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In una riunione convocata oggi su questo tema a Bruxelles, la Vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding incontra gli amministratori delegati e i membri dei consigli di amministrazione di imprese quotate in borsa di dieci Paesi europei. La riunione odierna segna la prima tappa verso un maggiore equilibrio tra i generi nei consigli di amministrazione e ai vertici delle maggiori imprese europee. Il tema è stato affrontato per la prima volta nel settembre 2010, quando la Commissione europea, facendo seguito a una proposta della Vicepresidente Reding, ha affermato nella Strategia per la parità tra donne e uomini (v. IP/10/1149) che intendeva "esaminare iniziative mirate al miglioramento della parità di genere nei processi decisionali." In base ai nuovi dati pubblicati oggi, la Commissione avrà uno scambio di opinioni con le imprese e le parti sociali per appurare quali misure abbiano preso o intendano prendere in un futuro prossimo per migliorare l'equilibrio tra i generi nei consigli di amministrazione. Nei prossimi 12 mesi la Commissione farà un monitoraggio serrato dei progressi compiuti e valuterà in seguito se siano necessarie altre misure.
"Voglio lanciare un segnale chiaro alle imprese europee: l'impresa è donna", ha affermato la Vicepresidente Reding, Commissaria europea alla Giustizia. "Per rilanciare l'economia europea dobbiamo sfruttare tutti i talenti che la nostra società racchiude. Per questo è tanto importante il dialogo tra la Commissione e le parti sociali. Sono convinta che un'autoregolamentazione credibile ed effettiva in tutta Europa possa davvero fare la differenza, ma mi riprometto di ritornare su questo tema tra un anno: se l'autoregolamentazione dovesse fallire, sono pronta ad avviare nuove azioni a livello dell'Unione."
Secondo il recente rapporto sull'equilibrio di genere ai vertici delle imprese, le donne rappresentano in media il 12% dei membri dei consigli di amministrazione delle maggiori imprese dell'UE quotate in borsa e solo il 3% ne è l'amministratrice delegata. Naturalmente queste cifre variano da un Paese all'altro: si va dal 26% di leadership al femminile in Svezia e in Finlandia ad appena il 2% a Malta.
Nonostante la lentezza con la quale si cerca di raggiungere un equilibrio ragionevole su scala europea (40% di rappresentanti dei due sessi), alcuni Paesi stanno facendo reali progressi. La Finlandia, la Svezia, i Paesi Bassi e la Danimarca hanno adottato codici di governance per le imprese e/o carte – l'adesione alle quali è facoltativa – che hanno permesso a un maggior numero di donne di entrare nei consigli di amministrazione. La Norvegia ha già introdotto una legislazione sulle quote "rosa" e lo stesso si accingono a fare la Francia e la Spagna, mentre se ne discute nei Paesi Bassi, in Italia e in Belgio.
Contesto
Promuovere un maggiore parità nel processo decisionale è uno degli obiettivi della Carta delle donne (v. IP/10/237) lanciata dal Presidente Barroso e dalla Vicepresidente Reding nel marzo 2010. Da allora la Commissione ha tenuto fede ai suoi impegni adottando, nel settembre 2010, la Strategia per la parità tra donne e uomini per il prossimo quinquennio (v. IP/10/1149 e MEMO/10/430) che prevede l'esame di iniziative mirate affinché più donne occupino posti ai vertici del processo decisionale.
Conseguire un maggior equilibrio di genere nei consigli di amministrazione e ai vertici delle aziende è vantaggioso non solo per l'economia, ma anche per le stesse imprese. Al giorno d'oggi in Europa si laureano più donne che uomini (59% contro 41%), ma sul piano della carriera le donne sono ampiamente sorpassate dai colleghi maschi. Questo serbatoio sottoutilizzato di manodopera qualificata rappresenta un potenziale economico non adeguatamente sfruttato. I vantaggi di una leadership femminile sono reali per le imprese: dagli studi compiuti emerge infatti un nesso molto stretto tra equilibrio di genere e prestazioni in termini di creatività, innovazione, rendicontazione finanziaria, audit e controllo interno. Le imprese amiche delle donne sono inoltre in grado di esercitare un'attrattiva maggiore sulla clientela e sui talenti femminili.
Il rapporto sulla parità di genere nel 2010 sottolinea che, nonostante la generale tendenza positiva, i progressi restano assai lenti. Il divario tra il tasso di occupazione femminile e maschile nell'Unione si è ridotto nel 2009-2010 passando dal 13,3% al 12,9%, con un tasso di occupazione femminile oggi pari al 62,5%. Ma, se la crisi economica ha prodotto un aumento del tasso di disoccupazione sia per gli uomini che per le donne, sono sempre queste ultime a lavorare più degli uomini a tempo parziale.
Fuori dal mercato del lavoro sono sempre le donne a farsi carico delle responsabilità familiari. Il numero di madri che hanno un posto di lavoro è dell'11,5% inferiore a quello delle donne senza figli, mentre nel caso dei padri la situazione è rovesciata, con un numero di padri con un posto di lavoro dell'8,5% più alto di quello dei maschi senza figli. Conciliare le esigenze del lavoro, della sfera familiare e della vita privata è una delle cause principali del divario di retribuzione tra i generi: nell'Unione europea le donne guadagnano in media il 17,5% in meno degli uomini e negli ultimi anni questo divario non si è affatto ridotto.
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