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L'UE in campo per il futuro dei bambini siriani
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22/08/2012


Stringere fra le mani uno zainetto tutto nuovo, scoprirlo pieno di matite, penne e quaderni: non vedere l’ora che passi il pulmino per andare a scuola, assieme ai propri amici. “Straordinari” momenti di quotidianità, se a viverli sono migliaia di bambini scappati dalla Siria e dalla guerra, che hanno trovato, per ora, riparo in Giordania.

    L'UE in campo per il futuro dei bambini siriani

    L’Unione europea, l’Unicef, l’associazione Save the Children della Giordania e il Ministero dell’istruzione del paese mediorientale hanno distribuito a oggi più di 7000 kit scolastici, così che altrettanti bambini possano tornare ad avere un’istruzione scolastica, anche in una situazione d’emergenza come quella dei campi profughi situati nel nord della Giordania.

    Si calcola che il conflitto che sta sconvolgendo la Siria abbia provocato finora l’esodo di 40 mila persone, in cerca di salvezza al confine. Le scuole di Ramtha, Mafraq, Irbid, Amman, Zarqa e Ma’an sono allora l’occasione per regalare a migliaia di bambini un po’ di serenità e la normalità della vita quotidiana che, all’improvviso, gli è stata strappata.

    L’Unione europea è in prima linea nel progetto e ha deciso di stanziare fondi per 5 milioni e mezzo di euro, che copriranno fra l’altro anche il costo dei libri e degli strumenti didattici per i bambini portatori di handicap. Per i più piccoli però non c’è solo lo studio, vengono organizzate anche molte attività ricreative: un campo estivo in piena regola, con tanti laboratori, per distrarsi giocando e tentare di dimenticare che la propria casa, purtroppo, è ormai il campo profughi. «I bambini hanno diritto a un’educazione di qualità, ovunque nascano.

    Progetti come questo sono essenziale per assicurare che l’istruzione non subisca interruzioni nonostante tutte le difficoltà e che i bambini siano preparati ad affrontare il loro futuro» ha dichiarato il capo della delegazione europea, l’ambasciatrice Joanna Wronecka. E i più piccoli, pronti, lo sembrano davvero: «Ci piace la scuola, ci piacciono le maestre – commentano entusiasti mentre imparano a confezionare piccoli anelli in uno dei tanti laboratori ricreativi allestiti con i fondi europei - ci piace tutto». Nulla da stupirsi: con una guerra alle spalle, ascoltare una maestra seduti al proprio banco, per i bambini siriani, è diventato un “gioco” entusiasmante.

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    Ultimo aggiornamento: 22/08/2012  |Inizio pagina