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Ecco perché la Commissione europea ha proposto nuove regole per garantire
che chiunque sia indagato o imputato per un reato nei paesi dell’UE venga
informato dei diritti di cui gode in una lingua a lui comprensibile. Le persone
arrestate o colpite da mandato d’arresto europeo dovranno essere informate per
iscritto, con una comunicazione dei diritti, dei loro diritti fondamentali nei
procedimenti penali. Anche se la formulazione esatta della comunicazione è a
discrezione degli Stati membri, la proposta della Commissione contiene un
modello in 22 lingue dell'Unione. L’obiettivo è garantire la coerenza a
beneficio di chi attraversa le frontiere e ridurre le spese di traduzione. La
proposta è fondamentale per aumentare la fiducia nello spazio europeo di
giustizia, soprattutto perché sono sempre più numerosi i cittadini dell’UE che
viaggiano: il 47% dei tedeschi, il 34% dei cittadini del Regno Unito e il 16%
degli italiani vanno in vacanza in altri paesi dell’UE. Per diventare legge la
proposta odierna dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dai ministri
della Giustizia dell'Unione.
“Abbiamo tutti presente il poliziotto delle fiction televisive che legge
i suoi diritti all'indagato. L’effetto televisivo è buono, la finalità
importante: dare a ciascuno la possibilità di conoscere e far valere i propri
diritti, creare fiducia in una giustizia che seguirà il suo corso in tutta
Europa”, ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria UE per
la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza. “Per esercitare
pienamente i diritti della difesa bisogna conoscerli. Sapere quali sono i
propri diritti e di che cosa si è accusati è fondamentale per un processo equo.
Avere a che fare con la giustizia può far paura, e non si può pretendere da
nessuno che esiga il rispetto dei suoi diritti processuali se nemmeno li
conosce. Con la proposta della Commissione questi diritti saranno resi noti a
tutti e ovunque nell’Unione.”
Ogni anno sono più di 8 milioni i procedimenti penali nell’Unione. Ora come
ora, le probabilità che i cittadini siano informati correttamente dei propri
diritti al momento dell'arresto o quando sono formulate accuse a loro carico
variano da uno Stato membro all’altro, sebbene tutti e 27 abbiano sottoscritto
il diritto a un processo equo sancito dalla Convenzione europea dei diritti
dell’uomo. In alcuni Stati membri, gli indagati ricevono solo informazioni
orali sui propri diritti processuali, mentre in altri le informazioni scritte
sono tecniche, complesse e vengono fornite solo se richieste.
La proposta della Commissione, se adottata dal Parlamento europeo e dai
ministri della Giustizia degli Stati membri, contribuirà a evitare errori
giudiziari e a ridurre il numero degli appelli. Spetterà allo Stato membro che
istruisce il procedimento garantire che gli indagati siano informati dei propri
diritti. Al momento dell’arresto, questi riceveranno informazioni per iscritto,
in una comunicazione dei diritti redatta con linguaggio semplice e
comune. Gli indagati riceveranno sistematicamente la comunicazione anche se non
la chiedono e, se necessario, potranno ottenerne la traduzione.
Non da ultimo, si tratterebbe anche di un passo concreto e importante nella
direzione segnata dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore a partire dal 1°
dicembre 2009. Il nuovo quadro giuridico prevede appunto un'azione a favore del
rafforzamento dei diritti fondamentali dell'individuo, ivi compresi quelli
relativi alle procedure penali. Inoltre, il diritto a un processo equo e i
diritti della difesa sono sanciti dagli articoli 47 e 48 della Carta dei
diritti fondamentali dell'UE che è parte integrante dell'acquis.
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