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L'intervento del vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani all'XI conferenza "Sete"
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29/10/2012


Questo l'intervento del vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani all'XI Conferenza dell'Associazione delle imprese turistiche greche (Sete), svoltasi oggi ad Atene.

    L'intervento del vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani all'XI conferenza "Sete"

    INTRODUZIONE

    Il vostro Paese sta affrontando una crisi economica e sociale che non ha precedenti dal dopoguerra. Nel 2011 la contrazione del PIL è stata del 7% e sarà di oltre il 6% al termine del 2012, con prospettive negative anche per il 2013.

    La disoccupazione, passata dal 9% a oltre il 25% in tre anni - con 1 giovane su 2 che non lavora –, mette a rischiola coesione sociale e alimenta estremismi e sentimenti anti-europei. Le tensioni sono anche legate alla percezione di misure di austerità che sembrano peggiorare i problemi.

    Questa situazione non è più sostenibile e dimostra che, forse, le ricette applicate finora vanno in parte riviste.

    L'Europa sta dando prova di grande solidarietà e si è schierata a fianco della Grecia, quale "frontiera" per la salvaguardia dell'euro e tenuta dell'Unione. Le risorse messe in campo sono state eccezionali: tra prestiti, svalutazione di crediti privati e fondi si arriva a 380 miliardi, pari al 177% del PIL greco. Eppure, non siamo riusciti a spezzare il circolo vizioso austerità–recessione–ulteriore austerità.

    L'attuale proposta della Trojka di concedere più tempo per il risanamento se gli impegni sulle riforme verranno rispettati va nella giusta direzione. Ma non basta.

    La Grecia ha le sue responsabilità. Nessuno vuole negare gli errori del passato. E per uscire dalla crisi il paese deve, prima di tutto, contare sul coraggio e la determinazione nel processo di riforme. Ma l'Europa, nel suo stesso interesse, deve fare ogni sforzo per sostenere questo percorso; promuovendo non solo tagli di bilancio e inasprimento fiscale, ma anche investimenti mirati che facciano da volano alla ripresa economica e al rafforzamento del tessuto industriale.

    La Commissione sta dimostrando concretamente di non voler lasciare sola la Grecia. Anche mettendo a sua disposizione il patrimonio di cultura d'impresa e saper fare industriale, essenziale, come gli investimenti, per aiutare il vostro rilancio. È il messaggio che ho portato il 20 aprile scorso ad Atene dove, insieme all'allora Primo Ministro Lucas Papademos, abbiamo promosso un evento per sostenere gli sforzi degli imprenditori greci per fare impresa e nell'accesso al credito e ai mercati. I miei collaboratori sono ora al lavoro con i colleghi greci per dare seguito operativo alla conferenza di aprile.

    Dall'inizio della crisi in Europa si sono persi tre milioni di posti nell'industria, con mille miliardi di PIL bruciati. La produzione manifatturiera è, tuttora, sotto di 10% punti rispetto al 2007. L'emorragia d'imprese e lavoro è avvenuta soprattutto per il declino industriale iniziato alla fine degli anni '90, anche a causa di mancate scelte ed errori legati all'illusione di un'economia basata su finanza e servizi.

    Senza industria si perdono servizi, export, lavoro e capacità d'innovare: dall'industria dipende il 75% dell'export e l'80% dell'innovazione e, per ogni posto nel manifatturiero, se ne creano due nei servizi.

    Per questo la crisi ha colpito con maggiore durezza i paesi che, come la Grecia, avevano competitività e base industriale deboli. Ha, invece, resistito meglio chi - come Austria o Germania - aveva un'industria forte e competitiva.

    Per tornare a crescere e risanare i conti, la Grecia ha dunque bisogno di puntare sull'industria e attirare investimenti migliorando il contesto di business. È questo il messaggio della nuova strategia di Politica Industriale adottata dalla Commissione il 10 ottobre: la sola austerità non è sufficiente per crescere.

    Il nostro obiettivo è un piano crescita basato sulla reindustrializzazione dell'Europa, per passare dall'attuale 15,5 di PIL legato al manifatturiero al 20% entro il 2020.

    La Grecia ha molto strada da fare. Il PIL legato al manifatturiero è sceso dal'11% al 9%, quello delle costruzioni addirittura dal 9% al 2,5%.

    REINDUSTRIALIZZARE L'EUROPA

    La nuova strategia si basa su quattro pilastri: (i) accesso al credito, (ii) apertura dei mercati, (iii) formazione, (iv) innovazione industriale.

    (i) Accesso ai capitali: Malgrado i 1000 miliardi iniettati dalla BCE nel sistema bancario europeo, un'impresa su tre non ottiene il credito richiesto. Le banche hanno chiesto il rientro di fidi e, ora, stentano a erogare credito, facendo fallire molte aziende sane e bloccando investimenti in innovazione e sviluppo. La situazione è ancora più drammatica in Grecia, fanalino di coda per l'accesso al credito, dove solo il 15% degli imprenditori si dichiara soddisfatto delle banche. Come se non bastasse, lo Stato greco paga con sempre maggiore ritardo, in media 180 giorni, pari solo a quella italiana. E questo causa circa 1/3 dei fallimenti.

    Qui, in modo particolare, è essenziale attuare la strategia europea per facilitare il credito, aprendo il mercato UE del venture capital e aumentando i fondi europei a garanzia dei prestiti, con un maggiore ruolo della BEI. Ad esempio, in Grecia è stato recentemente istituito un fondo BEI che utilizza 500 milioni di fondi strutturali, capace di mobilitare oltre 2 miliardi di prestiti alle micro e PMI.

    Malgrado le difficoltà finanziarie, mi appello nuovamente al governo greco affinché attui immediatamente la direttiva UE sui ritardi di pagamento della pubblica amministrazione, consideratoche il fallimento delle imprese non può che peggiorare i conti e la recessione.

    Dobbiamo anche fare di tutto per adattare Basilea 3 alle esigenze delle PMI.

    (ii) Accesso ai mercati: va completato il mercato interno togliendo barriere residue e costi inutili per l'industria. Su questa linea, è stata da poco approvata la nostra proposta per un sistema distandardizzazione più efficiente che favorisca competitività e innovazione.

    Accesso ai mercati significa anche favorire l’internazionalizzazione. Da qui al 2020, il 70% della nuova crescita sarà nei paesi emergenti. Serve una “diplomazia” economica e commerciale pragmatica, fuori da dogmatismi liberisti, che sappia davvero garantire un effettivo accesso ai mercati e alle materie prime a condizioni eque.

    Dobbiamo presentarci uniti e valorizzare il grande capitale di tecnologia e saper fare industriale, vero punto di forza dell'UE con i paesi terzi. Ho inaugurato "missioni per la crescita" con rappresentanti d'industria e PMI in dell'America Latina, Messico e USA; e sono lieto di sapere che vi saranno anche imprese greche nelle prossime missioni di novembre in Egitto, Marocco e Tunisia.

    (iii) Il sistema di educazione e formazionedeve essere molto più vicino alle imprese, con università e centri di ricerca meno autoreferenziali e integrati. Con un giovane su tre senza lavoro in molte aree UE non è più sostenibile avere imprese che non trovanofigure professionali adeguate. L’obiettivo è avvicinare la domanda e l'offerta di lavoro sostenendo la formazione e il raccordo con le imprese.

    (iv) Più risorse sull’innovazione industriale: Nella proposta di bilancio UE 2014-2020 i fondi per ricerca e innovazione passano da 54 a 80 miliardi, e vengono aumentati i fondi strutturali destinati all'innovazione.

    Tutti i comparti industriali, come le tessere di un mosaico, sono essenziali. Ma avere una strategia significa focalizzarsi su priorità. Per la prima volta la Commissione identifica sei aree ad alta potenzialità, con ricadute su tutti i settori: manifatturiero avanzato, tecnologie fondamentali abilitanti, biotecnologie, veicoli puliti, edilizia sostenibile e materie prime e reti intelligenti. Qui vanno concentrati fondi UE e nazionali e l’azione della BEI. Sono previsti gruppi di lavoro Commissione – industria - Stati membri per attuare misure concrete al più presto.

    Concentrare risorse su queste priorità avrà ricadute anche sulle eccellenze e potenzialità Greche, quali agro-alimentare, tessile, costruzioni, materie prime ed energia.

    TURISMO

    Parlando di eccellenze elleniche, un'attenzione speciale spetta al turismo. È un'"industria" fondamentale per l'Europa e vitale per la Grecia, dove rappresentata il 15% del PIL e il 16,5% della forza lavoro.

    Per restare la prima destinazione turistica al mondo e intercettare la domanda dei mercati emergenti, l'Europa deve avere una strategia pertrasformare il comparto turistico in una vera industria modernache punti su tecnologie, formazione e qualità.

    Anche in Grecia si può fare molto per migliorare. Qui, la crisi non ha risparmiato il turismo, con oltre mille hotel in vendita solo quest’anno, spesso per mancato accesso al credito. Sono diminuite le presenze e vi è un numero relativamente basso di turisti dai mercati emergenti. Il paradigma "mare, sole e sabbia" non basta più. Servono azioni per favorire la diffusione delle nuove tecnologie, maggiore qualità dell'offerta, formazione di figure professionali adeguate, miglioramento delle infrastrutture e più efficienza e risparmio energetico. Investire in questo conviene anche per tutto l'indotto che si crea: per ogni euro investito nel turismo, vi è un ritorno è di un euro e mezzo.

    Il settore bancario ha un ruolo chiave negli sforzi di modernizzazione, non soltanto nell'erogazione di credito, ma anche nell'assicurare servizi bancari efficienti al passo con le esigenze dei turisti.

    Serve anche un migliore utilizzo dei fondi europei,a cominciare da quelli ancora disponibili fino al 2013. È in corso una riprogrammazione a favore delle PMI per un totale di 1.2 miliardi da utilizzare anche per progetti turistici co-finanziati per il 95% dall'UE.

    Per intercettare maggiore domanda dai paesi emergenti ho promosso insieme al commissario UE agli Affari interni Cecilia Malmström la semplificazione del rilascio dei visti a scopo turistico con un'iniziativa che sarà presentata a novembre. Puntiamo sulle tecnologie telematiche e il potenziamento della rete consolare. Seguirà nel 2013 una proposta legislativa sulla politica dei visti che terrà conto dell'impatto sull'industria del turismo.

    L'enorme varietà e ricchezza dell'offerta turistica della Grecia deve essere valorizzata attraverso politiche di diversificazione. La Commissione promuove il turismo di bassa stagione con progetti quali Calypso, o 50.000 turisti, aperti anche a categorie come anziani e persone disabili.

    L'effetto di stagionalità tocca soprattutto il turismo balneare. Per questo, insieme alla collega agli Affari Marittimi, Maria Damanaki, presenteremo a inizio 2013 un piano per ilturismo costiero e marittimo per creare nuove attrazioni in zone costiere nei periodi di bassa stagione.

    Anche il comparto crociere è in forte espansione e va incentivato per le sue ricadute su turismo e cantieristica. Al riguardo, ho deciso di rilanciare l’iniziativa sulla cantieristica con un nuovo piano LeaderSHIP 2020, per sostenere gli forzi del settore verso navi più efficienti, pulite e sicure.

    In questo contesto, sono lieto dell'iniziativa della collega Damanaki per la “Crescita Blu”che valorizza le attività legate al mare come fattore di crescita e competitività.

     

     

    CONCLUSIONI

    La crisi dev'essere un'occasione per voltare pagina nei confronti di una sorta di fatalismo con cui si è accettata la perdita d'imprese e lavoro; senza capire che così si logorava inesorabilmente la nostra capacità di crescere e di sostenere il modello sociale europeo.

    Il vertice di Giugno ha aperto la strada verso un vero governo dell’economia e un'Unione politica con un percorso che parte dallaproposta della Commissione per una sorveglianza comune affidata alla BCE, primo passo verso l'unione bancaria.

    Nello stesso vertice è stato deciso un piano di crescita con nuove risorse e strumenti, quali maggiori fondi in garanzia, Project Bond, 10 miliardi di nuovo capitale per la BEI, per sostenere crescita e risanamento nei paesi in difficoltà; a patto che rispettino gli impegni presi sulle riforme. Il piano va attuato con urgenza e determinazione, come confermato dall'ultimo vertice.

    Va anche difesa l'idea di un forte bilancio UE per la crescita, in linea con quanto proposto dalla Commissione per il nuovo quadro finanziario 2014/2020. A dicembre, infine, si aprirà il dibattito sull'Europa politica.

    In questo cantiere aperto, è urgente realizzare un vero governo dell'economia, non solo per la disciplina fiscale, ma soprattutto per assicurare in tutti gli Stati livelli di competitività necessari alla stabilità dell'euro.

    Questo nuovo progetto europeo deve parlare non solo alla ragione, ma anche al cuore.

    Non sarà facile. La recessione alimenta tensioni sociali ed estremismi e ancora non si percepisce un chiaro disegno per la crescita che ridia speranza oltre alle misure d'austerità.

    La Grecia e la sua cultura sono parte essenziale dell'anima europea. Socrate, Platone, Aristotele, ci sono familiari come parte della nostra storia più intima. Senza dimenticare il dono più grande: la democrazia.

    Per la prima volta sta nascendo un demos, un'agorà europea. La crisi ha stimolato un analogo dibattito in tutti i paesi. Ma i punti di vista sono spesso distanti; con incomprensioni e pregiudizi reciproci. Ne derivano populismi, demagogie, calcoli di politica interna e di breve periodo che ritardano o bloccano decisioni necessarie nell'interesse di tutti.

    Per questo serve più Europa politica, con un processo decisionale e partiti che rafforzino la legittimità democratica dell'Unione. E una Banca Centrale che assuma un ruolo più simile a quello della Federal Reserve americana.

    La Grecia è il vero banco di prova per la nostra capacità di lasciare un'Europa più forte e più giusta alle generazioni fuure.

    Non possiamo perdere questa scommessa con la nostra Storia. Per questo, sono convinto che stare a fianco della Grecia, oggi, vuol dire perseguire l'interesse di tutti i popoli europei.

    Ultimo aggiornamento: 31/10/2012  |Inizio pagina