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Diritto a un processo equo: i ministri della Giustizia dell’UE approvano la legge sul diritto alla traduzione e all'interpretazione nei procedimenti penali
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08/10/2010

I ministri della Giustizia dell'Unione europea hanno approvato una legge a tutela del diritto alla traduzione e all'interpretazione nei procedimenti penali. La norma era già stata approvata dalla Commissione e dal Parlamento europeo. Per la prima volta in assoluto l’Unione introduce così delle norme minime comuni per i diritti della difesa nei procedimenti penali. La nuova legge garantisce infatti all'indagato il diritto all'interpretazione verso la propria lingua, dinanzi a tutti i giudici dell'Unione e in ogni fase del procedimento penale, anche nei contatti con il proprio legale. Questo primo passo verso un processo equo per tutti nell'intera UE era atteso da tempo. Si tratta comunque solo della prima di una serie di misure volte a stabilire norme europee comuni nei procedimenti penali. Gli Stati membri hanno ora tre anni per recepire la nuova legge nei rispettivi ordinamenti nazionali.

 

    Diritto a un processo equo: i ministri della Giustizia dell’UE approvano la legge sul diritto alla traduzione e all'interpretazione nei procedimenti penali

     

    "Il momento è storico: è stata approvata la primissima legge sul diritto dei cittadini a un processo equo. Per la Commissione europea è un importante primo passo verso la correzione di uno squilibrio tra i diritti dell’accusa e i diritti della difesa, per una giustizia migliore e più efficace in Europa", ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria UE per la Giustizia. " Spetta ora agli Stati membri recepire le nuove norme nel diritto interno e applicarle quanto prima, a beneficio dei cittadini.Inoltre dobbiamo accelerare i lavori per garantire un equilibrio effettivo tra i poteri dell’accusa e i diritti della difesa nei procedimenti penali. Chiedo quindi al Parlamento europeo e al Consiglio di lavorare sulla seconda misura – la dichiarazione dei diritti – proposta dalla Commissione lo scorso luglio".

    Era stata la Commissione - il 9 marzo scorso – a muovere il primo passo verso l’adozione di una serie di misure volte a stabilire norme europee comuni in materia penale, presentando una proposta legislativa che obbliga i paesi UE a fornire agli indagati servizi completi di interpretazione e di traduzione. Il 15 di giugno il Parlamento europeo aveva poi votato a stragrande maggioranza un progetto di legge scaturito da un accordo di compromesso raggiunto tra il Consiglio, la Commissione e lo stesso Parlamento.

    Le nuove norme conferiranno ai cittadini il diritto di essere sentiti, di partecipare alle udienze e di ricevere assistenza legale nella propria lingua in ogni fase del procedimento penale dinanzi a tutti i giudici dell'UE. La Commissione ha insistito sul diritto alla traduzione e all'interpretazione durante tutto il procedimento penale proprio per assicurare l'osservanza della convenzione europea dei diritti dell'uomo, della giurisprudenza della Corte di Strasburgo e della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.

    Grazie alla nuova normativa i cittadini riceveranno la traduzione scritta di tutti i documenti fondamentali – come ad esempio l'atto contenente i capi d'imputazione - e avranno diritto all'interpretazione durante tutte le udienze, gli interrogatori e i colloqui con il proprio avvocato. A questi diritti l'indagato può rinunciare solo se ha ricevuto assistenza legale o informazioni esaustive sulle conseguenze della rinuncia. È importante sottolineare che i costi della traduzione e dell'interpretazione saranno a carico dello Stato membro e non dell'indagato.

     

    Contesto

    Il trattato di Lisbona consente all'UE di adottare misure per rafforzare i diritti dei cittadini dell'Unione.

    Poiché le prime proposte della Commissione in questo settore, risalenti al 2004, erano un concentrato di diritti a garanzia di un equo processo e non hanno riscosso il sostegno unanime degli Stati membri, oggi la Commissione preferisce seguire un approccio graduale, come prevede la serie di misure sui diritti processuali nelle cause penali descritte dal programma di Stoccolma del dicembre 2009. Nei prossimi quattro anni la Commissione proporrà altre misure in materia. Una seconda misura  – relativa al diritto all'informazione - è stata già proposta nel mese di luglio. Il Consiglio e il Parlamento hanno già iniziato a lavorarvi sopra. Le prossime misure, previste dalla Commissione per il 2011, riguarderanno il diritto alla consulenza e assistenza legale e il diritto di comunicare con familiari, datori di lavoro e autorità consolari.

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    Ultimo aggiornamento: 31/10/2010  |Inizio pagina