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Pacchetto mensile "infrazioni": i casi riguardanti l'Italia
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21/06/2012


Il pacchetto mensile di decisioni relative alle infrazioni comprende i procedimenti legali portati avanti dalla Commissione europea nei confronti degli Stati membri che non hanno rispettato gli obblighi derivanti dal diritto dell'Unione. Queste decisioni, che coprono molti settori, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell’UE a beneficio dei cittadini e delle imprese. La Commissione oggi ha adottato 237 decisioni, di cui 62 pareri motivati ​​e 11 ricorsi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Per l'Italia, 4 nuovi pareri motivati in materia di trasporti, salute e sicurezza, lavoro, una citazione in giudizio di fronte alla Corte di giustizia per insufficiente trattamento delle acque reflue urbane e un procedimento ambientale chiuso in seguito alla recente adozione dei piani di gestione dei rifiuti della regione Lazio.

    Pacchetto mensile "infrazioni": i casi riguardanti l'Italia

    La Commissione chiede all'Italia di conformarsi alle norme dell'UE sugli appalti pubblici per i servizi di traghetto regionali

    A norma del regolamento che ha liberalizzato il cabotaggio marittimo, gli Stati membri possono concludere contratti di servizio pubblico per fornire alle loro isole i servizi di navigazione adeguati, ma in questo caso devono rispettare il principio di non discriminazione tra gli armatori europei. Tale principio è rispettato se gli appalti sono aggiudicati in seguito a procedura di gara.

    L'Italia ha omesso di indire gare per l'aggiudicazione di tre appalti pubblici di servizi gestiti da tre compagnie di navigazione regionali in Campania, Lazio e Sardegna, tutte e tre appartenenti all'ex gruppo "Tirrenia"; i contratti sono scaduti alla fine del 2008 e sono stati prorogati automaticamente senza procedure di gara per l'assegnazione dei nuovi contratti.

    La Commissione ha quindi invitato l'Italia, attraverso un parere motivato, a conformarsi alle norme dell'UE in materia di appalti pubblici di servizi, una volata scaduti i termini dei contratti in corso, e a rispettare il principio di non discriminazione tra gli armatori europei.

    Il comunicato della Commissione

    Licenziamenti collettivi: la Commissione chiede all'Italia di porre fine all'esclusione dei dirigenti dagli obblighi di informazione e consultazione

    La direttiva 98/59/CE impone al datore di lavoro che prevede di effettuare licenziamenti collettivi di procedere a consultazioni con i rappresentanti dei lavoratori al fine di giungere ad un accordo.

    L’Italia ha attuato la direttiva europea sui licenziamenti collettivi tramite la legge n. 223/1991: nell'interpretazione di tale direttiva le autorità italiane competenti hanno escluso i dirigenti dal calcolo del numero di licenziamenti che il datore di lavoro intende effettuare e dalle garanzie procedurali relative all'informazione e alla consultazione dei lavoratori sul luogo di lavoro. Questo costituisce non solo un'ingiustificata discriminazione nei loro confronti, ma, in taluni casi, può comportare anche un abbassamento, ugualmente ingiustificato, del grado di protezione di altre categorie di lavoratori.

    La Commissione, dopo essere venuta a conoscenza dell'infrazione grazie ad una petizione presentata al Parlamento europeo, ha chiesto all'Italia, attraverso un parere motivato, di porre fine all'esclusione dei dirigenti dalle garanzie procedurali relative all'informazione e alla consultazione dei lavoratori sul luogo di lavoro previste dalla legislazione dell'Unione. L'Italia ha quindi a disposizione due mesi per informare la Commissione circa le misure attuate per adeguare la propria legislazione al diritto dell'Unione.

    Il comunicato della Commissione

    Ambiente: adottati piani di gestione dei rifiuti – La Commissione chiude il procedimento sul Lazio

    In seguito all’adozione del piano di gestione dei rifiuti per la Regione Lazio, la Commissione europea ha deciso di chiudere un procedimento avviato nei confronti dell’Italia. Nel 2007 la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che l’Italia era venuta meno all’obbligo di adottare tale piano, necessario per tutelare la salute umana e l’ambiente. Su raccomandazione del commissario per l’Ambiente Janez Potočnik, la Commissione ha deciso di chiudere il caso. L’adozione del piano è un primo passo molto importante, ma la Commissione resta preoccupata per la sua attuazione e invita le autorità italiane a proseguire nei loro sforzi intesi a garantire un’adeguata gestione dei rifiuti nella regione.

    Il comunicato della Commissione

    Ambiente: Italia in giudizio per insufficiente trattamento delle acque reflue urbane

    Secondo quanto previsto dalla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, gli Stati membri sono tenuti ad assicurarsi che le città e i centri urbani raccolgano e trattino in modo adeguato le proprie acque reflue urbane. Le acque reflue non trattate possono infatti essere contaminate da batteri e virus nocivi e rappresentano pertanto un rischio per la salute pubblica.

    L’Italia è in ritardo nell'applicazione della legislazione. Nel 2011 la Commissione ha inviato un parere motivato poiché oltre 143 città in tutto il paese non erano ancora collegate a un idoneo sistema fognario e/o non disponevano di impianti di trattamento secondario o questi ultimi avevano capacità insufficiente. Nonostante i buoni progressi compiuti, la gravità delle persistenti lacune ha indotto la Commissione, su raccomandazione del commissario per l'ambiente Janez Potočnik, ad adire la Corte di giustizia dell'UE.

    Il comunicato della Commissione

    Cos'è una procedura d'infrazione

    Ciascuno Stato membro è responsabile dell'applicazione del diritto dell'Unione nel suo ordinamento interno. I Trattati assegnano alla Commissione europea il compito di assicurare la corretta applicazione del diritto dell'Unione. Di conseguenza, se uno Stato membro manca ai suoi obblighi, la Commissione europea ha il potere, previsto all'articolo 258 del TFUE, di ingiungere allo Stato membro di porre fine all'infrazione e, se questo non accade, di adire la Corte di giustizia (ricorso per inadempimento).

    Prima di presentare un ricorso per inadempimento, la Commissione europea avvia un "procedimento d'infrazione", ossia un procedimento precontenzioso con il quale si tenta di indurre lo Stato membro a mettersi volontariamente in regola con il diritto dell'Unione. La prima tappa di questa fase è costituita dalla messa in mora: la Commissione invita lo Stato membro a comunicarle, entro un termine prefissato, le sue osservazioni sul problema di applicazione del diritto dell'Unione riscontrato. La seconda tappa è costituita dal parere motivato, nel quale la Commissione esprime il suo punto di vista sull'infrazione e crea i presupposti per un eventuale ricorso per inadempimento, chiedendo allo Stato membro di porre fine all'infrazione entro un dato termine. Qualora tale termine non sia rispettato, la presentazione di un ricorso alla Corte di giustizia apre la fase contenziosa.

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    Ultimo aggiornamento: 21/06/2012  |Inizio pagina