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" Europa senza frontiere " è un motto significativo ed è un obiettivo complicato da realizzare in sei mesi se esso riguarda, come annuncia la presidenza ceca, non solo l'eliminazione delle frontiere interne economiche, culturali e valoriali per i singoli, le imprese ed i soggetti economici ma anche lo sviluppo di un'Europa aperta al mondo, nemica del protezionismo e contemporaneamente preparata a difendersi contro le attività illegali. A questi obiettivi ambiziosi la presidenza ceca aggiunge anche l'urgenza di dare all'Unione obiettivi strategici a lungo termine accantonando misure di stabilizzazione a breve termine.
Dal 1984 ad oggi molte frontiere sono cadute e non solo quelle create nella seconda metà degli anni quaranta dalla Cortina di Ferro fra Est ed Ovest ma sono stati costruiti – pezzo per pezzo – parti rilevanti del "grande mercato" con l'eliminazione di barriere fisiche, tecniche e fiscali. Il "grande mercato", tuttavia, non esiste ancora ed i costi della non-Europa sono rilevanti come e più di quanto lo erano quelli che esistevano negli anni ottanta a causa di spreco di risorse ed inefficienze economiche ed amministrative che pesavano soprattutto sui singoli consumatori. Michel Albert aveva calcolato che il sovrapprezzo medio dei contratti pubblici e le "decime" pagate alle amministrazioni nazionali sotto forma di costi per le barriere fisiche e fiscali era pari ad una settimana lavorativa all'anno per un lavoratore a stipendio medio dell'allora Comunità di dieci paesi membri.
Secondo il Parlamento europeo della prima legislatura i governi nazionali, ignorando i due shocks petroliferi degli anni settanta, avevano trascurato gli investimenti energetici già due o tre volte meno elevati nella Comunità che negli Stati Uniti ed in Giappone così come non avevano contribuito ad aumentare gli investimenti nella ricerca, nell'informatica e nell'elettronica ma anche in un settore tradizionale come l'automobile.
Nulla di nuovo sotto il sole dell'Europa venticinque anni dopo l'allarme di Michel Albert ed il piano strategico di Jacques Delors e della sua Commissione. Agli ostacoli vecchi e nuovi che hanno finora impedito la piena realizzazione di uno spazio europeo senza frontiere e che sono stati denunciati dalla Commissione europea nel suo ultimo rapporto sul mercato interno (vedi anche DVD sul sito della Rappresentanza), si aggiungono barriere di tipo culturale e valoriale alle quali fa riferimento la presidenza ceca e che difficilmente potranno essere fatte sparire con un colpo di bacchetta magica dal Castello di Praga.
Cresce in Europa l'intolleranza e crescono i fenomeni di odio etnico e razziale con l'aumento parallelo dell'euro-scetticismo che potrebbe uscire rafforzato dalle prossime elezioni europee se non ci sarà una mobilitazione della società civile in tutti i paesi membri.
Ai partiti ed ai governi spetta il compito di spiegare alle elettrici ed agli elettori quale è stato e quale sarà il valore aggiunto delle decisioni europee rispetto a problemi e sfide di fronte ai quali la dimensione nazionale appare perlomeno inadeguata, senza indulgere – come fanno talvolta alcuni governanti – alla deriva pilatesca di giustificare questa o quella scelta di politica interna dicendo "ce lo ha imposto Bruxelles".
Noi auguriamo un buon successo alla presidenza ceca sapendo che l'idea d'Europa che è diffusa fra i cittadini di Praga e le campagne della Boemia non è quella chiusa nelle stanze del Castello di Praga dove, simbolicamente, non è stata nemmeno issata la bandiera giallo-blu con le dodici stelle. Auguriamo un buon successo sapendo che esso risponde all'interesse non solo della giovane democrazia ceca ma anche all'interesse dell'Europa nel suo insieme.
Pier Virgilio Dastoli
Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea

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