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Il diritto d'informazione nei procedimenti penali: la Commissione vuole più garanzie
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20/07/2010

 

"Ha il diritto di rimanere in silenzio. Qualsiasi cosa dica può e sarà usata contro di lei in tribunale. Ha diritto alla presenza di un avvocato durante l'interrogatorio. Se non può permettersi un avvocato, gliene verrà assegnato uno d'ufficio.". Quante volte ci è capitato di sentire nei vari telefilm o al cinema queste parole che vengono pronunciate al momento dell'arresto. Tutti li conoscono ma pochi sanno che si tratta della cosiddetta formula "Miranda" che viene recitata negli Stati Uniti alle persone cui viene applicata una misura cautelare. Passando dalla fiction televisiva alla realtà, dagli USA all'Europa, scopriamo che la situazione nei 27 Paesi membri non sempre prevede gli stessi diritti d'informazione nei procedimenti penali. Le difficoltà potrebbero aumentare se si tratta di un cittadino arrestato in uno Stato diverso dal proprio.

 

    Il diritto d'informazione nei procedimenti penali: la Commissione vuole più garanzie

     

    Ecco perché la Commissione europea ha proposto nuove regole per garantire che chiunque sia indagato o imputato per un reato nei paesi dell’UE venga informato dei diritti di cui gode in una lingua a lui comprensibile. Le persone arrestate o colpite da mandato d’arresto europeo dovranno essere informate per iscritto, con una comunicazione dei diritti, dei loro diritti fondamentali nei procedimenti penali. Anche se la formulazione esatta della comunicazione è a discrezione degli Stati membri, la proposta della Commissione contiene un modello in 22 lingue dell'Unione. L’obiettivo è garantire la coerenza a beneficio di chi attraversa le frontiere e ridurre le spese di traduzione. La proposta è fondamentale per aumentare la fiducia nello spazio europeo di giustizia, soprattutto perché sono sempre più numerosi i cittadini dell’UE che viaggiano: il 47% dei tedeschi, il 34% dei cittadini del Regno Unito e il 16% degli italiani vanno in vacanza in altri paesi dell’UE. Per diventare legge la proposta odierna dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dai ministri della Giustizia dell'Unione.

     

    “Abbiamo tutti presente il poliziotto delle fiction televisive che legge i suoi diritti all'indagato. L’effetto televisivo è buono, la finalità importante: dare a ciascuno la possibilità di conoscere e far valere i propri diritti, creare fiducia in una giustizia che seguirà il suo corso in tutta Europa”, ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria UE per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza. “Per esercitare pienamente i diritti della difesa bisogna conoscerli. Sapere quali sono i propri diritti e di che cosa si è accusati è fondamentale per un processo equo. Avere a che fare con la giustizia può far paura, e non si può pretendere da nessuno che esiga il rispetto dei suoi diritti processuali se nemmeno li conosce. Con la proposta della Commissione questi diritti saranno resi noti a tutti e ovunque nell’Unione.”

     

    Ogni anno sono più di 8 milioni i procedimenti penali nell’Unione. Ora come ora, le probabilità che i cittadini siano informati correttamente dei propri diritti al momento dell'arresto o quando sono formulate accuse a loro carico variano da uno Stato membro all’altro, sebbene tutti e 27 abbiano sottoscritto il diritto a un processo equo sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In alcuni Stati membri, gli indagati ricevono solo informazioni orali sui propri diritti processuali, mentre in altri le informazioni scritte sono tecniche, complesse e vengono fornite solo se richieste.

     

    La proposta della Commissione, se adottata dal Parlamento europeo e dai ministri della Giustizia degli Stati membri, contribuirà a evitare errori giudiziari e a ridurre il numero degli appelli. Spetterà allo Stato membro che istruisce il procedimento garantire che gli indagati siano informati dei propri diritti. Al momento dell’arresto, questi riceveranno informazioni per iscritto, in una comunicazione dei diritti redatta con linguaggio semplice e comune. Gli indagati riceveranno sistematicamente la comunicazione anche se non la chiedono e, se necessario, potranno ottenerne la traduzione.

     

    Non da ultimo, si tratterebbe anche di un passo concreto e importante nella direzione segnata dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore a partire dal 1° dicembre 2009. Il nuovo quadro giuridico prevede appunto un'azione a favore del rafforzamento dei diritti fondamentali dell'individuo, ivi compresi quelli relativi alle procedure penali. Inoltre, il diritto a un processo equo e i diritti della difesa sono sanciti dagli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE che è parte integrante dell'acquis.

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    Ultimo aggiornamento: 31/10/2010  |Inizio pagina