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Una nuova agenda sociale per l'Europa II: riflettori sui giovani
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03/07/2008

La Commissione europea ha presentato oggi la seconda parte del pacchetto in materia di politica sociale. Dopo le proposte di ieri riguardanti l’assistenza sanitaria transfrontaliera, la disabilità, la lotta contro le discriminazioni, l’integrazione dei rom e i comitati aziendali europei (diritti di informazione e consultazione dei lavoratori), le iniziative annunciate oggi riguardano i sistemi d’istruzione, l’integrazione dei bambini migranti attraverso la scuola e il volontariato europeo.

 

    Una nuova agenda sociale per l'Europa II: riflettori sui giovani

     1) I sistemi d’istruzione

    Come dovrebbero essere le nostre scuole nel XXI secolo? Per rispondere a questa domanda, la Commissione europea sollecita gli Stati membri (che collaborano già in questo settore nell’ambito del programma Istruzione e formazione 2010) a cooperare meglio per rendere i sistemi scolastici più rispondenti ai bisogni degli allievi e dei datori di lavoro nell’Europa del futuro basata sulle conoscenze. La comunicazione della Commissione “Migliorare le competenze per il XXI secolo: un’agenda per la cooperazione europea in materia scolastica”, presentata oggi, indica che si dovranno apportare cambiamenti, anche radicali, se si vuole che le scuole europee siano in grado di attrezzare appieno i giovani a vivere in questo secolo ( MEMO/08/476).

    La Commissione propone un’agenda di cooperazione per conseguire tre obiettivi:

    •         conferire a tutti gli allievi le competenze di cui hanno bisogno per la vita . Per realizzare quest’obiettivo occorre, tra l’altro, accrescere la capacità di lettura e le conoscenze matematiche di base dei ragazzi, rafforzare la loro capacità di imparare, modernizzare i programmi di studio e i materiali didattici, migliorare la formazione degli insegnanti e le loro tecniche di valutazione degli allievi;

    •         assicurare un apprendimento di qualità elevata per ciascuno studente. A tal fine occorre generalizzare l’istruzione prescolastica, migliorare l’equità dei sistemi scolastici, ridurre la dispersione scolastica e fornire maggiori sostegni agli studenti con bisogni specifici;

    •         migliorare la qualità degli insegnanti e del personale scolastico . Si tratta di potenziare la formazione degli insegnanti, di rendere più efficiente la politica delle assunzione e di aiutare i direttori d’istituto a migliorare l’apprendimento.

    È sempre più chiaro che l’istruzione scolastica è un settore chiave in cui gli Stati membri devono investire se vogliono raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione. Ma i progressi verso la realizzazione degli obiettivi in materia di miglioramento della capacità di lettura, riduzione degli abbandoni scolastici e aumento della partecipazione all’istruzione sono stati deludenti.

    “I nostri sistemi scolastici devono adattarsi per potere fornire ai giovani nuove abilità per nuovi posti di lavoro”, ha detto il commissario europeo all’istruzione Ján Figel’. “Si tratta – ha aggiunto – di preparare i nostri giovani per tipi di lavoro che forse non esistono ancora. Poiché il rendimento scolastico degli allievi ha un impatto effettivo sulle opportunità che si offrono loro più avanti nella vita, dobbiamo appianare alcune diseguaglianze per rendere i nostri sistemi scolastici più efficienti ed efficaci. Quel che la Commissione sta facendo è incoraggiare gli Stati membri a lavorare insieme su questo punto.”

    Un modo per affrontare il problema dello scarso rendimento scolastico consiste nel migliorare l’accesso all’istruzione pre-primaria. Si avverte anche la necessità di far sì che le scuole riescano a insegnare ai giovani le competenze di base. Attualmente il 24,1% dei giovani (il 17,6% delle ragazze e il 30,4% dei ragazzi) sono classificati a scarso rendimento per quanto riguarda la capacità di lettura. Un approccio più individualizzato in materia di apprendimento e un uso più creativo degli strumenti di valutazione potrebbero essere utili per rimediare alla situazione. La Commissione auspica che si migliori la qualità dell’istruzione scolastica facendo un maggiore ricorso all’autovalutazione delle scuole e mediante una formazione qualitativamente migliore per il personale scolastico.

    2) L’integrazione dei bambini migranti attraverso la scuola

    Oggi la Commissione ha anche adottato un Libro verde che apre il dibattito sul modo in cui le politiche dell’istruzione possono affrontare al meglio le sfide poste dall’immigrazione e dai flussi di mobilità all’interno dell’UE. La presenza di un gran numero di bambini migranti ha implicazioni rilevanti per i sistemi d’istruzione europei. Tra i quesiti chiave vi sono i seguenti: come si può evitare la creazione di contesti scolastici segregati e migliorare quindi l’equità nell’istruzione; come far fronte alla crescente diversità di lingue materne e di prospettive culturali e costruire abilità interculturali; come adattare la didattica e costruire passerelle con le famiglie e le comunità di immigranti.

    Sulla base di dati internazionali e nazionali si constata che molti bambini migranti nell’Unione europea si trovano in una situazione di svantaggio educativo rispetto ai bambini autoctoni: la dispersione scolastica è più comune tra di essi e i tassi d’iscrizione all’istruzione superiore sono più bassi. Fatto ancora più preoccupante, in alcuni Paesi i ragazzi di seconda generazione provenienti da un contesto migratorio hanno una resa scolastica inferiore a quelli della prima generazione. Ciò indica che il gap sociale può allargarsi col tempo. Contemporaneamente, vi sono chiari segnali di una crescente tendenza a una segregazione lungo linee socioeconomiche, poiché i genitori in situazione sociale avvantaggiata tendono a ritirare i loro figli dalle scuole in cui vi è un gran numero di allievi migranti. Col tempo le disparità tra le scuole tendono ad aumentare.

    “Questa situazione può ridurre le possibilità, per i giovani migranti, di integrarsi efficacemente nella società e nel mercato del lavoro più avanti nella vita”, ha dichiarato Ján Figel’. “Se i ragazzi migranti lasciano la scuola con un’esperienza di insuccessi e di segregazione, questo si ripercuote sulle loro vite future e sussiste il rischio che tale percorso si ripresenti anche nella generazione successiva”. Il commissario ha aggiunto che “si dispone di chiare prove del fatto che politiche adeguate possono fare la differenza. Alcuni Stati membri riescono ad affrontare la sfida. Gli scambi di esperienze e l’apprendimento reciproco possono essere utili e la Commissione europea intende incoraggiare tali scambi”.

    Dalle ricerche effettuate sono emerse diverse concause dell’attuale svantaggio educativo in cui versano molti migranti. Alcuni fattori chiave riguardano il contesto individuale dei giovani migranti: background socioeconomico sfavorevole, lingua, aspettative della famiglia e della comunità d’origine. Tuttavia, dai dati emerge anche l’importanza dei sistemi d’istruzione e il fatto che certi Paesi riescono meglio di altri a ridurre il divario tra i giovani migranti e i giovani autoctoni, dimostrando così che le politiche applicate possono influire in modo significativo sul rendimento scolastico. La segregazione, ad esempio, è una spirale verso il basso che condiziona la motivazione e il rendimento degli allievi. I sistemi di raggruppamento o di orientamento in base alle capacità possono avere un effetto analogo. Le aspettative degli insegnanti e i loro atteggiamenti nei confronti della diversità possono a loro volta condizionare i risultati.

    Il Libro verde fa una breve rassegna delle politiche e delle strategie suscettibili di migliorare la riuscita scolastica degli allievi migranti. Esso indica come i sistemi che attribuiscono un’elevata priorità all’equità nell’istruzione siano anche quelli più efficaci per quanto concerne l’integrazione degli allievi migranti. Tra le misure politiche che appaiono particolarmente utili per affrontare la problematica vi sono l’istruzione prescolastica, l’apprendimento delle lingue, attività di sostegno quali l’inquadramento e il tutorato, l’istruzione interculturale nonché i partenariati con le famiglie e le comunità. Evitare la segregazione e desegregare le scuole “ghetto” sembra essere la premessa essenziale per garantire effettive pari opportunità agli allievi migranti. A tal fine è fondamentale assicurare elevati standard qualitativi in tutte le scuole.

    Si devono definire e attuare strategie a livello nazionale o regionale, ma può anche essere utile uno scambio di vedute tra pari a livello europeo. Il Libro verde intende incoraggiare tali scambi per capire come meglio affrontare queste sfide a tutti i livelli e tenta di stabilire in quale modo l’UE potrebbe aiutare in futuro gli Stati membri a formulare le loro politiche educative in questo ambito. Il Libro verde esamina inoltre il futuro della direttiva del 1977 relativa alla formazione scolastica dei figli dei lavoratori migranti (direttiva 77/486/CEE), la cui attuazione ha lasciato un po’ a desiderare.

    Il Libro verde invita le parti interessate a trasmettere entro il 31 dicembre 2008 i loro punti di vista sulle sfide politiche e sulle risposte da darvi, nonché sul ruolo eventuale dell’Unione europea a sostegno degli Stati membri. La Commissione europea analizzerà i risultati della consultazione e pubblicherà le proprie conclusioni all’inizio del 2009.

    3) Il volontariato europeo

    Infine, sempre oggi la Commissione europea ha proposto il varo di un’iniziativa per dare ai giovani maggiori opportunità di fare opera di volontariato in Europa. Attualmente, i giovani che desiderano svolgere attività di volontariato in un altro Stato membro non hanno abbastanza opportunità per farlo. La Commissione propone una soluzione che rispetta la diversità dei sistemi di volontariato presenti in Europa e consente loro di meglio interagire e di aprirsi ai volontari provenienti da altri Paesi dell’UE.

    Come ha detto Ján Figel’, commissario responsabile per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, “Questa è la prima raccomandazione che la Commissione abbia mai presentato nel campo della politica giovanile. Con questa proposta la Commissione sollecita gli Stati membri ad offrire ai giovani maggiori opportunità di fare volontariato transfrontaliero.”

    L’iniziativa interessa i giovani dell’UE di età inferiore ai trent’anni che desiderano fare opera di volontariato in un Paese diverso da quello di origine. Queste attività sono diverse da un’occupazione vera e propria poiché di solito non sono pagate (fatta eccezione per piccoli importi destinati alla sussistenza e a coprire le spese) e coprono un periodo limitato di tempo, di solito alcuni mesi. I volontari sono attivi in tutta una serie di ambiti che vanno dalla protezione civile all’inclusione sociale alla tutela del patrimonio culturale e di quello ambientale.

    Il volontariato transfrontaliero offre ai giovani un’esperienza particolare che può avere un effetto estremamente positivo per il loro sviluppo personale. Questo tipo di “istruzione non formale” – vale a dire di apprendimento fuori dagli istituti d’istruzione – può migliorare l’occupabilità dei giovani e le loro prospettive di carriera rafforzando nel contempo il loro senso di solidarietà e di cittadinanza attiva.

    Attualmente, la scena del volontariato giovanile è estremamente diversificata in Europa: in alcuni Paesi vi sono sistemi basati sui servizi civili organizzati dalle autorità pubbliche, mentre in altri Paesi i sistemi sono gestiti da organizzazioni non governative. A livello europeo vi è il programma “Gioventù in azione” che offre opportunità di volontariato, tra le quali il Servizio volontario europeo (SVE). Ciò consente ai giovani di fare opera di volontariato a tempo pieno per un periodo massimo di un anno in un altro Paese che partecipa al programma. Resta il fatto però che la domanda di volontariato transfrontaliero tra i giovani europei supera di gran lunga le capacità del solo SVE.

    Con la sua proposta la Commissione incoraggia gli Stati membri a migliorare l’interoperabilità dei sistemi nazionali di volontariato giovanile per far sì che il volontario di un Paese possa partecipare più agevolmente ai sistemi di volontariato di un altro Paese.

    In particolare, la Commissione propone agli Stati membri di:

    •    raccogliere dati sui sistemi esistenti nei loro territori

    •    diffondere informazioni sulle opportunità disponibili

    •    aumentare il numero di opportunità di volontariato transfrontaliero nell’ambito dei diversi sistemi nazionali

    •    garantire un livello ragionevole di qualità delle attività di volontariato

    •    assicurare un riconoscimento adeguato dei risultati apprenditivi derivanti dal volontariato

    •    erogare un sostegno mirato agli istruttori socioeducativi specializzati nei giovani (i cosiddetti “operatori giovanili”) e ai giovani svantaggiati.

    Questi sforzi riceveranno un sostegno attraverso i servizi Europass e Youthpass e promovendo il volontariato giovanile transeuropeo presso i datori di lavoro, le autorità e le istituzioni. La Commissione patrocinerà l’uso di questi strumenti e continuerà a sviluppare il portale Giovani volontari europei nell’ambito dell’attuale Portale europeo per i giovani.

    La proposta non si prefigge di introdurre cambiamenti radicali, quanto piuttosto di fare evolvere i meccanismi già esistenti negli Stati membri. Sulla base delle risoluzioni esistenti in materia di volontariato giovanile e delle raccomandazioni sulla mobilità, l’obiettivo è proporre raccomandazioni operative per migliorare la mobilità dei giovani volontari in Europa.

    Per saperne di più, consultare il sito della Commissione europea dedicato al volontariato giovanile: http://ec.europa.eu/youth/youth-policies/doc30_en.htm

     

    I comunicati della Commissione:

    Come dovrebbero essere le nostre scuole nel 21° secolo?

    I bambini migranti e l'istruzione: una sfida per i sistemi d'istruzione dell'UE

    Volontariato: la Commissione intende dare impulso alla mobilità dei giovani

    Ultimo aggiornamento: 30/10/2010  |Inizio pagina