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Con circa 40 indicatori esso evidenzia un crescente incoraggiamento all'apprendimento delle lingue nell'educazione generale, con un numero maggiore di alunni che imparano una lingua straniera a un'età più precoce. Questi risultati indicano che i paesi partecipanti sono in consonanza con l'odierna risoluzione del Consiglio relativa a una strategia europea per il multilinguismo.
Ján Figel’, Commissario europeo responsabile per l'istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, ha affermato: "Anche se registriamo progressi c'è ancora del lavoro da fare per dare a tutti gli studenti la possibilità di imparare due lingue straniere a scuola: questo è l'obiettivo che gli Stati membri si sono posti a Barcellona nel 2002. Questo costituisce ora una delle otto competenze chiave per l'apprendimento permanente raccomandate dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel dicembre 2006."
Leonard Orban, Commissario europeo responsabile per il multilinguismo, ha aggiunto: "Il multilinguismo è una questione che riguarda tutta la società europea. Incomincia con la scuola e continua molto oltre poiché dobbiamo padroneggiare un numero crescente di lingue per promuovere la coesione sociale e la prosperità. Questo è l'oggetto della recente comunicazione della Commissione Il multilinguismo: una risorsa per l'Europa e un impegno comune, e plaudo al fatto che quest'aspetto sia ribadito nell'odierna risoluzione del Consiglio relativa al multilinguismo."
I dati riguardano l'anno scolastico 2006-2007 e interessano le scuole pubbliche come anche quelle private sovvenzionate.
Risultati principali:
1) L'insegnamento della lingua straniera inizia prima ma, nell'istruzione primaria, il tempo consacratovi è limitato
Negli ultimi tre decenni si è registrato un aumento dell'apprendimento precoce di una lingua straniera quale materia obbligatoria. Nella maggior parte dei paesi europei l'apprendimento obbligatorio di una lingua straniera inizia ora nell'istruzione primaria. Nella maggior parte dei casi i bambini imparano una lingua straniera a partire dall'età di 8-10 anni, ma in certi casi l'inizio è ancora più precoce: in tutte le comunità autonome della Spagna e nella comunità germanofona del Belgio i bambini imparano una lingua straniera già a partire dai 3 anni di età.
Resta il fatto però che il tempo consacrato all'insegnamento della lingua straniera nelle scuole elementari rimane limitato (in generale meno del 10% del tempo di insegnamento) e varia notevolmente tra paese e paese. Il quantitativo di tempo usato per l'apprendimento delle lingue è in generale maggiore nell'istruzione secondaria inferiore rispetto alle scuole del livello primario.
2) Nella maggior parte dei paesi a scuola si insegnano due lingue straniere
Quanto all'insegnamento di almeno due lingue straniere a partire da un'età precoce, non tutti i paesi hanno raggiunto questo obiettivo ma lo studio evidenzia come nella maggior parte dei paesi ciò costituisca già una realtà per gli allievi dell'istruzione secondaria generale.
Nel 2006-2007 l'insegnamento di una lingua straniera a scuola per almeno un anno era obbligatorio in tutti i paesi partecipanti al programma tranne l'Irlanda e la Scozia. Nella maggioranza dei paesi circa la metà degli alunni dell'istruzione primaria apprende almeno una lingua straniera.
3) L'inglese è insegnato al 90% degli alunni in tutta Europa
In 13 paesi europei l'inglese è la prima lingua straniera obbligatoria. Anche laddove è data una scelta, gli alunni e i loro genitori tendono a favorire l'inglese che è ora la lingua maggiormente insegnata nell'istruzione primaria. L'inglese è appreso dal 90% di tutti gli alunni europei in una qualche fase dell'istruzione dell'obbligo. Laddove viene insegnata una seconda lingua la preferenza va al francese e al tedesco.
4) Pochi paesi raccomandano la mobilità quale elemento della formazione degli insegnanti
L'apprendimento delle lingue è spesso offerto nell'istruzione primaria da insegnanti di formazione generale. Nell'istruzione secondaria il grado di specializzazione degli insegnanti varia notevolmente da paese a paese. La maggior parte dei paesi oggetto dell'indagine raccomanda che nella formazione didattica si diano ai futuri insegnanti gli strumenti per insegnare lingue straniere, ma la mobilità è l'eccezione piuttosto che la regola.
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