|
"Desidero che un consumatore polacco, tedesco o spagnolo si senta
sicuro quando acquista on line da un'impresa italiana, finlandese o francese
proprio come quando acquista nel proprio paese, e che le piccole e medie
imprese europee offrano prodotti e servizi ai consumatori in altri paesi senza
dover diventare esperte delle discipline nazionali dei contratti in vigore
negli altri 26 Stati membri", ha dichiarato la Vicepresidente Viviane
Reding, Commissaria per la Giustizia. "Invito i consumatori e le imprese
di tutti i 27 Stati membri a contribuire attivamente alla consultazione
pubblica della Commissione. Senza dubbio l'economia europea sta attraversando
un periodo di crisi, che però offre anche l'opportunità storica di incentivare
la crescita economica riducendo i costi delle transazioni transfrontaliere. È
quindi giunto il momento di fare un salto di qualità in vista di un diritto dei
contratti maggiormente europeo."
I contratti sono fondamentali per l'operatività delle imprese e per le
vendite ai consumatori, poiché servono a formalizzare l'accordo tra le parti e
possono riguardare una vasta gamma di contenuti, dalla vendita di merci alla
prestazione di un servizio come la prenotazione di un volo o l'accensione di un
mutuo. Nei contratti business to consumer (tra consumatori e imprese),
per esempio, un consumatore irlandese acquista su Internet un lettore di mp3 da
un venditore francese: in questo caso si applica la disciplina dei contratti
irlandese se il rivenditore ha configurato il proprio sito per i consumatori
irlandesi.
Il mercato unico europeo si regge su una moltitudine di contratti che
rispondono a discipline nazionali diverse. La coesistenza di norme diverse può
comportare costi di transazione aggiuntivi, essere fonte di incertezza
giuridica per le imprese e minare la fiducia dei consumatori. I consumatori e
le imprese si scontrano con ostacoli non indifferenti quando cercano di trarre
vantaggio dal mercato unico. I costi di transazione (per adattare le clausole
contrattuali e le politiche commerciali o far tradurre le norme) e l'incertezza
giuridica che implica l’avere a che fare con il diritto contrattuale di un
altro paese rendono assai difficile l'espansione sul mercato unico delle
piccole e medie imprese, ossia del 99% delle imprese dell'UE.
Per questo, nel libro verde adottato oggi la Commissione propone diversi
approcci per aumentare le coerenza del diritto dei contratti. Tra le opzioni
strategiche si annoverano:
- la pubblicazione su Internet di
norme contrattuali tipo (non vincolanti) che potrebbero essere impiegate
all'interno del mercato unico europeo.
- uno “strumentario” (vincolante
o non vincolante) di cui possono disporre i legislatori dell'UE
nell’adottare nuovi atti legislativi, che garantisce norme migliori e più
coerenti;
- una raccomandazione sul diritto dei
contratti che solleciti gli Stati membri a introdurre il diritto europeo
dei contratti nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali, in parte sulla
scorta del modello degli Stati Uniti, dove tutti e 50 gli Stati federati salvo
uno hanno adottato volontariamente il codice commerciale uniforme.
- un diritto europeo dei contratti
facoltativo (o "28° regime") che i consumatori e le imprese
potrebbero liberamente scegliere nell'ambito delle relazioni contrattuali.
Questa legge facoltativa rappresenterebbe un'alternativa alle discipline
nazionali esistenti e sarebbe disponibile in tutte le lingue; potrebbe
applicarsi ai soli contratti transfrontalieri o estendersi anche ai contratti
nazionali; dovrebbe garantire un livello elevato di protezione dei consumatori
e assicurare la certezza del diritto per tutto il ciclo di vita del
contratto.
- l'armonizzazione dei diritti
nazionali dei contratti mediante una direttiva UE.
- la pienaarmonizzazione dei
diritti nazionali dei contratti mediante un regolamento UE.
- la creazione di un vero e proprio
codice civile europeo in sostituzione di tutte le norme nazionali sui
contratti.
Contesto
La Commissione si sta adoperando nell'ambito della strategia Europa 2020, lanciata dal
presidente José Manuel Barroso il 3 marzo 2010 (
IP/10/225), per eliminare gli ostacoli al mercato unico e incentivare la
ripresa economica. A questo scopo si impegna per trovare soluzioni armonizzate
per i contratti dei consumatori, elaborare clausole contrattuali tipo e segnare
progressi verso un diritto europeo dei contratti facoltativo. La creazione di
uno strumento facoltativo di diritto dei contratti è inoltre una delle azioni
chiave dell'
agenda digitale europea presentata il 19 maggio 2010.
Il Parlamento europeo ha appoggiato l'idea di un diritto contrattuale
europeo in una
risoluzione del 25 novembre 2009. Anche Mario Monti, ex Commissario per il
Mercato interno e la concorrenza, ha individuato nel suo rapporto
sul mercato unico del 9 maggio i vantaggi che un "28° regime"
facoltativo può apportare ai consumatori e alle imprese.
Il 12 maggio la Commissione ha convocato un nuovo gruppo di esperti per
convertire il cosiddetto
"Progetto di quadro comune di riferimento " – un primo progetto di
diritto europeo dei contratti sviluppato negli ultimi anni nell'ambito del
programma di ricerca dell'UE – in una soluzione valida e di facile impiego
rispondente alle esigenze dei consumatori e adeguata alla realtà del mondo
imprenditoriale (
IP/10/595). Il gruppo, composto da esperti e professionisti legali
provenienti da tutta Europa si riunisce attualmente una volta al mese a
Bruxelles. La consultazione pubblica avviata oggi e aperta fino al 31 gennaio
2011 contribuirà a garantire che il gruppo si occupi dei problemi più
importanti dei consumatori e delle imprese nel settore del diritto dei
contratti.
In funzione degli esiti la Commissione avanzerà proposte entro il 2012.
|