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Il piano sottolinea il ruolo fondamentale dell'istruzione e della formazione per far crescere nuove generazioni di imprenditori e prevede misure specifiche a sostegno degli imprenditori in erba tra i giovani, le donne, gli anziani, i migranti e i disoccupati. A fronte degli elevati tassi di disoccupazione l'Unione europea dispone di un ampio bacino di risorse umane inutilizzate, in particolare fra i giovani e le donne. Il piano affronta anche gli ostacoli che limitano l'imprenditorialità, prevedendo misure ambiziose per favorire le start-up e la creazione di nuove imprese, agevolare il trasferimento di imprese, migliorare l'accesso ai finanziamenti e offrire una seconda opportunità agli imprenditori onesti dopo un fallimento di impresa.
Antonio Tajani, Vicepresidente e Commissario responsabile per l'Industria e l'imprenditoria, ha dichiarato: "Diciamo le cose chiaramente: più imprenditori significano più posti di lavoro, più innovazione e più competitività. Diventare imprenditore e concretizzare una propria visione comporta una buona dose di rischi e grandi sforzi a livello personale. Gli imprenditori sono gli eroi dei nostri giorni e l'imprenditorialità è il più potente fattore di crescita economica nella storia dell'economia. Il nostro obiettivo è quindi quello di far sì che diventare imprenditore sia una prospettiva attraente e accessibile per i cittadini europei. È questo il messaggio chiave del nostro piano d'azione. Se saremo in grado di liberare le potenzialità imprenditoriali dell'Europa riusciremo a riprendere il cammino della crescita."
Educazione all'imprenditoria come stimolo alla creazione di imprese
Tra il 15% e il 20% degli studenti che partecipano a un programma di mini-impresa nella scuola secondaria avvierà poi una propria impresa, cifra questa che corrisponde a tre - cinque volte quella valida per la popolazione generale. La formazione all'imprenditoria nell'ambito dell'istruzione superiore può stimolare la creazione di imprese high-tech e ad alta crescita grazie al sostegno offerto agli ecosistemi imprenditoriali, ai partenariati e alle alleanze industriali.
Il piano indica anche sei ambiti chiave in cui occorre intervenire per creare un ambiente favorevole alla crescita e alla prosperità delle imprese:
- Accesso ai finanziamenti: oltre al rafforzamento degli strumenti finanziari esistenti, la Commissione propone la creazione di un mercato europeo della microfinanza e la semplificazione della fiscalità per consentire alle PMI di ottenere finanziamenti mediante investimenti diretti privati (ad esempio, mini obbligazioni, crowd funding, investimenti dei business angels).
- Sostegno nelle fasi cruciali del ciclo vitale dell'impresa: dal momento che circa il 50% delle imprese fallisce nel corso dei primi cinque anni, gli Stati membri devono destinare maggiori risorse per aiutare le nuove imprese a superare questo periodo difficile, grazie ad esempio alla formazione degli amministratori, al tutoraggio in tema di R&S, alla costituzione di reti con i pari e con i fornitori e clienti potenziali.
- Sprigionare le nuove opportunità imprenditoriali dell'età digitale: le PMI crescono a un ritmo da due a tre volte più celere quando adottano le TIC. Un maggiore sostegno alle start-up stabilite sul web e al rafforzamento delle competenze in questo campo può aiutare sia gli imprenditori digitali che le imprese più tradizionali.
- Agevolare il trasferimento di imprese: ogni anno circa 450 000 imprese con 2 milioni di dipendenti vengono trasferite a nuovi proprietari all'interno dell'Europa; ciò comporta, secondo le stime, una perdita di circa 150 000 imprese e 600 000 posti di lavoro. La Commissione propone di espandere i mercati per le imprese e di eliminare gli ostacoli ai trasferimenti transfrontalieri di imprese.
- Seconda opportunità per gli imprenditori onesti dopo un fallimento: la stragrande maggioranza (96%) delle bancarotte è dovuta ad una ricorrenza di pagamenti tardivi o di altri problemi pratici. Il "secondo tentativo", tuttavia, ha più successo. La Commissione ha quindi proposto di spostare l'attenzione dalla liquidazione verso una nuova impostazione che aiuti le imprese a superare le difficoltà finanziarie.
- Semplificazione amministrativa: la Commissione continuerà a perseguire con determinazione la riduzione dell'onere normativo.
La Commissione intende inoltre promuovere l'imprenditorialità fra gruppi specifici della popolazione:
- Potenzialità imprenditoriali delle donne - il fatto che le donne rappresentino solo il 34,4% dei lavoratori autonomi in Europa indica come occorrano un maggiore incoraggiamento e un maggiore sostegno per diventare imprenditrici.
- Gli anziani - gli imprenditori in pensione dispongono di un know-how prezioso che andrebbe trasferito alle future generazioni affinché sia per esse più agevole avviare un'impresa.
- Poiché i migranti si trovano spesso ad affrontare difficoltà sul mercato del lavoro, un'attività autonoma può costituire per loro un'opportunità preziosa di emancipazione economica e inclusione sociale.
- I programmi di sostegno alla creazione di imprese destinati ai disoccupati dovrebbero comprendere azioni di formazione, servizi di consulenza e tutoraggio.
La Commissione intende ora collaborare strettamente con gli Stati membri, le organizzazioni di imprese e le parti interessate per attuare il piano d'azione in modo da aiutare l'Europa ad uscire dalla crisi. Una tabella di marcia fisserà obiettivi specifici e scadenze per il conseguimento di risultati concreti.
Il 37% degli europei (e il 44% degli italiani) vorrebbe avere un'attività in proprio
Circa 4 europei su 10 vorrebbero mettersi in proprio, se ne avessero l'opportunità. Se questo potenziale fosse sfruttato, si potrebbero aggiungere milioni di nuove imprese ai quasi 21 milioni di piccole e medie imprese (PMI) già presenti nell'UE. Diversi ostacoli dissuadono i cittadini europei dallo scegliere il lavoro autonomo, in particolare la paura del fallimento e il rischio di percepire un reddito irregolare. L'indagine Flash Eurobarometro "Entrepreneurship in the EU and beyond" (L'imprenditorialità nell'UE e oltre, FL354), presentata oggi dal Vicepresidente dalla Commissione europea Antonio Tajani, sottolinea anche che nel 2009 gli europei che desideravano avere un'attività in proprio erano più numerosi (il 45%, mentre in Italia erano il il 51%)). Negli ultimi tre anni questo numero si è ridotto del 20%, in conseguenza dell'attuale situazione economica e del deteriorarsi delle prospettive commerciali.
Vi sono tuttavia ancora milioni di persone che considerano l'opzione di avviare un'attività in proprio, spinte dalla prospettiva dell’indipendenza personale, di un reddito maggiore e della libertà di scegliere il luogo e l'orario di lavoro.
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