ormai esonerati dalle verifiche della capacità finanziaria ex ante e tre su quattro partecipanti non devono più presentare i certificati relativi ai rendiconti finanziari necessari per le richieste periodiche di rimborso spese.

    Due nuove agenzie esecutive sono state istituite dalla Commissione nel 2007: l’Agenzia esecutiva per la ricerca (AER) e l’Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca (ERCEA). Il Consiglio europeo della ricerca, che è il motore del 7° PQ, concede sovvenzioni a progetti diretti da ricercatori sia “giovani” sia “veterani”, a prescindere dal fatto che i progetti coinvolgano consorzi transfrontalieri.

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    Ultimo aggiornamento: 30/10/2010  |Inizio pagina