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Tutti ricordano i suoi numerosi scritti che ricostruiscono, in modo rigoroso e fedele, successi e passi falsi dell’Europa contemporanea. Varie generazioni di europei ed europeisti si sono formati grazie proprio a questi libri, in particolare a "L'Europa difficile", che tutti noi continuiamo a consultare e consideriamo indispensabile per comprendere le profonde trasformazioni che il Vecchio continente ha subito a partire dalla seconda metà del XX secolo. Il messaggio di Bino Olivi, come il suo esempio di forte dedizione al grande progetto dell'unificazione europea, sono e rimarranno vivi. Come scrisse già nel 1993 nell'introduzione alla riedizione del suo celebre saggio, con parole che suonano tutt'oggi attuali: "La singolarità dell'impresa comunitaria (ed è anche una delle ragioni che rendono difficile il successo e l'approfondimento) è appunto quella che attiene all'integrazione di Paesi di storia e culture differenti. La storia della Comunità ci insegna che l'organizzazione dello spazio europeo è tuttavia possibile e che è ormai ineluttabile: è per questo che i Paesi di nuova democrazia premono alle porte della Comunità, nonostante i nazionalismi risorti e proprio per evitare l'accentuazione delle discordie."
E ancora: "In verità, la crisi dello Stato-Nazione nell'Europa comunitaria continua ad approfondirsi, nonostante le episodiche apparenze del contrario, e soprattutto, nonostante la stanchezza provocata dalla situazione di stallo dell'integrazione e l'anemia economica e sociale."
Beniamino (Bino) Olivi compie i suoi studi giuridici all'Università di Padova (1946) e all'Università Cà Foscari di Venezia dove si dedica allo studio dell'economia politica (1947-1948). Diventa assistente di diritto internazionale all'Università di Pavia con il Professor Rodolfo De Nova che gli fa scoprire il diritto pubblico comparato (1948-1950). Esercita successivamente le funzioni di giudice presso il tribunale di Milano (1950-1958). Grazie alla sua formazione giuridica e alla sua conoscenza del francese e del tedesco, entra a fare parte della delegazione italiana ai negoziati per i trattati del Mercato comune e dell'Euratom a Val Duchesse. Nel 1958, diventa amministratore principale alla direzione generale della Concorrenza della CEE, presso la direzione che si interessa del riavvicinamento delle legislazioni (DGIV) dove mette a frutto gli studi di diritto comparato. A partire dal gennaio 1960, diventa vice-capo di gabinetto del vice-presidente della Commissione, Giuseppe Caron, incaricato del Mercato interno e dell'informazione, tema, quest'ultimo, che viene seguito in modo particolare da Bino Olivi. Nella primavera del 1961, diventa portavoce della Commissione (1961-1979) e direttore del servizio stampa. Nel 1967 è direttore generale. Nel 1979 viene nominato consigliere fuori grado, presidente del gruppo incaricato di redigere il rapporto sul progetto di Fondazione europea. Rappresenta la Commissione nei negoziati per la convenzione su tale Fondazione (1980-1982) poi nel comitato preparatorio della Fondazione che si installa a Parigi (1982-1987). Dopo la sua partenza dalla Commissione, Bino Olivi diventa consulente internazionale per Télédiffusion de France (TDF) e Radiotelevisione Italiana (RAI) mentre si dedica attivamente a impegni accademici in Francia e in Italia.
Il Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea
Lucio Battistotti
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