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La vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding, responsabile
per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, ha dichiarato:
“Le coppie internazionali possono incontrare ingiustificati problemi giuridici
che trasformano la tragedia del divorzio in un disastro finanziario ed emotivo,
rendendo la vita un vero inferno. Migliaia di coppie si trovano in difficoltà
per la mancanza di risposte chiare da parte dei sistemi giuridici nazionali. In
molti casi sono i figli e il coniuge più debole a soffrirne. Non voglio che i
cittadini dell’UE siano lasciati soli ad affrontare complicati divorzi
internazionali. Voglio che dispongano di norme chiare che permettano loro di
sapere sempre cosa fare. È per questo che oggi abbiamo deciso di agire.”
Attualmente la situazione per le coppie internazionali è complessa:
- 20 Paesi UE determinano la legge
nazionale applicabile usando una serie di criteri di collegamento, quali la
cittadinanza e la residenza abituale, che garantiscono l’applicazione al
divorzio della legge di un Paese con cui i coniugi hanno un collegamento;
- 7 Paesi UE (Danimarca, Lettonia,
Irlanda, Cipro, Finlandia, Svezia e Regno Unito) applicano la loro legge
nazionale.
Queste norme divergenti sulla legge applicabile complicano la situazione dal
punto di vista giuridico e aggravano i costi, rendendo difficili i divorzi
consensuali.
La Commissione propone oggi una formula comune per determinare la legge
nazionale applicabile alle coppie internazionali. In base al regolamento
proposto:
- Le coppie internazionali potranno
decidere la legge nazionale applicabile al loro divorzio, purché un coniuge
abbia un collegamento con il Paese di tale legge. Ad esempio, una coppia
lituano-svedese residente in Italia potrà chiedere al giudice italiano di
applicare la legge lituana o svedese.
- Le autorità giurisdizionali
disporranno di una formula comune per determinare la legge nazionale
applicabile in mancanza di accordo tra i coniugi.
Le coppie potranno scegliere la legge applicabile al divorzio anche se non
intendono separarsi. Questa possibilità aumenterà la certezza del diritto e
contribuirà a tutelare i coniugi e i figli contro procedimenti complicati,
lenti e dolorosi.
La proposta mira inoltre a tutelare il coniuge più debole, impedendo che sia
ingiustamente penalizzato nel procedimento di divorzio. Attualmente il coniuge
che può permettersi di sostenere le spese di viaggio e di giudizio può “correre
in tribunale” in un altro Paese in modo che il procedimento sia regolato da una
legge che tutela meglio i suoi interessi. Ad esempio, se un coniuge di una
coppia polacca si trasferisce in Finlandia, potrà chiedere il divorzio in tale
Paese dopo un anno senza il consenso dell’altro coniuge. Le nuove norme
impedirebbero questo tipo di “forum shopping” negli Stati membri partecipanti,
garantendo l’applicazione della legge del Paese in cui il coniuge più debole
vive con l’altro coniuge o aveva con questo l’ultima residenza.
Gli Stati membri UE devono adesso pronunciarsi sulla possibilità che i 10
Paesi interessati instaurino una cooperazione rafforzata. Anche il Parlamento
europeo deve approvarla. Al riguardo, la commissaria Reding ha
dichiarato:“Dieci governi hanno chiesto alla Commissione di proporre una
soluzione. Il ricorso alla cooperazione rafforzata dimostra che l’UE possiede
la flessibilità necessaria per aiutare i suoi cittadini anche quando le
questioni giuridiche sono difficili. Il mio obiettivo è garantire che i
cittadini possano beneficiare appieno del diritto di vivere e lavorare in
un’Unione europea senza frontiere interne.”
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