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"Il momento è storico: è stata approvata la primissima legge sul
diritto dei cittadini a un processo equo. Per la Commissione europea è un
importante primo passo verso la correzione di uno squilibrio tra i diritti
dell’accusa e i diritti della difesa, per una giustizia migliore e più efficace
in Europa", ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria
UE per la Giustizia. " Spetta ora agli Stati membri recepire le nuove
norme nel diritto interno e applicarle quanto prima, a beneficio dei
cittadini.Inoltre dobbiamo accelerare i lavori per garantire un equilibrio
effettivo tra i poteri dell’accusa e i diritti della difesa nei procedimenti
penali. Chiedo quindi al Parlamento europeo e al Consiglio di lavorare sulla
seconda misura – la dichiarazione dei diritti – proposta dalla Commissione lo
scorso luglio".
Era stata la Commissione - il 9 marzo scorso – a muovere il primo passo
verso l’adozione di una serie di misure volte a stabilire norme europee comuni
in materia penale, presentando una proposta legislativa che obbliga i paesi UE
a fornire agli indagati servizi completi di interpretazione e di traduzione. Il
15 di giugno il Parlamento europeo aveva poi votato a stragrande maggioranza un
progetto di legge scaturito da un accordo di compromesso raggiunto tra il
Consiglio, la Commissione e lo stesso Parlamento.
Le nuove norme conferiranno ai cittadini il diritto di essere sentiti, di
partecipare alle udienze e di ricevere assistenza legale nella propria lingua
in ogni fase del procedimento penale dinanzi a tutti i giudici dell'UE. La
Commissione ha insistito sul diritto alla traduzione e all'interpretazione
durante tutto il procedimento penale proprio per assicurare l'osservanza della
convenzione europea dei diritti dell'uomo, della giurisprudenza della Corte di
Strasburgo e della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
Grazie alla nuova normativa i cittadini riceveranno la traduzione scritta di
tutti i documenti fondamentali – come ad esempio l'atto contenente i capi
d'imputazione - e avranno diritto all'interpretazione durante tutte le udienze,
gli interrogatori e i colloqui con il proprio avvocato. A questi diritti
l'indagato può rinunciare solo se ha ricevuto assistenza legale o informazioni
esaustive sulle conseguenze della rinuncia. È importante sottolineare che i
costi della traduzione e dell'interpretazione saranno a carico dello Stato
membro e non dell'indagato.
Contesto
Il trattato di Lisbona consente all'UE di adottare misure per rafforzare i
diritti dei cittadini dell'Unione.
Poiché le prime proposte della Commissione in questo settore, risalenti al
2004, erano un concentrato di diritti a garanzia di un equo processo e non
hanno riscosso il sostegno unanime degli Stati membri, oggi la Commissione
preferisce seguire un approccio graduale, come prevede la serie di misure sui
diritti processuali nelle cause penali descritte dal programma di Stoccolma del
dicembre 2009. Nei prossimi quattro anni la Commissione proporrà altre misure
in materia. Una seconda misura – relativa al diritto all'informazione - è
stata già proposta nel mese di luglio. Il Consiglio e il Parlamento hanno già
iniziato a lavorarvi sopra. Le prossime misure, previste dalla Commissione per
il 2011, riguarderanno il diritto alla consulenza e assistenza legale e il
diritto di comunicare con familiari, datori di lavoro e autorità consolari.
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