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Connie Hedegaard, commissaria europea incaricata dell’Azione per il clima,
si è così espressa: “Innalzare dal 20% al 30% il nostro obiettivo di
riduzione per il 2020 è una decisione politica che i responsabili dell’UE
dovranno prendere al momento e nelle condizioni opportune. È ovvio che
nell’immediato la priorità politica è la gestione della crisi dell’euro.
Tuttavia, in vista della ripresa, la Commissione ha già fornito il proprio
contributo per un dibattito basato su dati concreti. Anche se i tempi non sono
ancora maturi per una decisione, mi auguro che l’analisi della Commissione
contribuirà ad ispirare il dibattito negli Stati membri.”
Costo per il raggiungimento degli obiettivi
Dal 2008 i costi assoluti per il raggiungimento dell’obiettivo del 20% sono
scesi da 70 a 48 miliardi di euro (pari allo 0,32% del PIL) l’anno da qui al
2020. Ciò è dovuto a diversi fattori: il rallentamento della crescita economica
ha ridotto le emissioni e l’aumento dei prezzi dell’energia ha stimolato
l’efficienza energetica e ridotto la domanda di energia; inoltre il prezzo del
carbonio è sceso al di sotto del livello previsto nel 2008 a causa del riporto
delle quote ETS non utilizzate nel periodo di recessione. Tuttavia, la
riduzione dei costi assoluti avviene nel contesto di una crisi economica che ha
notevolmente ridotto la capacità degli imprenditori di reperire gli
investimenti necessari per introdurre le necessarie innovazioni a breve
termine.
Nel 2007 l’UE si è impegnata a portare al 30% la riduzione delle emissioni
se le altre grandi economie accetteranno di dare un equo contributo nell’ambito
di un accordo globale sui cambiamenti climatici (Conclusioni del Consiglio
europeo dell’8-9 marzo 2007). I costi connessi alla realizzazione
dell’obiettivo del 30% sono attualmente stimati a 81 miliardi di euro l’anno da
qui al 2020, il che corrisponde ad un aumento di 11 miliardi di euro rispetto
al costo stimato due anni fa per l’obiettivo del 20%. L’obiettivo del 30%
costerebbe 33 miliardi di euro (0,2% del PIL) in più rispetto alla stima
attuale del costo per il conseguimento dell’obiettivo del 20%.
Crescita a basse emissioni di carbonio
I Paesi di tutto il mondo riconoscono le potenzialità offerte dalla crescita
verde, a basse emissioni di carbonio, per creare nuovi posti di lavoro
sostenibili e rafforzare la sicurezza energetica. In un contesto caratterizzato
da una concorrenza mondiale sempre più accesa non si può tuttavia dare per
scontato che l’Europa continui a svolgere un ruolo trainante. Ora che i prezzi
del carbonio sono scesi al di sotto del livello previsto, l’obiettivo del 20%,
un tempo considerato cruciale per stimolare la modernizzazione dell’economia
UE, ha perso una parte del suo potenziale come incentivo al cambiamento e
all’innovazione. Inoltre l’Europa, in quanto parte del gruppo dei Paesi
sviluppati, deve prepararsi per essere in grado di conseguire il suo obiettivo
a lungo termine consistente nell’abbattere le emissioni dell’80-95% entro il
2050 ad un costo ottimale.
Opzioni per passare a una riduzione del 30%
La comunicazione prospetta una serie di opzioni per il conseguimento
dell’obiettivo del 30% nell’ambito del sistema ETS dell’Unione europea (noto
anche come “UE-ETS”) e negli altri settori. Tra queste, la riduzione del numero
di quote messe all’asta nell’ambito dell’UE-ETS, l’adozione di norme per
promuovere una maggiore efficienza energetica, l’uso oculato degli strumenti
fiscali, l’adozione di provvedimenti diretti a orientare i finanziamenti della
politica di coesione dell’UE verso investimenti verdi e a migliorare
l’integrità ambientale dei crediti internazionali di carbonio riconosciuti
nell’ambito dell’UE-ETS.
Una misura interessante, prima ancora dell’eventuale passaggio all’obiettivo
del 30%, consisterebbe nell’utilizzare parte delle quote di emissione gratuite,
non assegnate alle imprese nell’ambito del sistema UE-ETS, per accelerare
l’innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio, analogamente a
quanto avviene nell’ambito del programma dimostrativo sulle tecnologie
innovative in materia di energie rinnovabili e cattura e stoccaggio del
carbonio, finanziato con 300 milioni di quote.
“Fuga di carbonio”
La Commissione ha esaminato la situazione delle industrie ad alta intensità
energetica per quanto riguarda il rischio della cosiddetta “fuga di carbonio”
(carbon leakage), vale a dire la rilocalizzazione della produzione dall’UE
verso Paesi in cui esistono vincoli meno rigorosi in materia di emissioni di
carbonio.
La conclusione è che le attuali misure dirette ad evitare la fuga di
carbonio da tali industrie – quote gratuite e accesso ai crediti internazionali
– continuano ad essere giustificate. L’analisi della Commissione rivela inoltre
che l’innalzamento dell’obiettivo al 30%, mentre gli altri Paesi attuano i loro
impegni di riduzione nell’ambito dell’accordo di Copenhagen, avrebbe un impatto
limitato in termini di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, a
condizione di mantenere le misure esistenti.
La Commissione continuerà a monitorare attentamente il rischio di fughe di
carbonio, soprattutto in relazione a Paesi terzi che non hanno ancora adottato
misure volte a limitare le emissioni. Tra le misure che meritano di essere
ulteriormente esaminate figura l’inclusione delle importazioni nel sistema
UE-ETS.
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