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"La chiara maggioranza di cittadini che si esprimono a favore di una
più intensa governance economica europea indica che essi vedono nell'UE un
elemento decisivo per la soluzione della crisi”, ha affermato Viviane
Reding, vicepresidente della Commissione europea, responsabile inoltre per la
politica della Comunicazione. “La nostra indagine di primavera – effettuata
nel pieno della crisi – rispecchia i tempi difficili e le sfide che i cittadini
europei si sono trovati ad affrontare negli ultimi mesi. Da allora l'UE ha
adottato misure importanti ed ardite per ripristinare la fiducia, grazie alle
quali si è prodotto un rimbalzo dell'euro e assistiamo ora alla ripresa delle
principali economie europee. È chiaramente troppo presto per cantare vittoria.
Abbiamo ora però la possibilità di configurare la governance economica europea,
come preconizzato dai cittadini dell'UE, per far sì che l'Europa contribuisca a
risolvere le loro preoccupazioni."
L'indagine Eurobarometro della primavera 2010 è stata condotta tramite
interviste dirette tra il 5 e il 28 maggio 2010, vale a dire nel pieno della
crisi del debito pubblico che ha colpito l'Europa. Nei 27 Stati membri dell'UE
sono state intervistate complessivamente 26.641 persone.
I risultati dell'Eurobarometro di primavera 2010 indicano che i cittadini si
attendono sempre di più dall'UE: un numero crescente di cittadini europei
ritiene che né gli Stati Uniti né il G20, bensì l'UE sia nella posizione
migliore per intervenire efficacemente contro la crisi (26%, +4 rispetto
all'autunno 2009).
Si registra inoltre una crescente domanda di maggiore coordinamento delle
politiche economiche e finanziarie a livello dell'UE: il 75% dei cittadini
vuole una maggiore governance economica europea (+2 rispetto all'autunno 2009 e
+4 rispetto al febbraio 2009). Il sostegno alla governance economica è più
forte nella Slovacchia (89%), in Belgio (87%) e a Cipro (87%). In diversi paesi
si è registrato un importante spostamento delle opinioni a favore di una
governance economica rafforzata, in particolare in Finlandia e Irlanda (+13
rispetto all'autunno 2009), in Belgio e Germania (+7), in Austria, Lussemburgo
e Slovacchia (+6) e nei Paesi Bassi (+5).
Tra le principali cause di preoccupazione per gli europei vi erano l'attuale
situazione economica (40%, valore invariato rispetto all'autunno 2009), la
disoccupazione (48%; -3 punti percentuali) e l'aumento dei prezzi (20%; +1). La
crisi ha influenzato anche la percezione che i cittadini hanno dell'UE: il 40%
dei cittadini europei associa l'UE con l'euro (+3), il 45% con la libertà di
viaggiare, studiare e lavorare ovunque nell'UE (-1) e il 24% con la pace
(-4).
La maggior parte dei cittadini europei è consapevole delle importanti sfide
che tutti i paesi dell'UE si trovano ora ad affrontare: il 74% concorda sul
fatto che il proprio paese ha bisogno di riforme per affrontare il futuro (+1
rispetto all'autunno 2009) e il 71% è pronto ad accettare le riforme per il
bene delle generazioni future (valore invariato). I cittadini europei non sono
sicuri su quale sia il modo migliore per stimolare la ripresa economica: il 74%
ritiene che le misure volte a ridurre i deficit pubblici nazionali e il debito
non possono attendere (85% in Svezia, 84% in Ungheria, 83% in Germania, 82% in
Belgio e Cipro, e 80% nella Repubblica ceca, in Grecia e Slovenia).
Contemporaneamente, nell'UE-27, il 46% sostiene anche l'uso dei deficit
pubblici per stimolare l'attività economica (rispetto al 36% che è contrario e
al 18% che non sa rispondere). Nei 16 paesi della zona dell'euro il risultato è
diverso: il 42% è contrario all'uso dei deficit pubblici, mentre il 41% è a
favore.
La maggioranza dei cittadini europei conferma che l'UE ha fissato le giuste
priorità nella sua strategia per la ripresa economica "Europa 2020" (IP/10/225):
il 92% condivide il punto di vista che i mercati del lavoro devono essere
modernizzati per far crescere i livelli di occupazione oltre ad affermare che
gli interventi a favore dei poveri e dei gruppi emarginati dovrebbero rivestire
carattere prioritario. Il 90% è a favore di un'economia meno basata sullo
sfruttamento delle risorse naturali e che riduca le emissioni dei gas ad
effetto serra.
Interrogati sui vantaggi dell'appartenenza all'UE, il 49% dei cittadini
europei ha affermato a maggio che l'appartenenza del loro paese all'UE era una
“cosa positiva” (-4 rispetto all'autunno 2009). Il consenso pubblico quanto
all'appartenenza all'UE è risultato comunque superiore rispetto al 2001
allorché, in seguito alla congiuntura sfavorevole determinata dalla bolla
speculativa di Internet, il sostegno pubblico all'appartenenza all'UE si
situava al 48%.
Dall'indagine è emerso anche che nel maggio 2010 la fiducia nelle
istituzioni dell'UE rimaneva elevata rispetto a quella nei governi nazionali o
nei parlamenti nazionali (42% contro il 29% e il 31% rispettivamente), anche se
la fiducia nell'UE ha registrato una contrazione nel pieno della crisi
(scendendo al 42% dal 48% registrato nell'autunno 2009). Tale fenomeno era
maggiormente pronunciato in Estonia (68%), Slovacchia (65%), Bulgaria e
Danimarca (61%), mentre era più contenuto nel Regno Unito (20%).
In considerazione dei negoziati di adesione che il Consiglio europeo ha
avviato il 27 luglio 2010 con l'Islanda (
IP/10/1011), l'Eurobarometro di primavera includeva anche per la prima
volta interviste dirette fatte a 526 cittadini islandesi. Gli islandesi sono
stati interrogati sul loro atteggiamento generale nei confronti dell'UE. A
maggio il 35% aveva fiducia nell'UE e il 29% riteneva che l'Islanda avrebbe
tratto vantaggio dall'appartenenza all'UE.
La situazione italiana
Con l'84%, ovvero con 4 punti percentuali in più rispetto al sondaggio
precedente (autunno 2009), gli italiani intervistati hanno espresso nella
stragrande maggioranza un giudizio negativo sulla situazione economica. La
disoccupazione continua ad essere la principale preoccupazione (49%), seguita
dalla situazione economica generale (41%) e l'inflazione (26%). La sicurezza si
colloca al quarto posto in questa classifica con il 16%, mentre l'immigrazione
segue di poco con il 12%. Vista l'importanza della fase economica e finanziaria
e la necessità di cercare un'uscita dalla crisi, gli italiani si confermano
convinti sostenitori dell'approccio comune europeo. Nel 73% dei casi ritengono
che un maggiore coordinamento delle politiche economiche e finanziarie tra gli
Stati membri dell'UE renderà più efficace l'economia europea nel suo complesso.
Lo stesso parere è espresso per quanto riguarda il bisogno di assicurare una
sorveglianza e supervisione europea sulle attività dei gruppi finanziari
transnazionali più importanti (69% si dichiara favorevole). Una netta
maggioranza condivide anche la convinzione che per uscire dalla crisi l'UE deve
innanzitutto puntare sull'innovazione e la ricerca, ridurre la sua dipendenza
energetica, promuovere lo spirito imprenditoriale e la competitività, favorire
politiche attive per migliorare e aumentare l'occupazione.
Contesto
Il 12 maggio e il 30 giugno la Commissione europea ha formulato proposte per
rafforzare la governance economica e migliorare la sorveglianza strutturale e
finanziaria nell'UE (IP/10/561,
IP/10/850).
Dalle
cifre Eurostat più recenti (secondo trimestre del 2010) emerge che
nell'UE-27 la crescita del PIL è aumentata dell'1,0% rispetto al primo
trimestre del 2010.
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