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Viaggio in Europa
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22/06/2009

Editoriale di Pier Virgilio Dastoli, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea

Molti secoli fa, gli europei potevano viaggiare attraverso il nostro continente senza incontrare guardie di frontiera, doganieri o fili spinati. Non erano molti i viaggiatori europei ma essi arricchivano l'Europa con il commercio o con la diffusione di differenti culture. Un esempio di tale libera circolazione fu dato proprio dai saperi e fra questi dalla letteratura e dalla filosofia con la creazione delle prime "università" [e la prima di tutte fu quella di Bologna], che sottolinea proprio il carattere  universale della diffusione della cultura.

    Viaggio in Europa

     

    Si pensi che l'ingegno di Erasmo da Rotterdam, autore fra l'altro del famoso "Elogio della pazzia" si forgiò proprio attraverso i viaggi in Europa e in particolare nelle università italiane. Ispirandosi al "viaggiatore" Erasmo la Commissione europea ha inventato molti secoli dopo il programma che porta il suo nome e che consente a centinaia di migliaia di studenti di viaggiare per motivi di studio per le università europee.

    Nel momento di maggiore espansione dei commerci e della cultura, gli europei hanno poi iniziato a viaggiare al di fuori del proprio continente verso l'Est arrivando fino in Cina e verso l'Ovest più tardi ripercorrendo a sud le strade tracciate dai Vichinghi con la scoperta delle Americhe. Così facendo poterono entrare in contatto con civiltà antiche che, nei secoli bui del continente europeo, avevano reso il mondo culturalmente ricco. Pensiamo in particolare alla Cina nell'estremo oriente e ai popoli arabi nel Medio Oriente prima che essi fossero travolti dall'oscurantismo delle crociate.

    Gli europei non sono stati solo viaggiatori del commercio e della cultura e anzi, se fosse stato possibile organizzare un referendum fra essi - demograficamente formati attraverso secoli di mescolanze etniche - avrebbero scelto anzitempo l'Europa Unita.

    Non era questa l'opinione di re, principi, signori, signorotti ed ecclesiastici che volevano invece espandere il loro potere non con le armi del consenso o, nella sua forma deteriore, del populismo ma con le armi della guerra imponendo ai loro sudditi tasse e balzelli per pagare le loro azioni di conquiste territoriali.

    Dopo la conclusione di uno dei più grandi fra questi conflitti [la cosiddetta "guerra dei trent'anni"] re, principi ed ecclesiastici decisero di suddividere l'Europa in stati nazionali fondando tale divisione sul principio artificiale della nazione. Era l'anno 1648 e tale divisione fu sancita con la pace di Vestfalia.

    La pace non durò tuttavia a lungo perché da allora in poi re, principi ed ecclesiastici non hanno cessato di farsi la guerra o per difendere i confini degli stati nazionali o per conquistare nuovi territori secondo il principio della sovranità nazionale al di sopra della quale essi non erano disposti a riconoscere alcuna forma di autorità.

    La forma più aberrante di divisione dell'Europa fu raggiunta tuttavia due volte nello scorso secolo quando i sovrani degli stati cosidetti sovrani [che nel Reich tedesco e nell'Italia dell'impero di cartapesta erano sanguinari dittatori come Hitler e Mussolini, il secondo con la vile complicità dei Savoia] hanno costretto i loro sudditi a massacrarsi due volte e a coinvolgere in questi massacri molti altri paesi del mondo.

    Non soddisfatti da queste opere di conquista, questi stessi sovrani hanno cercato di estendere i loro poteri al di fuori del continente europeo con quasi un secolo di invasioni coloniali.

    Così l'Europa dell'Alto Medio Evo e del Rinascimento - simbolo dell'espansione dei commerci e delle culture - è stata simbolo e responsabile della più terribile delle invenzioni umane: il nazionalismo.

    Dopo il secondo conflitto mondiale e l'olocausto è stato evidente che bisognava trovare altre forme di relazioni fra gli Stati nazionali nati nel 1648 e che anzi le divisioni fra questi Stati dovessero essere superate per conquistare la "pace universale" per l'Europa e per il mondo come era stato sognato da Emanuele Kant alla fine del diciottesimo secolo.

    Non a caso l'idea del superamento delle nazioni è stata immaginata da uomini e donne che avevano combattuto il fascismo e il nazismo come Altiero Spinelli in Italia, Albert Camus in Francia e i giovani della Rosa Bianca in Germania.

    Non a caso i primi passi verso il superamento delle divisioni dell'Europa in Stati nazionali sono stati effettuati da uomini di frontiera come Schuman che era cittadino francese ma nato a Lussemburgo, De Gasperi che era cittadino italiano ma era stato deputato nel parlamento austriaco e Adenauer che era cittadino tedesco di una città - Colonia - vicina al confine con la Francia. Essi avevano poi una lingua franca che era il dolce tedesco di Goethe e non la dura lingua delle armate naziste.

    Da più di sessant'anni l'Europa vive in pace anche se essa non ha potuto contribuire efficacemente alla pace universale né ai propri confini come nei Balcani o in Medio Oriente né in altre aree del Mondo come nell'Africa sub-sahariana nonostante il sentimento di colpevolezza provocato dal brutale colonialismo.

    Uno dei principi fondamentali su cui si basa l'unità dell'Europa è quello  della libera circolazione: delle persone, dei beni, dei capitali e dei servizi. E la libera circolazione è facilitata e promossa da un patrimonio di norme comuni [l'acquis communautaire], da una moneta unica ma sopratutto dalla condivisione di valori essenziali che guardano saggiamente più al futuro che al passato evitando i rischi di una difficile ricerca di radici comuni.

    L'unità non vuol dire omogeneità perché fra i valori condivisi l'Europa ha collocato il rispetto delle diversità.

    E fra le diversità da rispettare la priorità deve essere data alle differenze di culture e al principale strumento di diffusione delle culture che è dato dai tanti idiomi che si parlano in Europa: non solo le lingue ufficiali che nell'Unione europea sono ventitré con tre alfabeti ma anche le lingue cosiddette minoritarie e gli idiomi dei milioni di cittadini di paesi terzi che vivono, lavorano, studiano ed amano in Europa.

    In questo quadro un merito importante va alla traduzione [ed ai traduttori] e più particolarmente alle traduzioni letterarie, giuridiche e scientifiche che consentono di mediare fra l'una e l'altra cultura.

    Buon viaggio in Europa.

     

    Pier Virgilio Dastoli

    Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea

     

    Ultimo aggiornamento: 04/01/2011  |Inizio pagina